agosto 2009


 A Cup of Morning Coffee © by ~hetgras

A Cup of Morning Coffee © by ~hetgras

Domenica mattina. Apro gli occhi. Perché sono sul divano? Mi metto a sedere. La schiena è tutta indolenzita. Ho freddo, devo aver dormito scoperta.

Tu litighi sempre con tutti…

Questo mi ha detto, ieri notte, il mio migliore amico. Il tono voleva essere scherzoso, del tipo “ti voglio bene nonostante il caratteraccio”, ma è stata come una doccia fredda. E penso che come in ogni battuta, anche in questa ci sia un fondo di verità. Come dire che quest’erbaccia che chiamo signletudine me la coltivo con amore in casa…

Ma in fondo oggi è un altro giorno, ieri è già passato.

*

Mi rialzo, cerco tra i miei cd quello adatto. Metto sul piatto i Maroon 5 con Sunday morning
ma poco prima che il disco inizi sento un gabbiano cantare…

Life Support © `gilad

Life Support © `gilad

È in serata come questa che mi rendo conto di quanto sia dura dover vivere da sola. Quando ci si ritrova rannicchiati per terra, con la testa tra le gambe, le lacrime che orgogliose restano tra le ciglia, e il bisogno di una mano pronta a rimetterti in piedi. Quando anche l’abitudine non basta, e ci vorrebbe una stampella, qualcuno che anche per pochi istanti possa prendere il timone al mio posto, giusto il tempo di far sparire la paura e le lacrime, per poi tornare a volare.

È in serate come questa, quando si rientra a casa con una stretta allo stomaco e la mandibola in equilibrio precario, quando l’amarezza non ti impedisce di vedere il dolore degli altri e ti spinge a dare pochi spiccioli per un pasto elemosinato, quando tutti escono alla ricerca dello svago settimanale mentre io rientro a casa stremata dalla durezza della vita, in serate come questa che mi rendo conto di quanto sia pesante vivere da sola.

Poi una ragazza al volante mi lascia attraversare la strada con un sorriso pur avendo la precedenza. Ancora una volta mi rialzo. Da sola. E la vita va avanti.

*

P.S. Spero che questo post non offenda la sensibilità di nessuno, la mia vuole essere solo una parabola esistenziale.

Sophia Loren

Sophia Loren

Guardavo la televisione, questa sera, come mi capita sempre più di rado e mi sono soffermata su France5 perché stavano trasmettendo un documentario su Sophia Loren. La vita, la scalata al successo, i film con De Sica e Mastroianni, il matrimonio con Carlo Ponti, la nascita miracolosa dei figli, i 17 giorni di carcere, l’oscar alla carriera…

Se riflettendo su Marilyn Monroe qualche giorno fa, vedevo più che il mito la donna, guardano Sophia Loren vedo un mito capace di rinnovarsi e di trovare conforto in ogni passo, scelta, decisione della donna.

Bellissima, Sophia Loren, straordinaria nei suoi film, nei suoi ruoli più italiani, nelle accoppiate con Mastroianni. Bella e intelligente, piena di spirito, con quel luccichio negli occhi a testimonianza perpetua del fortunato percorso.

Mi piace ripensare a queste grandi donne (prima donne che dive) che, con la loro bellezza, femminilità, professionalità, intelligenza, umanità continuano a ridimensionare stelline e attricette nate per errore in questi ultimi anni.

Sophia Loren

Sophia Loren

L’effimero passa, lo spessore (umano e professionale) resta!

*

Stasera non ci sono parole, solo uno stato d’animo e una musica, jazz ovviamente.

Allora lascio spazio al maestro…

*

The Dave Brubeck Quartet – Take Five (1961)

Maneki-neko

Maneki-neko

Sono capitata più volte nella China Town di Parigi, spesso per mangiare in qualche ristorantino, alla ricerca di salsa di soya, nouilles e funghi neri ma sempre fermandomi alla parte più esterna, quella del grande supermercato dei fratelli Tang (mi piace all’italiana ;D) senza mai arrivare al cuore del quartiere. Ieri mi sono lasciata trasportare avendo un po’ di tempo libero. Rincorrendo una vetrina dietro l’altra sono riuscita a portarmi a casa un bel bottino.

Ho rimpianto di non avere con me la mia reflex, l’atmosfera già quasi autunnale e la luce ingrigita dal tempo rendeva il quartiere ancora più suggestivo. Magie che solo Parigi sa operare… basta prendere la metropolitana per ritrovarsi dall’altro capo del mondo.

Ero alla ricerca di un oggetto ben preciso, un maneki-neko, ovvero il gatto che secondo la tradizione cinese portà prosperità nelle case in cui si trova. L’ho trovato, il mio gatto dalla faccetta simpatica. Ne ho preso uno con due zampine alzate, proprio perché avrei bisogno di un doppio aiuto. Lungo la mia passeggiata sono capitata in un supermercato dove ho acquistato un po’ di frutta come non la si trova altrove, in una rivenditoria di tè dove ho comprato un sacchetto di tè all’arancia e cannella e un servizio con una bellissima teiera cinese e dove tornerò per acquistare un sacchetto di tè blu (è la prima volta che lo trovo!), in un negozio di cercamiche contemporanee dove sicuramente tornerò e dove per ora ho acquistato solo ninnoli da poco. Nella busta della spesa ho fatto posto a bacchette colorare e ciotole in terracotta.

Non mi resta che organizzare un tea-party, per inaugurare la nuova teiera e il nuovo tè…

We like to partyyy © by pberryphotography

We like to partyyy © by pberryphotography

Di ritorno da una serata tra amiche al ristorante, all’uscita della metropolitana, qualcuno canta a squarciagola parole che man mano che avanzo si fanno sempre più nitide prendendo le sembianze di una lingua che ben conosco: la mia. Ho pensato che qualche turista italiana doveva aver fatto baldoria… Incuriosita dalla scena ho visto che la cantante per una sera era una ragazza sui venticinque anni, in minigonna, che camminando con passo deciso al fianco di un’amica cantantava con voce sicura e senza abbassare lo sguardo di fronte agli sguardi dei passanti: E non sai quanto bene ti ho dato e non sai quanto amore sprecato aspettando in silenzio che tu ti accorgessi di me. La cantava con lo stessa rabbia che ci metteva Irene Grandi, la cantava a qualcuno, raccontando la sua storia di quella sera, o forse la storia della sua vita. Raccontava del suo amore folle, incompreso, disperato…

E mi sono ricordata di quando ero io a cantare quelle stesse parole a qualcuno, in un tempo che sembra tanto lontano da questo. Quando ero disposta ad essere tutto, a prendere la forma della possibilità, quando credevo che desiderare l’amore per due sarebbe stato sufficiente. Di quella ragazza è rimasto poco. O almeno così mi sembra oggi. Oggi che sul mio viso affiggo un sorriso di cortesia per rimandare al mittente qualsiasi tentativo di approccio reale o immaginario, per non dovermi ritrovare a gridare alla luna queste parole che sembrano condannate a non sfiorare le orecchie alle quali sono destinate

*

Ed ecco il video di Irene Grandi che interpreta Sono come tu mi vuoi

lil chef © by life enjoyers (http://life-enjoyers.deviantart.com)

lil chef © by life enjoyers (http://life-enjoyers.deviantart.com)

È capitato di rado, in questi ultimi mesi, che avessi le energie per organizzare cene a casa con gli amici. Questa sera faccio un’eccezione. Dimentico quello che non va e mi concentro sulla casa e sul menù. Indecisa sul daffarsi, ho optato per un buffet, meno formale della cena. Ecco cosa ho previsto per stasera: insalata di surimi, guacamole e tortillas, torta salata di melanzane e pancetta, torta salata di funghi e formaggio, e per concludere pasticcini. A parte i pasticcini tutto il resto lo preparerò questo pomeriggio.

Kokeicha cuoca provetta!

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