Un po’ malinconico questo sabato pomeriggio. Sarà che c’è nell’aria un po’ di influenza, sarà che ho sfogliato gli album di ricordi – assai duri per la verità – di un paio d’anni fa, sarà che mi rivedo spensierata ventenne in attesa del futuro… eppure non riesco a stare ferma. Avrei voluto restare in panciolle, divorare qualche pagina di quel magnifico capolavoro russo che è Anna Karenina, fare merenda, sorseggiare un tè, sgranocchiare biscotti alla farina di riso… eppure non ci sono riuscita.

E come spesso mi capita, per non spensare troppo, mi sono lasciata travolgere da una sospetta iperattività. Mi sono dedicata a una minuziosa pulizia di casa, ho fatto la spesa tra mercato rionale e supermercato, e non contenta ho percorso la città in lungo e in largo per recuperare tutto il necessario per preparare una torta. Non mi importava se dovevo comprare anche le fruste elettriche; non mi importava nemmeno se mancavano farina, zucchero, lievito; non mi importava se mancava perfino l’insalatiera dove preparare il tutto, e la teglia tonda da mettere al forno. E non mi importava che fosse ormai troppo tardi per preparare una torta. E così, alle 20:30, aspetto di sfornare una torta per fare una ritardataria e consolatoria merenda… e il profumo di torta placa il mio ipercinetismo psico-fisico.

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