gennaio 2011


 

Sì, perché quando la settimana inizia il lunedì mattina alle 6:00 per essere alle 8:00 al corso di portoghese, proseguendo con 8 ore di lavoro più straordinari eventuali, e si conclude il venerdì alle 19:30 con un’arrancante rientro a casa, la domenica non può che essere oziosa. Ancora il sabato ci sono strascichi di iperattivita, ipercinetismo: pulizie, spesa, cinema, caffè, etc.

Ma la domenica, quando senti le campane delle dieci suonare dalla chiesa accanto, ti giri dall’altra parte e pensi che hai ancora qualche ora di sonno davanti a te. E una volta in piedi, ti trascini dal letto alla cucina, con una tazza fumante di tè e un caldo scialle di lana che prende le fattezze di una coperta di Linus che non ti abbandona mai. E dalla cucina alla camera da letto, e dalla camera da letto al divano. C’è il tempo per ascoltare un po’ di musica portoghese, finire di leggere il best-seller che mi era stato raccomandato da un caro amico quest’estate e che giaceva polveroso sul comodino ormai da diversi mesi, di fare merenda con un’ennesima tazza di tè e i miei biscotti preferiti, quelli che mi mandano in visibilio da quando avevo 7/8 anni, vale a dire da tanto tanto tanto tempo. Un baiocco dopo l’altro, ricarico le pile per la settimana che verrà, scegliendo il prossimo libro da leggere sperando di non tenerlo per mesi accanto all’abajour… esito, ma ho ancora tempo.

Ancora qualche ora di dolce far niente…

Ah, beato ozio domenicale!

 

Aggiornamento: 22:49

E una domenica oziosa come questa non poteva che concludersi con un bel bagno caldo, una montagna di sali profumati, un bagno-doccia dal profumo medio-orientale e Etta James che canta At last my love has come along... You smiled, you smiled and then the spell was cast…

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Frenesia è di sicuro un sostantivo che calzerebbe a pennello a queste mie ultime settimane. Impegni, lavoro, lavoro, impegni. Giornate che iniziano alle 6h con un susseguirsi si squilli di trombe (o forse solo di sveglia) e che prosegue sino alle 20h, quando stremata e priva di energia, mi lascio cenare davanti a un piatto fumante di minestra di cereali e una tivvù che nemmeno sento. Lo spirito altrove. Un giorno dopo l’altro, il tempo corre veloce, senza che riesca nemmeno a prendere il tempo per riassumere le mie idee.

La sera ho solo una voglia: mettermi sotto il piumone, con una boule a scaldarmi i piedi e un buon libro a tenermi lontano per qualche ora dalla mia vita, solo per distrarmi un po’. Da qualche mese a questa parte sono a Barcellona, nelle atmosfere opache e fumose de L’Ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon. Se mai riuscirò ad arrivare all’ultima riga vi racconterò delle mie impressioni.