È venerdì, giubilo immenso. Finalmente due giorni per riposare, e fare tutto ciò che si vuole, compreso oziare. E così, uscita dall’ufficio, passo nella biblioteca accanto a casa a prendere un libro, poi un’ora di rassodamento in vista dell’estate, poi dal signore qua sotto che ha un negozietto di generi alimentari.
E mi viene da sorridere, ripensando a questo negoziante di altri tempi, in piedi ancora oggi malgrado i tanti supermercati. Ha un po’ di tutto, diciamo tutto l’essenziale per i momenti di emergenza. E la mia emergenza, questo pomeriggio si chiamava pane. Ha prezzi carissimi, e quando entri ti guarda sornione, sempre però afflitto dal fatto che tu abbia comprato così poco, che tu prenda una pagnotta oppure formaggi, frutta, verdura, uova, acqua, etc. Sempre un po’ affranto, intristito, una nota di disappunto nei suoi occhi. Eppure nonostante tutto mi è simpatico. Se ne sta lì, a gestire quei pochi clienti giornalieri, tutti presi dalle urgenze della giornata, pronti a farsi spennare. Ieri con quello che ho speso da lui per comprare due bottiglie di acqua, al supermercato ne avrei prese 10 e mezza.
Il pane, stasera, me lo sono mangiata con gusto. Quasi assaporando quella morbidezza sopraffina, quellaparte croccante, quel profumo ancora intatto. Quello che è rimasto poi l’ho conservato in freezer, per non dover poi tornare domani a farmi spennare di nuovo. Aspetto almeno fino alla prossima settimana prima di tornarci.

11 giugno 2011 at 11:45
Ecco una delle cose che mi mancano di Palermo da quando vivo a Milano: il pane! Tanto buono, fragrante e profumato quello siciliano, tanto gommoso e senza gusto quello meneghino
11 giugno 2011 at 13:51
Anche qui, il pane, è molto buono. Quello di Palermo non l’ho mai assaggiato, però se vuoi te ne mando una bella pagnotta, magari ai cereali, se ti piace, o al latte. Che dici? Oppure ti mando due fette di quello del signore qua sotto
11 giugno 2011 at 23:59
Quanto ti capisco! Che bello sapere che non sono l’unica a massacrarsi le gengive dopo ogni pasto…
12 giugno 2011 at 11:33
No, Selene, penso che tu sia in buona compagnia…
11 giugno 2011 at 15:39
Era buonissimo quello dei colli attorno a Roma quando vivevo li, in particolar modo quello famoso di Genzano ed Ariccia. Se poi mettiamo che insieme ci mangiavi la original porchetta…”che te lo dico a fà?”
12 giugno 2011 at 11:34
Non ci sono mai stata, e non so come sia il pane di Genzano o Ariccia, però spero di andarci presto, poi ti saprò dire.
Ma che fame…
12 giugno 2011 at 17:11
anche vicino casa mia c’è un negozietto dove tutto costa a peso d’oro, ma fanno dei panini eccezionali. ci mettono dentro quello che vuoi e sono buonissimi…certo che farci una spesa intera è davvero impossibile…
13 giugno 2011 at 08:20
No, una spesa intera non sarebbe proprio possibile… aiutooooo!!! Non voglio nemmeno immagimare un ipotetico conto
12 giugno 2011 at 23:16
Eh, ci credo… dopo un’ora di rassodamento la famazza ti coglie da dietro placcandoti alle ginocchia come si deve. In quei casi anche il classico porcaro che vende il panino al ratto con la salmonella è un miraggio ad occhi aperti!
13 giugno 2011 at 08:23
15 giugno 2011 at 00:01
E beh, dico, va bene tenersi leggere per evitare che l’effetto del rassodamento non vada a farsi friggere subito dopo… ma almeno un po’ sostanza ce la potevi mettere senza ridurti al solo pane. Eh!
15 giugno 2011 at 07:48
E che vuoi farci, quando mi metto in testa una cosa non amo perdere tempo con le mezze misure…