marzo 2012


Pink © weeyo24x.deviantart.com

Pink © weeyo24x.deviantart.com

Sono sempre di corsa, ultimamente. Ma va così da un anno a questa parte, la vita è diventata sempre più frenetica. Tra una corsa e l’altra, tra un lavoro e l’altro, tirando un sospiro di sollievo per quell’appuntamento settimanale che mi mette, anche se non lo confesserei mai, tanto in agitazione, riesco a fermarmi un attimo. Una manciata di secondi, lo guardo. È bello, molto. Nella vetrina di un negozio, un abito color cipria in stile bon-ton mi fa l’occhiolino. Oddio, è davvero bello! Cerco il prezzo su un cartellino. Troppo. Ormai tutto è troppo, ed è da tanto che non mi regalo qualcosa di bello. E questo è bello davvero… con quella linea un po’ anni 50. Ma devo riprendere la corsa. Non c’è tempo, adesso, per queste cose. Proprio non c’è.

Girl Staring (Detail) © Piddling.deviantart.com

Girl Staring (Detail) © Piddling.deviantart.com

È iniziata! La mia stagione di jogging. È iniziata oggi, ufficialmente, con quaranta minuti di corsa lungo quel mare al quale appartengo da sempre, da che esisto. Mentre girava la mia musica nelle orecchie e osservavo il mondo scorrere veloce. Quante vite si scoprono semplicemente osservando. Come quel ragazzo, dall’aria malinconica, appoggiato al muretto che divide la bella spiaggia dal nastro d’asfalto; guardava fisso lo schermo di un cellulare. Gli sono passata accanto, giusto pochi secondi, ha sollevato appena lo sguardo, ma è tornato in fretta a quello schermo che, dal suo sguardo, doveva essere muto. O quel gruppo di ragazzi sulla riva del mare che stavano a guardare e ridacchiare dei loro compagni che in acqua facevano probabilmente il primo bagno della stagione. Si stavano divertendo, e sembrava che per loro la vita non fosse ancora diventata troppo dura.

Mi piace osservare gli altri, distogliere l’attenzione da me stessa e stare a guardare le vite degli altri…

A Thousand Words (Detail) © KChan1787Delle volte mi sento un po’ come se fossi sorda… come se non riuscissi a sentire le parole dell’altro. Vedo la bocca muoversi, ma non sento le parole, non capisco, non arrivo ad afferrarne il senso. Mi pare di riconoscerne movimenti, sì, forse una “o”, quella con le labbra schiacciate l’una sull’altra forse è una “m”, o forse no…

E poi cerco, provo, mi sforzo di dire, di dare. E come se oltre alla sordità ci fosse anche il mutismo. Come se volessi dire “acqua” e dalla mia bocca uscisse “vento”, come se tentassi di dire “bello” e venisse fuori “chiave inglese”. Gli occhi davanti, che mi osservano e che si aspettavano quel “bello”, si trovano confrontati a una miserevole “chiave inglese” che delude le aspettative di una conversazione malata, perché irrimediabilmente univoca. E trovarsi confrontati a quello smarrimento è terribile, quel lampo di delusione, quel silenzio che sembra gridare. E la voglia di giustificarsi, di spiegare, di dire che no, che io in realtà volevo dire ‘bello’, e non so perché dalla bocca era venuta fuori quell’assurda ‘chiave inglese’, che poi che c’entra?, che io ho anche studiato le lingue, proprio perché volevo essere capita, proprio perché non volevo più vedere quell’odioso interrogativo negli occhi di chi mi guarda, perché ‘bello’ se vuoi te lo dico in inglese, in francese, in spagnolo, in portoghese, in russo, in cinese, ma dalla bocca viene fuori sempre quella stramaledettissima ‘chiave inglese’. E lo capisco dall’interrogativo di quegli occhi, che non mi capiscono, non mi comprendono… non riesco proprio a parlare quella tua stessa maledetta lingua. Almeno non oggi.

Fiore!!!

 

 

Ho deciso: non ho voglia di lavorare! È sabato anche per me. Sono stata a crogiolarmi al sole, ho ascoltato la musica, quella che piace a me, quella che mi fa venire i brividi, e che ricorda tante cose, e subito mi viene voglia di prendere le scarpe da corsa per andare a fare i miei dieci chilometri di jogging a perdifiato lungo quel mare a cui appartengo.

In circolazione, oggi, non c’è nessuno. Non posso restare a casa. Oggi non si può. Ci sono giorni che non riesci. E allora anche questo è deciso: mi faccio una doccia, mi vesto, mi trucco, vogio sembrare diversa, almeno fuori. Metto i tacchi, stasera. Il rossetto, quello rosso marilyn. Due gocce di Chanel.

E mi lascio dietro una delle canzoni di questo pomeriggio.