Davanti alla tv mi capita di finire sulla replica di una invasiva e barbarica trasmissione condotta da una giornalista che con gli anni si fa sempre meno dura e sempre più glamour. Scopro che l’ospite in collegamento è una delle voci femminili italiane più sublimi dopo quella di Mina. Sorrido. Strana coincidenza! Sorrido. Perché da qualche mese a questa parte le persone che incontro – a partire dagli amici fino a perfetti sconosciuti incontrati per caso su un treno o nel salone del parrucchiere – interrompono i nostri scambi di opinioni per dirmi: “Ma lo sai chi mi ricordi? Ecco, sì, a chi somigli? Sicuramente te l’avranno già detto, ma somigli a X”.

Pare, così dicono, e ormai non posso neanche far finta che siano pochi, che io somigli a questa brava e bella cantante italiana. E ritrovarmela davanti in tv mi incuriosisce, quasi volessi scoprire cosa dice di me questo mio celebre doppio. Al di là degli scambi di battute, di considerazioni più o meno interessanti, simpatiche e leggere come si addice alla tv, ecco viene fuori che al di là di tutti questi fronzoli, questa brava e bella cantante raccontando di sé parli di me più di quanto non mi sarei aspettata. E l’analisi critica che ne fa l’intellettuale di servizio mi lascia basita. Sorrido. Si parla di perfezione, di ansia, di nudità, di qualcosa che va dritto al sodo.

Sorrido. Pare che l’intellettuale di servizio stesse parlando della bella e brava cantante. Pare.

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