Mi risveglio quasi di soprassalto, in questo pomeriggio di fine luglio, con un grido in gola. Cercavo un po’ di riposo e invece ho trovato un incubo. Anche nei sogni non riesco a staccarmi dalla realtà anzi, quasi maniacalmente, me la trascino dietro. E così, con i miei trent’anni, mi ritrovo in un corpo di bambina. Avrò circa otto anni e le code. Somiglio un po’ alla figlia di mio cugino che è nel sogno anche lei. Mi segue ovunque, spiandomi discretamente, mentre io cerco rifugio e solitudine in ogni stanza di quella che è la casa della mia infanzia e, ogni volta che mi trova, chiude piano la porta restando fuori. Quasi a volersi assicurare dei miei spostamenti e a volermi regalare quella privacy di cui vado in cerca. Ma io non capisco, ad ogni cambio di stanza sono sempre più ansiosa e la rabbia sale. Nella mente c’è ancora l’immagine che ha scatenato questa mia ira: mia madre intenta a rifare daccapo le melanzane ripiene che avevo appena finito di preparare. Ha già svuotato i ripieni e sta finendo di lavare i gusci prima di riempirli nuovamente. Probabilmente meglio di come avessi fatto io…

Non che ci voglia Freud per interpretare questo sogno, ma chi è la bimba che mi segue chiudendo pian piano la porta dei miei rifugi temporanei? Mah…

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