donne


Marilyn Monroe

Marilyn Monroe

Questa mattina non ho proprio voglia di andare in ufficio… la sveglia ha suonato per 45 minuti, prima che riuscissi a trovare la forza di alzarmi. Voglio restarmene così, tra le lenzuola del letto, come in quella famosa foto di Marilyn Monroe…

Annunci

Pioveva. A dispetto di questo mese di giugno e del caldo la pioggia scendeva pacata. Pioveva, mentre tornando a casa ripensavo alla giornata quasi finita. C’era un’atmosfera da film francese degli anni ’60: la città era avvolta in un bel blu cobalto, le luci dei lampioni quasi arancioni, il ticchettio del pianto delle nuvole.

«Pensate di andare a vivere insieme?»

La pioggia, ieri, ha accompagnato il mio solitario rientro a casa. Abbiamo chiacchierato del più e del meno, le raccontavo di quell’arrivederci costato tanta tristezza, di quell’amica venuta in città portando per me una canzone da pelle d’oca…

«Tengo razones, razones de sobra para pedirle al viento que vuelvas

aunque sea como una sombra

tengo razones, para no quererte olvidar

porque el trocito de felicidad fuiste tu quien me lo dio a probar.»

Chiacchieravo con la pioggia, mentre le poche persone rimaste ancora per strada sgattaiolavano dentro i portoni del centro storico per trovare un riparo familiare.

«Guarda come piove. Torna dentro…»

Pioveva. Mentre rientravo a casa con un unico pensiero per la testa, più che un pensiero il bisogno di trovare una soluzione. Perché vorrei, ma non posso. Chiedere non si può. Bisogna riflettere, riflettere bene. Perché un errore in certi casi lo si paga per tutta la vita. Sbagliare, anche solo il momento, stavolta non si può. Non si deve. E allora rifletto. Rifletto più forte. Rifletto ancora più intensamente.

«Prima, signora mia, ci si comprava il terreno,

poi si sistemava tutto, si costruiva la casa,

e in un paio d’anni era pronto.

Erano altri tempi, signora mia.

Questi giovani…»

Pioveva, ieri. Mentre rientravo a casa accompagnata da un arrovellante dubbio esistenziale.

 

© kokeicha 2010

© kokeicha 2010

Domenica pomeriggio. Sono sul treno che mi riporta a casa. Il viaggio sarà lungo, ho un paio di ore di fronte a me e ne approfitto per rilassarmi, leggere un po’ e scrivere. È stato un fine settimana pieno di impegni. Ormai non mi riposo nemmeno la domenica. Si corre, si corre, si corre… e quando non è il lavoro, è la famiglia, o gli amici. Ultimamente dedico poco tempo a me stessa, ma va bene così. Ho dispensato coccole in famiglia, ho fatto la cuoca per la maggior parte del tempo riuscendo divinamente (scusate la modestia) una velouté di zucca e una minestra di farro. Ho visto le amiche, ci siamo aggiornate sul lavoro, sui progetti, sugli ultimi uomini delle nostre vite… c’è chi viene, c’è chi va, c’è chi per fortuna resta. E ci si ritrova, di sabato sera, di fronte a un tè caldo come delle vecchie ziette. C’è chi ha appena affittato un nuovo appartamento, chi ne ha comprato uno, chi sta cercando casa. È come se vedessi la scena dal di fuori… siamo donne in gamba. Mi piacciono, le mie amiche. Ridiamo parlando di uomini, d’altronde è sabato sera e ci vuole anche un po’ di svago. C’è chi è arrabbiata, chi è smarrita, chi è felice… Tutte crediamo ancora nell’amore, quello vero. Si parla di passione, di sesso, di coccole. Poi di viaggi, prossime partenze, prossimi rientri. Si torna a casa, felici di esserci, sempre noi.

… Così è la vita…

Il risveglio questa mattina sa di ammorbidente e pane tostato. Ho appena steso il bucato, preparo la colazione, e mi lascio cullare dalle calde note della talentuosa Esperanza Spalding.

E la vita va, come dovrebbe andare.

Sono questi i piccoli attimi di pace che mi fanno pensare che la vita è bella. Al risveglio, questa mattina, mancava la sua mano a tenere la mia. Ma so che sta tornando.

E intanto burro, e anche marmellata… e le campane della chiesa suonano. Devo andare!

Jon Scissorhand © mysticalpotatohead.deviantart.com

Jon Scissorhand © mysticalpotatohead.deviantart.com

L’uomo perfetto, quello che tutte sogniamo, esiste davvero. E si trova qui nella città dove abito. E guarda caso, è anche il mio parrucchiere. Trentenne bello e affascinante, sguardo simpatico e indagatore, grande affabulatore e mago della bellezza femminile. Sfoggiando uno smalto e un rossetto rosso fragola, antidoto per le folate di malinconia, gli lascio carta bianca. Sa meglio di me quale taglio mi sta meglio e valorizza il mio viso. Parliamo di lavoro, di progetti, perché lui è uno di quegli uomini che non ha paura di parlare dei suoi limiti, delle sue debolezze, delle sue speranze. Il mio parrucchiere, a trentasei anni, ha un salone tutto suo, una squadra di parrucchieri che lavora per lui, una moglie che adora e che lo rende ancora più forte, due bimbi piccoli.

Mi ha sempre affascinato. Quanto è vero che dietro ogni grande uomo c’è una straordinaria donna! Lui parla, e a soli trentasei anni (cosa rara di questi giorni) è già un uomo. E parlando parlando, il mio parrucchiere, arriva al tasto dolente: «Ma tu, scusa se te lo chiedo, sei fidanzata?». E non contento aggiunge: «No perché sai, le donne in carrier…»

«Noooo! Per carità, non dirlo. Non chiamarmi così…» No, perché lo sanno tutti che poi le donne in carriera non le vuole nessuno. E poi cosa vuol dire donna in carriera? A me la carriera, la scalata al successo, lo stralavoro per un grado superiore non sono mai interessati. L’unica cosa alla quale miro e ho sempre mirato,è stata fare un lavoro che mi piacesse, che mi appassionasse.

«No, perché sai, lo vedo oggi e posso solo immaginarti, con un uomo forte accanto, cosa potresti diventare…»

Lui mi vede già, in questa sua proiezione della sua mente. Io non ci riesco.

Odio essere definita una donna in carriera!

Luz Casal - La Pasion (Album 2009)

Luz Casal - La Pasion (Album 2009)

Sarà che da buona italo-meridionale sono affascinata dalla cultura latina. Sarà che Spagna e Sud America hanno sempre avuto ai miei occhi un fascino e un mistero impareggiabili. Sarà che in questi giorni sto leggendo un saggio romanzato su Fidel Castro e la storia di Cuba, ma questo week end si annuncia musicalmente in linea con tali premesse e mi permette di scoprire una cantante spagnola dalla sensualità e dall’eleganza inenarrabili.

Non resta che lasciare la parola a questa sua canzone, tratta dal suo ultimo album.

Luz Casal, Historia de un amor

Ricevimento regale, vestito bianco a meringa, calici di champagne e damigelle d’onore vestite di lilla rappresentano ancora, in questo XXI secolo, il sogno di noi donne moderne?

The Elegance Of Innocence (Detail) © http://insaneone.deviantart.com

The Elegance Of Innocence (Detail) © http://insaneone.deviantart.com

Guardando una di quelle commedie americane dove le storie d’amore si concludono per forza di cose con un bel matrimonio e tanto di ricorso al fiabesco “e vissero tutti felici e contenti” mi ritrovo a pensare come questo scenario ormai diventato popolar-tradizionale non faccia parte delle mie proiezioni future.

Figlia degli anni ’70, intenta a costruire non una carriera ma il lavoro dei miei sogni, alla ricerca dell’amore, quello che dura per tutta la vita proprio come succedeva ai nostri genitori, sogno tante cose, ma non il matrimonio in bianco. Sogno una casa mia, una famiglia, delle figlie, un lavoro che corrisponda alle mie passioni, ma non il vestito bianco, né le damigelle, né il ricevimento principesco. Non mi fa sognare il velo da sposa, né la musica nuziale, né l’orchestra che suona…

Era solo il 2003 quando ancora sospiravo guardando mia cugina scegliere il suo abito da sposa. Avevo già scelto il mio, tra quelli visti. Oggi non mi fa più sognare. Mi fa solo tristezza per l’ipocrisia che si porta dietro. Sposi atei che scelgono il matrimonio in chiesa, preti che predicano bene e razzolano male, invitati che non si rivedranno più per il resto della vita, altri che non si era mai visti prima, parenti che non si sopportano, e la separazione che già incombe in agguato. Il tutto accompagnato da sorrisi a profusione.

Alle volte penso che l’unico matrimonio possibile, per me, potrebbe essere in jeans e con al massimo 10 invitati, senza ricevimento, senza liste nozze… senza matrimonio, insomma.

Forse solo una margherita bianca…

Pagina successiva »