luglio 2009


Marilyn Monroe © All rights reserved

Marilyn Monroe © All rights reserved

Trovo alla tv per caso un classico degli anni ’50, forse uno dei più famosi film di Marilyn Monroe Quando la moglie è in vacanza, e ricordo una discussione avuta in ufficio qualche mese fa con i “colleghi maschi”. Si discuteva circa la “grassezza” della diva, mito indelebile della storia del cinema.

Dispiace, quasi stizzisce considerare Marilyn Monroe come una donna qualsiasi, abituati a considerarla la diva che è stata. Non si può tollerare che si dica di lei che era grassa… Eppure forse negli ultimi anni della sua vita le è mancato proprio questo: qualcuno che vedesse oltre all’imagine di mito, quella della donna, con pregi e difetti.

Donna come le altre.

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old man © JanaDillo

L'insostenibile pesantezza dell'essere – Old man © JanaDillo

Le trame si imbrogliano in maniera complicata, ultimamente, e mi ritrovo a sognare l’impensabile, desiderare l’irraggiungibile solo per sfuggire all’insostenibile pesantezza dell’essere. Alle volte vorrei proprio sentirmi leggera, almeno per un po’, almeno per un tempo, anche breve, giusto lieve, per fluttuare un po’.

Alla fine il peso sembra farsi compagno e avanziamo insieme, bizzarra combriccola.

Listening to : Seven Years by Norah Jones @ascolta@

Estate 1998. Ero una ragazza qualunque che si lasciava alle spalle, quell’anno, l’esame di maturità, gli anni di liceo, compagni di studi e risate che raramente avrei rivisto in seguito. Dinnanzi, mi attendeva il futuro e la scelta di un percorso di studi che avrebbe segnato poi il mio percorso di vita.

Divisa tra le scienze esatte e quelle umane, portata per la matematica e appassionata di letteratura, non avevo dalla mia una propensione consigliera che potesse suggerirmi quale strada intraprendere.

Alla fine dell’estate, tra polemiche e scontentezza generale, scelsi di iscrivermi in lingue. Nessuno sembrava esserne contento, sprecavo i miei talenti in una facoltà per “perdigiorno”. Non so perché scelsi lingue, piuttosto che matematica, o scienze naturali. Probabilmente, se ci fosse stata, mi sarei iscritta in scienze della comunicazione per diventare giornalista. Ma non c’era, e partire era fuor di questione.

Sono passati undici anni, da allora, ancora non so perché tra le tante opzioni ho scelto la facoltà di lingue. Nel frattempo mi sono laureata, trasferita, specializzata, fidanzata e sfidanzata, ho viaggiato, ho incontrato il mondo intero in una città. E quando torno indietro, a quell’estate 1998, penso che forse è vero che nulla avviene per caso, e che quella scelta passata e inconsapevole mi sembra dettata da un’esigenza presente.

Sicuramente le scelte di ieri influenzano il nostro presente quanto il nostro futuro, ma quando ripenso a quella decisione presa forse anche alla leggera mi chiedo se il Caso, in quel momento, stesse in qualche modo guidando i miei passi già sapendo che in futuro…

Hope © *Healzo

Hope © *Healzo

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Si prepara un nuovo viaggio, un bagaglio a mano basta ma un dubbio resta in questi giorni:

sarà legale il trasporto di “speranza”?

Italo Svevo

Italo Svevo

“Dolore e amore,

poi, la vita insomma,

non può essere considerata quale una malattia

perché duole”

*

Nel 1923, Italo Svevo pubblica quello che resterà il suo capolavoro. Con La Coscienza di Zeno lo scrittore si addentra in tematiche a lui care, approfondendo il ruolo dell’inetto nella società dei primi del ‘900, l’attendibilità della psicanalisi, la malattia come mezzo di differenziazione sociale e la scrittura come strumento di affermazione dell’io.

Ed è proprio nella scrittura, intesa come accompagnamento pratico alla riflessione e all’auto-analisi, che Italo Svevo pone le basi di questo nuovo romanzo che si colloca in quella corrente letteraria anticipata in Francia da Marcel Proust che nel 1913 aveva pubblicato Alla ricerca del tempo perduto. Scrittura e auto-analisi rappresentano un terreno fertile da indagare in maniera del tutto personale, per quegli scrittori che tentano di dipingere in letteratura l’evoluzione di un io pensante.

Italo Svevo, nei panni (forse autobiografici?) di Zeno Cosini affronta il tema dell’alienazione sociale incarnata dalla malattia. Malato reale o immaginario, l’eroe di Svevo ha bisogno di distaccarsi dalla normalità che lo circonda consacrandosi quale vittima di una malattia che affligge tanto il corpo quanto lo spirito.

Spinto da uno psicanalista a scrivere le sue memorie nel tentativo di guarire dal male che lo affligge, Zeno intraprende con la scrittura un viaggio a ritroso che lo porterà ad evocare sulle pagine di un diario gli episodi più salienti della sua vita. Lo si vede adolescente, malato di quella malattia che egli chiama “l’ultima sigaretta” della quale lascia traccia su ogni lembo di carta. Ad ossessionarlo non sembra essere il fumo quanto piuttosto il proposito mai compiuto di smettere quel vizio. Inizia così l’autoritratto di un inetto, incapace di portare a termine ogni sua risoluzione, lasciandosi trasportare dagli eventi e dalle circostanze. Il matrimonio con una donna che mai aveva desiderato prima, l’amicizia con il suo miglior nemico, gli investimenti in borsa che sempre aveva giudicato azzardati e pericolosi.

A disagio nella società, Zeno è vittima di dolori che lo colpiscono ogni volta che si sente sminuito, attaccato, rifiutato. Porta nel fisico il segno di un disagio e di un’alterità che lo spingono a considerarsi malato tra i malati. Inizia con la malattia, una riflessione che tocca i confini tra realtà e immaginazione, tra ciò che si crede e ciò che è, che sarà il leit motiv di tutto il romanzo, capace di mostrare il rovescio di ogni medaglia che Zeno terrà tra le mani.

La narrazione alla prima persona, il ricorso al monologo interiore, lo sguardo ironico, non smettono di dare rilievo al divario esistente tra speculazione e concretezza, due elementi che non smettono di duellare lungo tutta la narrazione.

Nella Coscienza di Zeno, il malato, il diverso, lo scrittore, sono le vesti di cui l’inetto si veste, rivelandosi saggio poiché capace di essere aperto alle eventualità del destino.

@ kokeicha

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Alcune edizioni disponibili:

La coscienza di Zeno, Baldini Castoldi Dalai, 2009, 7,90€.

La coscienza di Zeno, Zanichelli, 2008, 7€.

La coscienza di Zeno, Garzanti, 2007, 8,50€.

La coscienza di Zeno, Einaudi, 2005, 9,50€.

La coscienza di Zeno, Mondadori, 2001, 8,80€.

Audiolibri:

La coscienza di Zeno, Il Narratore Audiolibri, 2004, 23,99€.

Fuori si sente un coro di cicale. Avevo quasi dimenticato quant’è bello sentirle frinire, nelle calde estati mediterranee. Mi ricordo così di essere a casa. Ricordi (d’infanzia ma anche di qualche anno fa), paure (in fondo sempre le stesse), speranze (queste invece sempre diverse) in un’estate che speravo spensierata e rifocillatrice, dopo anni di estati lavorative. Vorrei tante cose, dalle più essenziali alle più banali.

Ma ora non ho voglia di pensare. In giardino, una cicala canta ancora, stanca anche lei del caldo di questo luglio generoso. Il canto rallenta, sembra quasi avviarsi verso la sua fine, verso un silenzio di motori lontani…

Questo, per ora, basta.

Crying

Crying © by Sblommaert

Un po’ di silenzio non guasta, quando la vita avanza troppo velocemente e non si ha il tempo di assimilare. Capita allora che resti come stordita dagli eventi che non riconosco, non accetto, non catalizzo. E quando gli eventi si fanno taglienti come lame di coltello dico “no, non di nuovo, non ora…” Ci sono ferite che tutti dobbiamo portare prima o poi, ma io ho già parecchie cicatrici, non ancora rimarginate. È allora che nel silenzio senti  gridare una voce, tanto distorta da non essermi familiare, che supplica “non di nuovo, non a me…”

Il silenzio di questi giorni grida più forte. Ho un gran mal di testa. Resto immobile, rannichiata come un bimbo con le gambe al petto, proteggendomi la testa con le mani prima che l’urto arrivi.

Per non morire ancora.