giugno 2010


The reader  ©  tonyna.deviantart.com

The reader © tonyna.deviantart.com

Me ne sto qui, seduta in giardino, all’ombra del gazebo, la gattina in grembo, a leggere… sto leggendo un bellissimo romanzo di un premio Nobel, e mi chiedo se, mentre io leggo la storia della morte di Riccardo Reìs, ci sia qualcuno che legga la mia; qualcuno che, pagina dopo pagina, mi legga vivere tra le righe di un romanzo.

C’è qualcuno che se ne sta sdraiato sul divano a leggere la storia della mia vita?

Se per caso ci fossi, caro lettore, potresti per cortesia saltare qualche pagina, magari qualche capitolo, e vedere se ci sarà anche per me un momento in cui sogni ed illusioni smetteranno di avere il sopravvento e lasceranno il posto ad una semplice, banale, concreta, piacevole realtà? Grazie!

Lev Tolstoj

Lev Tolstoj

In queste giornate estive, godendo della penombra pomeridiana, lascio che a tenermi compagnia sia una raccolta di racconti. Queste storie fulminee, talvolta lapidarie, condensano di solito la genialità di uno scrittore un uno spazio narrativo ridotto. E a questa del tutto personale considerazione, sembrano non sfuggire nemmeno le Memorie di un pazzo di Tolstoj.

La leggerezza di queste giornate permette di lasciare da parte il giallo del momento o altre vaporose avventure ala moda per perdermi nelle riflessioni, nei racconti, nelle atmosfere fumose e opache di questi quattro racconti: “Memorie di un pazzo”, “Aliòscia Brocca”, “Come il marito uccise la moglie” e “Ricordi”.

C’è spazio per la meditazione sul senso della vita, il valore dell’esistenza di fronte all’arrivo ineluttabile della morte, sul relativismo di concetti quali male e bene, sino alla rievocazione quasi psicanalitica dei primissimi ricordi dello scrittore. Il tutto narrato e vissuto da personaggi capaci di andare oltre l’apparenza e le aspettative del lettore.

“Memorie di un pazzo” di Lev Tolstoj (SE)

“Memorie di un pazzo” di Lev Tolstoj (SE)

E allora stupisce vedere come, per un ricco possidente nella Russia di fine Ottocento, i beni materiali perdano repentinamente il loro valore offuscati dalla semplice e banale constatazione sulla democraticità della morte. Così come non può che lasciare sconcertati il modernissimo racconto “Come il marito uccise la moglie” dove i quattro protagonisti, compagni di viaggio, espongono le loro personali riflessioni sull’amore, sul rapporto di coppia, e sulla libertà, impossibile per alcuni e innegabile per altri, rispetto alla persona amata. A concludere il volume, il racconto autobiografico “Ricordi” dove lo scrittore tenta di ricostruire ricordi, per l’appunto, sensazioni e impressioni dei suoi primissimi anni di vita.

A volume ultimato, al lettore non resterà che prendere posizione, interrogare il suo pensiero circa libertà, bene e male, vita e morte, per lasciarsi cullare, in unltima istanza, dai propri personali ricordi.

*

Edizioni disponibili:

• Lev Tolstoj, Memorie di un pazzo, SE, 12,50 €.

by kokeicha

Così è la vita!

Basta che un giorno,qualcuno, tornando a casa, ti porga un lenzuolo bianco tutto appallottolato, dal quale sporge un musetto curioso e irrequieto…

… e la vita torna a fluire.

Maya © kokeicha 2010

Maya © kokeicha 2010

Benvenuta Maya.

Maya © kokeicha 2010

Maya © kokeicha 2010

Its raining memories... (Detail) © arline.deviantart.com

Its raining memories... (Detail) © arline.deviantart.com

Piove a dirotto, stanotte, e fuori dalla finestra si sente solo lo scrosciare della pioggia e il fracasso dei tuoni.

Me ne sto sul letto, ad ascoltare e scrivere, e nonostante il plaid ho i piedi ghiacciati. Anche i pensieri sono ghiacciati, e il cuore. Ho passato così tanto tempo a congelare una parte di me che mi domando se mai riuscirò, un giorno, a muovere  nuovamente qualche passo,  lasciar volare alti i pensieri, permettere al cuore di pulsare ancora.

Certe notti mi sento fredda. Fredda e vuota. Dov’è finito tutto ciò che avevo dentro? L’eco della mia voce torna in dietro. Sembra non sia rimasto più nessuno. Sarà che sono tutti evacuati per il maltempo…

Old woman  © paulie2nd.deviantart.com

Old woman © paulie2nd.deviantart.com

Alle volte mi capita di condividere con uno sconosciuto un momento speciale. Quando ci si incontra, mentre la vita ci trascina velocemente altrove. E noi riusciamo a fermarci, giusto il tempo di un attimo. Quanto basta, per poi riprendere il cammino.

«Signorì, così le schiaccia tutte!»

Sto sistemando alcune confezioni di fragole una sull’altra dentro un sacchetto della spesa ed evidentemente qualcuno ha qualcosa da ridire. Una signora accanto a me, sta curiosando senza ritegno.

«Poi così le si schiacciano tutte. Prenda un altro sacchetto!»

La signora mi ispira simpatia. Le sorrido come sorrido agli sconosciuti e replico «Così, quando arrivo a casa, ho già la macedonia pronta…» Lei mi guarda stranita, cerca di capire se sia seria o se stia scherzando e io, per farla felice, prendo un altra busta della spesa. Basta così poco… La sento finalmente farsi una bella risata. La guardo ridere con il volto segnato dalla vita e i capelli bianchi tagliati corti come quelli di una ragazzina, e rido a mia volta. Anzi, sorrido. Stavolta sorrido per davvero. Un sorriso sincero e spontaneo.

«Signorì – mi dice – ma che bel sorriso che c’ha! Proprio un bellissimo sorriso. Lei è davvero bella. Proprio bella!»

Non capita spesso. La guardo stranita – stavolta è il mio turno. «Lei è troppo gentile. Nemmeno mia nonna me le dice queste cose…» E penso subito a chi quel sorriso non ha voluto vederlo crescere, a chi rifiuta un saluto, a chi finge di sapere che esisto. A lei, e a tutti gli altri…

Dico spesso che non esitono, che al giorno d’oggi non se ne trovano più, che sono merce rara, animali in via d’estinzione eppure ieri ne ho avuto due sotto il naso, per tutto il pomeriggio.

Un messaggio di un’amica mi avvisa. Vengono degli amici e si va al mare. Sono amici di ormai vecchia (anche se non vecchissima) data, parte di quelli che hanno salvato la mia Pasqua. E così, capita che ci si ritrovi tutti in spiaggia. E non posso fare a meno di notare come siamo tutti cresciuti, tutti cambiati da quando ci siamo incontrati la prima volta. Straordinario. E se prima parlavamo di svaghi e divertimenti, ieri la conversazione non era più la stessa. Si parlava di rapporti, di condivisione di vita ed esperienze. Si parlava di amore, di fallimenti, di futuri da costruire, con qualcuno accanto eventualmente.

Abbiamo preso il sole, fatto battaglie con la sabbia, lunghe corse in acqua per sfuggire al nemico, come quando eravamo ventenni. E se la voglia di ridere non è cambiata, il modo di stare insieme, il dialogo, è sostanzialmente maturato.

Sono tornata a casa contenta. Contenta di aver constatato che i ragazzi in gamba esistono ancora. Quelli che parlano di valori, quelli che non capiscono cosa significa “stare insieme non seriamente”, quelli timidi che parlano poco ma dicono l’essenziale, quelli a cui brillano gli occhi quando si immaginano (o si ricordano) nel ruolo di uomo/maschio accanto alla propria donna.

Alla prossima.

Perché questa musica ha il potere di farmi sentire libera.

Buonanotte…

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