marzo 2010


Apple © thedeadmanwalking.deviantart.com

Apple (Detail) © thedeadmanwalking.deviantart.com

Sono rimasta di stucco, lo ammetto, quando l’antipaticissimo fidanzato di una simpaticissima amica, ormai mezzo sbronzo, di fronte a tutti mi ha guardata negli occhi chiedendomi: “Ma com’è che tu non sei fidanzata ?” Sì, perché ci conosciamo da un decennio, e ci ignoriamo con tacito accordo da allora. E questo suo cruccio, pronunciato con il tono incredulo di chi non sa trovare una spiegazione, mi ha colpito ancora di più.

Ridendo e scherzando, ho risposto come al mio solito, con una battuta, ma non ho potuto fare a meno di chiedermelo. Già, com’è che io non sono fidanzata? Dall’ultimo deludente fidanzato alle uscite sgangherate che sono seguite, ormai sono sola da un po’.

Ho riso, alzato le spalle e con un gran gesto ho replicato “Sai com’è! Ma a chi la consiglieresti una come me?”  Ma lui aveva già perso il filo dei suoi pensieri, ed io non mi aspettavo una risposta.

E così ho continuato a sorseggiare il mio cocktail abbozzando un sorriso a due tipi seduti poco più in là…

É vergognoso che nel 2010, il tanto atteso XXI secolo ci si debba scontrare con situazioni del genere. Fare i conti con realtà che confinano una parte della popolazione di questo mondo ai limiti della democrazia, della libertà, in un limbo dove la Carta per i diritti dell’uomo sembra non contare nulla.

È vergognoso che si lasci paesi andare alla deriva schiacciato dalla tirannia di folli energumeni che distruggono la dignità di una popolazione con la repressione violenta senza che nessun paese del mondo civilizzato muova un dito per fermarli. Cuba vive l’incubo castrista da troppo tempo. Cinquantuno anni sono passati, milioni di persone esiliate, innumerevoli i desaparecidos.

Oggi, quelle che chiamano le “Damas de Blanco” Le Signore in Bianco, mogli dei detenuti politici cubani, che sfilano ogni domenica dalla casa di Laura Pollan verso la chiesa, vestite di bianco, spesso con le mani alzate perché non le si possa incolpare di aver manifestato con violenza, sono state aggredite da rappresentanti del governo.

Oggi, mentre queste signore della pace, che non fanno altro che chiedere giustizia, per i loro mariti vittime in carcere di torture e sevizie, sono state portate via dalle forze dell’ordine.

Non si può continuare a guardare senza fare nulla.

Bisogna alzare la voce.

La Dichiarazione Universale per i Diritti Umani deve essere UNIVERSALE, se tale pretende di essere, anche nella realtà e non solo nel nome.

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Sulla figura di Fidel Castro, leggete i libri della scrittrice e sceneggiatrice cubana Zoé VALDES, e in particolare La Ficciòn Fidel, del quale non esiste una traduzione italiana. Qui trovate il suo blog.

Mine vaganti

Mine vaganti

Approfittando della compagnia di un’amica speciale, in trasferta per un paio di giorni in un capoluogo del sud Italia, vado al cinema a vedere Mine Vaganti, di Ferzan Ozpetek. Tra il trasloco e il resto non ho nemmeno visto i trailer in tv ma con Ozpetek abbiamo una lunga storia d’amore iniziata alla fine degli anni ’90. Vado sicura del risultato e uscita dal cinema d’essai che lo propone sento che la promessa è stata mantenuta.

Con Mine vaganti, Ozpeteck, esce fuori dal particolare per tornare al generale. E se con la maggior parte dei suoi film aveva voluto dipingere uno spaccato della società italiana ben preciso, stavolta il regista ci racconta una storia comune, di una famiglia qualsiasi, alle prese con il più complicato rompicapo di tutti i tempi: le trame dei rapporti umani.

Tutto inizia con il ritorno a casa di Tommaso, il figlio minore (Scamarcio), rientrato da Roma con l’intento di comunicare alla famiglia la sua omossessualità con la speranza di ottenere quella libertà che le bugie gli avevano impedito di avere. Una cena di famiglia sarà l’occasione per annunciare la verità ma il fratello maggiore Antonio (Preziosi), al quale ha già raccontato tutto, lo anticipa, facendo davanti a tutti il suo coming out. Tra il disagio generale, il furore di Tommaso e la rabbia del padre che sarà vittima di un lieve infarto, Antonio viene mandato via di casa, e su Tommaso riposeranno tutte le speranze sul futuro della dinastia familiare.

A Tommaso toccherà prendere in mano il pastificio di famiglia, sostituendosi per la prima volta al fratello, lavorando fianco a fianco con la socia Alba (Grimaudo) tanto bella quanto bizarra con la quale si creerà un’ambigua complicità. A complicare utleriormente la situazione, ci sarà l’arrivo del compagno e degli amici romani di Tommaso. La combricola di ragazzotti  metterà un po’ di movimento nella placida vita familiare.

Con questo film Ozpetek riesce a dipingere, con grande ironia, i meccanismi  complessi e talvolta contorti dei rapporti familiari, fatti di immancabili scontri-incontri. Uno strepitoso risultato, con una storia dalle dinamiche sorprendenti ed esilaranti che non lasciano tregua agli spettatori scossi da un’interminabile risata. Tra gli attori un credibilissimo Riccardo Scamarcio, una borghese e tenera Lunetta Savino, una commovente Nicole Grimaudo e una strepitosa Elena Sofia Ricci nei panni della zia zietella.

Una fotografia perfetta in ogni dettaglio, con la luce calda del Salento, un’ambientazione suggestiva e inquadrature indimenticabili. La colonna sonora composta da Pasquale Catalano, comprende due grandi successi di Patty Pravo e la bellissima 50mila di Nina Zilli.

Mine vaganti è poesia allo stato puro, come solo i grandi artisti sanno fare.

Da vedere. E rivedere.

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E qui il video di 50mila nel duetto di Nina Zilli con Giuliamo Palma

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E qui il sito del film Mine vaganti.

Luz Casal - La Pasion (Album 2009)

Luz Casal - La Pasion (Album 2009)

Sarà che da buona italo-meridionale sono affascinata dalla cultura latina. Sarà che Spagna e Sud America hanno sempre avuto ai miei occhi un fascino e un mistero impareggiabili. Sarà che in questi giorni sto leggendo un saggio romanzato su Fidel Castro e la storia di Cuba, ma questo week end si annuncia musicalmente in linea con tali premesse e mi permette di scoprire una cantante spagnola dalla sensualità e dall’eleganza inenarrabili.

Non resta che lasciare la parola a questa sua canzone, tratta dal suo ultimo album.

Luz Casal, Historia de un amor

Oggi faccio una pausa tè che più che altro si rivela una pausa tisana. Un infuso alla mela e rum aromatizzato all’arancia e uvetta. Metto su il Bolero di Ravel, perché ogni tanto confrontarsi con il sublime ci ricorda che la vita non è solo reality show, veline e partite di calcio.

Noi uomini abbiamo fatto cose grandiose.

Ascoltate questa versione, è semplicemente meravigliosa.

In questi giorni, in Francia, televisioni, radio e giornali stanno commentando il trailer di un documentario shock che dovrebbe andare in onda, sul canale France2, durante la prima serata del 17 marzo. Il progetto? Tentare di comprendere l’influenza che il potere della televisione può esercitare sul singolo individuo.

Il format della trasmissione, che si chiama Zone XtrêmeJeu de la mort (Zone Estrema – Il Gioco della morte), segue la falsa riga dei giochi televisivi con tanto di conduttrice, concorrenti, pubblico e domande alle quali rispondere. Le regole del gioco? I concorrenti devono rispondere ai quesiti posti dalla conduttrice consapevoli che ad ogni risposta sbagliata  seguirà l’invio di una scarica elettrica ad un concorrente chiuso in una sorta di cabina e seduto su una sedia elettrica. Le scariche diventano più forti man mano che il gioco va avanti, sino ad un massimo di 480 volt.

La “vittima” in realtà è un attore che finge il supplizio. Ma questo i concorrenti non lo sanno.

Il documentario-denuncia ha mostrato che più dell’ 80% dei concorrenti, di fronte alle pressioni della conduttrice, all’incitamento del pubblico e alla suggestione delle telecamere, sono arrivati fino alla conclusione del gioco infliggendo la massima pena. Tra coloro che sentendo le grida della “vittima” hanno mostrato esitazione la maggior parte ha ceduto all’incitamento dei presenti. Solo una minima percentuale si è ribellata rifiutandosi di andare fino alla fine.

Alla fine della registrazione della finta puntata pilota, i partecipanti sono stati messi a conoscenza del reale scopo del “gioco” e sono stati messi sotto la tutele di un’equipe di psicologi per qualche ora.

Il trailer di questo documentario tenta di ripercorrere le tracce dell’esperimento Milgram che negli anni ’60 cercò di studiare il comportamento dei singoli individui confrontati all’autorità, sostituita in questo caso dalla televisione. Nelle intenzoni dell’autore, Christphe Nick, c’è la voltontà di denunciare il lato pericoloso del potere televisivo che può spingere persone normali a commettere atti di tortura (o almeno creduti tali) pur non avendo mai pensato di poter arrivare a simili aberrazioni. Perché seppur nella finzione, mella menzogna del “gioco”, la maggior parte dei partecipanti è andata avanti senza ribellarsi alle regole imposte dal “potere”.

Christophe Nick afferma che tale esperimento è volto a mostrare come la televisione possa far commettere un qualsiasi atto ad una qualsiasi persona che, sedotta dalla  speranza di una fama futura e ammaliata dal potere, abbandona spontaneamente il proprio libero arbitrio.

Penso che esperimenti di questo genere non solo facciano riflettere sul passato – la prima cosa che viene in mente è l’atteggiamento delle persone in epoca fasci-nazista – ma anche sul futuro, sul potere che la televisione ha avuto in Italia in questi ultimi anni, sull’influenza che ha avuto e continua ad avere sulla società.

Possibile che, nella speranza di poche briciole di fama e potere, l’essere umano quasi non esiti a trasformarsi in boia? Possibile che si permetta alla televisione di diventare uno strumento tanto potente? Cosa succederebbe se una mente disturbata usasse tale mezzo per fare del popolo una massa malleabile e influenzabile, assecondando le proprie mire egemoniche senza temere di incorrere nella minima opposizione?


È ridicola, l’Italia, agli occhi di molti, troppi. Gli italiani stringono la cinta, e vanno avanti. Nonostante tutto continuano, e vanno avanti. Non c’è alternativa, solo turarsi il naso di fronte a questi olezzi politici che stanno impestando l’aria nazionale da troppo tempo. Ho nostalgia dell’Italia dei miei genitori. Non c’ero, ma ne ho comunque nostalgia.

È ridicola, l’Italia, nei suoi pasticci burocratico-amministrativi, nei quali sono rimasti invischiati anche i politici di oggi. Ride, kokeicha, perché per una volta non è il cittadino a restare invischiato nelle trame collose e viscide della burocrazia, fatta per scoraggiare i molti e avvantaggiare i pochi.

E così, a proposito del ridicolo caso delle Liste regionali, quando a destra proclamano la cospirazione comunista e a sinistra si inneggia al sano spirito di competizione, mi viene da ridere. Perché per una volta non siamo noi, a lottare contro il malfunzionamento amministrativo. Non siamo noi a rimanere tagliati fuori a causa del non rispetto della tempistica burocratica.

E la popolazione di internet risopnde con un video esilarante, dedicato alla Polverini, dove la verità dell’Italia di oggi è cantata en passant: “E forza semo abituati… daje se po’ fà!”.

Forse… o forse no!

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