gennaio 2010


Marcela Serrano

Marcela Serrano

Quella che ci racconta Marcela Serrano, nei suo Quaderni del pianto, è la storia di una donna forte, di quelle che combattono guerre impossibili, quelle che la vita ferisce con una ferocia inaudita. La scrittrice cilena continua, con questo suo ultimo romanzo, a tratteggiare, con i suoi ritratti di donna, il riflesso di un paese, un’epoca, una cultura. Torna per parlarci del Sud America disegnando con maestria un  nuovo profilo di donna. Ci ricorda le eroine che l’hanno preceduta, fatte di acciaio e nuvole, pronte a combattere contro il mondo intero per riconquistare un angolo di paradiso.

E questa volta la battaglia che la Serrano ci racconta è quella dei bambini rubati. Nei Quaderni del pianto la scrittrice cilena si trova a rievocare la storia di una donna come tante, di quelle cresciute in campagna, senza educazione, che dopo aver dato alla luce una bambina si trova davanti dei medici che gliene annunciano la morte improvvisa, ingiustificata, inspiegabile. Con una consapevolezza ancestrale e quasi animalesca l’eroina rifiuta di credere a questa notizia ingaggiando una vera e propria lotta alla riconquista della verità.

I quaderni del pianto di Marcela Serrano

I quaderni del pianto

E la ricerca della figlia passerà attraverso la conquista dell’istruzione che le restituirà quell’esistenza che le sue umili origini sembravano negarle di fronte ad una società omertosa dove i valori sembrano dettati dalla voce del dio denaro.

Ancora una volta Marcela Serrano fa, di un racconto intimo, il ritratto di una società, con brusche e scarne pennellate. Il linguaggio semplice e diretto, si accorda alla perfezione non solo con la storia narrata ma con il personaggio. Il lettore affascinato ascolta silenzioso una voce narrare, con tono fermo e semplice, quella che è l’atroce realtà di troppe madri.

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Più avanti la vita mi avrebbe regalato tanti cieli azzurri, ma quello fu l’unico paradiso. Finché, mio malgrado, le sue porte si richiusero. Lo sapete, no, se c’è una cosa che contraddistingue il paradiso, è che a un certo punto smette di essere tale, tutti ne veniamo scacciati, presto o tardi.”
Marcela Serrano, I quaderni del pianto.

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Marcela Serrano, I quaderni del pianto, Feltrinelli, 7,50 €.

by kokeicha

Scarlett Johansson & Pete Yorn - Break Up

Scarlett Johansson & Pete Yorn - Break Up

C’è un CD che ascolto volentieri in questo periodo, scoperto per caso in TV. Mi piacciono le sonorità, ricordano in parte quelle della musica country, mi piacciono le voci, discrete e pacate come stessero raccontando una storia. Mi piacciono, semplicemente. Qui trovate il video del primo singolo, Relator. Loro sono Pete Yorn e Scarlett Johansson. L’Album s’intitola Break Up.

Relator

E questa è quella che preferisco

I Don’t Know What To Do

Ricevimento regale, vestito bianco a meringa, calici di champagne e damigelle d’onore vestite di lilla rappresentano ancora, in questo XXI secolo, il sogno di noi donne moderne?

The Elegance Of Innocence (Detail) © http://insaneone.deviantart.com

The Elegance Of Innocence (Detail) © http://insaneone.deviantart.com

Guardando una di quelle commedie americane dove le storie d’amore si concludono per forza di cose con un bel matrimonio e tanto di ricorso al fiabesco “e vissero tutti felici e contenti” mi ritrovo a pensare come questo scenario ormai diventato popolar-tradizionale non faccia parte delle mie proiezioni future.

Figlia degli anni ’70, intenta a costruire non una carriera ma il lavoro dei miei sogni, alla ricerca dell’amore, quello che dura per tutta la vita proprio come succedeva ai nostri genitori, sogno tante cose, ma non il matrimonio in bianco. Sogno una casa mia, una famiglia, delle figlie, un lavoro che corrisponda alle mie passioni, ma non il vestito bianco, né le damigelle, né il ricevimento principesco. Non mi fa sognare il velo da sposa, né la musica nuziale, né l’orchestra che suona…

Era solo il 2003 quando ancora sospiravo guardando mia cugina scegliere il suo abito da sposa. Avevo già scelto il mio, tra quelli visti. Oggi non mi fa più sognare. Mi fa solo tristezza per l’ipocrisia che si porta dietro. Sposi atei che scelgono il matrimonio in chiesa, preti che predicano bene e razzolano male, invitati che non si rivedranno più per il resto della vita, altri che non si era mai visti prima, parenti che non si sopportano, e la separazione che già incombe in agguato. Il tutto accompagnato da sorrisi a profusione.

Alle volte penso che l’unico matrimonio possibile, per me, potrebbe essere in jeans e con al massimo 10 invitati, senza ricevimento, senza liste nozze… senza matrimonio, insomma.

Forse solo una margherita bianca…

Books by SeikaKitsune [http://seikakitsune.deviantart.com/]

Detail – Books © SeikaKitsune (http://seikakitsune.deviantart.com)

Tornare in quei luoghi è stato strano. Uno spazio futurista, irreale, massiccio, quasi una prigione di sicurezza che concede un accesso solo a condizioni particolari. Era da almeno un paio d’anni che non mettevo piede in biblioteca. Dai tempi degli studi, delle tesi, delle ricerche… Ore, giornate intere, mesi e anni passati dietro quelle vetrate, scendendo su quelle scale mobili infinite verso le sale ricolme di libri e ricercatori.

Le dita polverose, le lampade verdastre, le macchie d’inchiostro blu sulle dita…

Tornare in quei luoghi è stato emozionante. Tutto sembra immutato eppure niente è più uguale.

Piove, fuori, in questa domenica pomeriggio. E io ascolto. E quando fuori piove, piove anche dentro. O forse è quando piove dentro che piove anche fuori…

Resta una domenica piovosa.

E lascio una canzone piovosamente splendida o splendidamente piovosa.

Piove.

Specchio specchio delle mie brame… chi è la più bella del reame?

No, no, no, c’è un problema. Non è questa la domanda che porrei allo specchio magico questa notte. Per nulla! Perché tra le mie brame, tra i miei desideri più intensi, ce n’è uno che non riguarda la bellezza, né i sentimenti. Ma piuttosto un progetto da costruire con gli anni. Forse da realizzare quando sarò vecchia. Dopo che sarò diventata ricca e che avrò aggiunto alla mia ricchezza quella di un marito facoltoso. Oppure da realizzare nella prossima vita. O nella prossima ancora. Chissà!

C’è qualcosa che mi piacerebbe avere. Qualcosa che risuona del canto delle cicale, che profuma di erbe fresche e dove in sottofondo rieccheggia una musica spagnoleggiante.

Vorrei una casa in stile coloniale messicano. Di quelle con il patio sul retro, con la fontana al centro del giardino, il porticato fiorito, dove i colori hanno le sfumature della terra. Legni massicci, tende rosso intenso, gerani profumati ai balconi delle finestre. Un’amaca che dondola tra gli alberi, sombreri appesi alle pareti, soffitti attraversati da travi di legno. Una casa chiassosa, abitata da una famiglia numerosa.

Specchio specchio del mio reame, avrò mai la casa delle mie brame?

Ma dormo già, e questo non è che un sogno…

Solo un sogno...

Solo un sogno...

Raramente capita di vagare per la televisione e di trovare qualcosa di interessante. Eppure questa sera ho avuto il piacere di scoprire qualcosa di straordinario: una voce, uno stile, una  di quelle donne moderne che spiccano per la bravura. Una giovane cantante inglese capace di rievoca e ricreare le atmosfere musicali degli anni ’50-’60 in maniera del tutto personale, mostrando un caratterino che non lascia indifferenti.

Il suo nome? VV Brown.

Impossibile resistere al ritmo e non lasciarsi andare a qualche passo di twist.

Ecco il suo singolo, “Leave”:

E questo il suo sito.

V.V. Brown

V.V. Brown

Take My Hand © A-y-k-u-t

Take My Hand © A-y-k-u-t

Ma l’amore, quello predestinato, quello dell’ “insieme nonostante tutto”, esiste davvero? O in tempi moderni l’amore è subordinato ad una sorta di narcisistica scelta di  non-coinvolgimento che, passando sugli altri come un carro armato, ha l’unico scopo di preservare se stesso?

È questa la domanda che mi pongo. Perché ieri sera guardavo, seduta tranquilla sul divano di casa, Slumdog Millionaire. E perché una volta finito il film mi sono trovata a consolare un’amica disperata perché si era sentita etichettare dall’uomo che corteggia da un anno come passatempo piacevole, al pari del cibo, del calcio, delle partite di scacchi.

Dov’è l’amore di cui narrano i vati contemporanei? Esiste davvero? O è solo una chimera? Certo tali destini straordinari non sono certo per Signor Nessuno però, negli amori che mi circondado, in quelli avuti, in quelli desiderati, non ho mai trovato questa straordinario superamento di sè, ma solo narcisismo, egocentrismo e sadismo, proprio come nei racconti di Tanizaki.

Ma preservare la propria solitudine è davvero l’unico modo per raggiungere la felicità? Possibile che l’offrirsi non sia più contemplato da queste società moderne? Possibile che non si sia più disposti a dare, comprendere e condividere? Le parole onestà, integrità e rispetto hanno ancora un significato?

Mi viene da pensare che l’uomo moderno sia incapace di quegli slanci che resero celebri gli Antichi. Nessuno sembra più riuscire ad andare al di là del proprio naso timoroso di sbattere la fronte contro l’altro, e di accorgersi di non essere il solo principe in questo mondo di ciechi.

Junichiro Tanizaki

Junichiro Tanizaki

Tra i volumetti divorati durante queste vacanze di Natale c’è Due amori crudeli di Junichiro Tanizaki. Una vecchia edizione della Bompiani che odora di polvere e chiuso, comprata un paio d’anni fa nella libreria dell’usato della mia città.

Junichiro Tanizaki è uno dei miei scrittori preferiti. Romanziere di spicco della letteratura giapponese della prima metà del ‘900, è autore di tanti romanzi celebri come Neve sottile, La chiave e Diario di un vecchio pazzo. Ma in Due amori crudeli ritroviamo due racconti: “La storia di Shunkin” e “I canneti”.

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Due amori crudeli di Junichiro Tanizaki (Bompiani, 1963)

Due amori crudeli di Junichiro Tanizaki (Bompiani, 1963)

Tanizaki vuole raccontare l’amore, ma le sue sono storie di amori extra-ordinari, amori dolorosi e crudeli, con un leggero gusto di masochismo. Storie che sfumano quasi nella leggenda, nel mito, con protagonisti aerei, impalpabili, sfocati come una fiammella in piena notte. E queste storie, Tanizaki, le racconta nella maniera più classica possibile.

Al lettore che tende l’orecchio, lo scrittore racconta la storia della bellissima musicista cieca Shunkin, suonatrice di shamisen, e del suo servo Sasuke. Eletto per accompagnare la giovane Shunikn divenuta cieca improvvisamente, Sasuke seguirà la sua amica, amante e maestra, con una devozione tale che lo porterà a scegliere di infliggersi la cecità.

Alla storia d’amore di Shunkin e Sasuke, segue quella delle due sorelle Oshizu e Oyusan, raccontata in una notte stellata sulle sponde del fiume Yodo. Una storia che vede le due sorelle unite dall’amore-affetto per un unico uomo che si divideranno fino a che la famiglia non metterà fine a questo triangolo erotico-sentimentale.

La fascinazione e la suggestione che i racconti di Tanizaki suscitano sono un’incomparabile magia, come solo i grandi scrittori sanno fare.

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I racconti sono disponibili nell’edizione:

Il ponte dei sogni, Bompiani, 2000, 6,71 €.

© kokeicha

Raramente si riesce ad apparire così come si vorrebbe, così come ci si sente. Perché l’immagine che abbiamo di noi stessi difficilmente coincide con l’immagine che il mondo ha di noi?

Quando un’amica, una bella moretta riccia e procace mi dice: “Io dentro mi sento come Charlize Theron”, la guardo con occhi increduli. Le due immagini difficilmente si sovrappongono. Certo Charlize Theron incarna la bellezza perfetta, eppure la mia amica non scherza. Ma le due immagini proprio non coincidono.

E io? Io come mi sento dentro? Ci penso un po’ e la risposta mi viene spontanea. Io dentro mi sento come la burrosa e seducente, intrigante e intelligente Scarlett Johansson. Nientepopodimenoche… Sì, sì, proprio lei. In versione bionda o mora, elegante o casual. Peccato che gli altri non possano vedermi così. Peccato! Soprattutto per quei capelli appena tagliati corti. Peccato! E per il look non sempre così elegante. Peccato! Forse se lasciassi crescere i capelli… Forse!

Difficile far convivere due percezioni così diverse, tavolta quasi distinte. Tentare l’emulazione sarebbe vano, ma prendere spunto e ispirazione potrebbe aiutare le due percezioni a convivere pacificamente in noi…

Scarlett Johansson

Scarlett Johansson

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