luglio 2010


Sdraiata sul letto, gli occhi chiusi e le mani dietro la testa, mi lascio trasportare dalle note di una delle più belle ballate dei Metallica: Nothing Else Matters.

Si apre così lo scrigno dei ricordi, il cuore batte veloce, il respiro accelera, la mente corre lontana a quella voce che cantava per me quando in macchina correvamo verso la città degli eterni innamorati; ripercorre quella passeggiata nel parco passata a contare baci e pulcini sparpagliati tra le aiuole; torna a quella mattina in cui svegliandoci l’uno accanto all’altra scoprimmo con piacere che qualcuno aveva preparato per noi, oltre alla colazione, un sottofondo di musica jazz.

Tengo gli occhi chiusi, giusto il tempo di ricordare il sapore del suo amore, il profumo del nostro incontro, i colori di quei giorni trascorsi insieme.

Le palpebre serrate, strette dalla morsa delle ciglia, torno a quel bigliettino volante appeso al muro del destino, a quella fame di vita con la quale iniziavamo le giornate, alle bollicine di quella passione travolgente e inaspettata, al biglietto del treno per Venezia infilato distrattamente tra le pagine di un libro.

“Se tengo gli occhi chiusi – penso – forse quei giorni torneranno”. Ma poi mi dico che è meglio riaprirli: solo allora potranno arrivarne di nuovi.

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Mi risveglio quasi di soprassalto, in questo pomeriggio di fine luglio, con un grido in gola. Cercavo un po’ di riposo e invece ho trovato un incubo. Anche nei sogni non riesco a staccarmi dalla realtà anzi, quasi maniacalmente, me la trascino dietro. E così, con i miei trent’anni, mi ritrovo in un corpo di bambina. Avrò circa otto anni e le code. Somiglio un po’ alla figlia di mio cugino che è nel sogno anche lei. Mi segue ovunque, spiandomi discretamente, mentre io cerco rifugio e solitudine in ogni stanza di quella che è la casa della mia infanzia e, ogni volta che mi trova, chiude piano la porta restando fuori. Quasi a volersi assicurare dei miei spostamenti e a volermi regalare quella privacy di cui vado in cerca. Ma io non capisco, ad ogni cambio di stanza sono sempre più ansiosa e la rabbia sale. Nella mente c’è ancora l’immagine che ha scatenato questa mia ira: mia madre intenta a rifare daccapo le melanzane ripiene che avevo appena finito di preparare. Ha già svuotato i ripieni e sta finendo di lavare i gusci prima di riempirli nuovamente. Probabilmente meglio di come avessi fatto io…

Non che ci voglia Freud per interpretare questo sogno, ma chi è la bimba che mi segue chiudendo pian piano la porta dei miei rifugi temporanei? Mah…

Ghost of a future lost © april182.deviantart.com

Ghost of a future lost © april182.deviantart.com

Non ce l’ho più! Quell’angolino tutto mio non riesco più a trovarlo. Lo avevo costruito, conquistato, plasmato circa sette anni fa e adesso l’ho smarrito. Mi sento persa, come fossi appena approdata in terra straniera. Gli occhi sgranati, il viso incredulo, l’aria di chi non sa dove andare. Osservo questo via vai di gente, questo brulicare di vita che non è la mia con aria impaurita e infastidita insieme. Vorrei che tacessero, smettessero di correre, di cambiare posizione. E intanto io non so che fare, dove andare… e me ne sto qui, in piedi, sola, ad aspettare che qualcosa, un suono, una luce, un profumo, orienti il mio andare. Per riconquistare di nuovo quell’angolino tutto per me.

Ho preso i biglietti per il concerto di Elisa…. Evvai!