lavoro


Marilyn Monroe

Marilyn Monroe

Questa mattina non ho proprio voglia di andare in ufficio… la sveglia ha suonato per 45 minuti, prima che riuscissi a trovare la forza di alzarmi. Voglio restarmene così, tra le lenzuola del letto, come in quella famosa foto di Marilyn Monroe…

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Eccolo, il venerdì mattina, ore 7:24. Faccio colazione davanti a una tazzona di tè aromatizzato agli agrumi e una valanga di abbracci. Sì, sì, proprio abbracci. Cioccolato, panna. Cioccolato, panna. Cioccolato, panna. Dopo il lavoro, oggi prenderò il treno per tornare al mio mare. Penso che porterò con me anche la macchina fotografica. E di sicuro una mezza piletta di libri, nuovi o già iniziati, sperando di avere il tempo di sfogliare qualche pagina.

Eccolo, il venerdì è arrivato. Ore 7:32. Mi preparo a questa giornata di lavoro, l’ultima prima del week end, con un pizzico di dolcezza, un abbraccio dopo l’altro.

relaxing © kokeicha 2010

relaxing © kokeicha 2010

Ultimamente mi rendo conto che le energie non mi bastano. Avrei bisogno di un break, una pausa, se fosse possibile partire, ma non per lavoro, partire per un altrove. Chiuso per ferie. Partire per ferie. Rigorosamente vicino al mare, sempre.

Stamattina uno strano dolore mi ha svegliato prima ancora che suonasse la sveglia; non erano ancora le sei, e il dolore poi mi ha accompagnato per tutta la mattinata. So che è solo un po’ di stanchezza accumulata, la settimana scorsa ho portato a termine un progetto importante, nel quale ho messo tutte le energie residue. Adesso, per recuperare, mi ci vorranno sole, mare, sorella, micia, amiche, buoni libri, alcol, cibo, jogging.

Domani è già giovedì, il week end sta arrivando. E me lo farò bastare.

Frenesia è di sicuro un sostantivo che calzerebbe a pennello a queste mie ultime settimane. Impegni, lavoro, lavoro, impegni. Giornate che iniziano alle 6h con un susseguirsi si squilli di trombe (o forse solo di sveglia) e che prosegue sino alle 20h, quando stremata e priva di energia, mi lascio cenare davanti a un piatto fumante di minestra di cereali e una tivvù che nemmeno sento. Lo spirito altrove. Un giorno dopo l’altro, il tempo corre veloce, senza che riesca nemmeno a prendere il tempo per riassumere le mie idee.

La sera ho solo una voglia: mettermi sotto il piumone, con una boule a scaldarmi i piedi e un buon libro a tenermi lontano per qualche ora dalla mia vita, solo per distrarmi un po’. Da qualche mese a questa parte sono a Barcellona, nelle atmosfere opache e fumose de L’Ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon. Se mai riuscirò ad arrivare all’ultima riga vi racconterò delle mie impressioni.

 

 

A Child's Dance Escapes Time © http://ciaee.deviantart.com

A Child's Dance Escapes Time © http://ciaee.deviantart.com

«And I think to myself, what a wonderful world» con queste parole la radio mi accoglie in questo primo risveglio all’interno della mia nuova vita. Il tempo stabilito per una doccia, la colazione, e poi subito in ufficio.

Già pronta, lascio asciugare smalto e capelli all’aria mattutina fresca e frizzante che faccio entrare dalla finestra.

L’appartamento è ancora mezzo vuoto. Sa di casa appena abitata. Come la precedente, so che mi ci vorranno alcuni mesi per riempirla con la mia esistenza. E già lascio tracce di me in questo nuovo mondo…

Work in progress

Work in progress

All rights reserved © http://piotrek-pasterny.deviantart.com/

Strana settimana, questa appena iniziata. Essere in ufficio a fare le veci del Capo, senza dover rendere conto a nessuno, libera di lavorare come meglio mi pare e di fare un pausa quando ne ho voglia.

C’è uno strano silenzio. Ci sto bene, in questo silenzio. Forse mi ci voleva.

Ho tra le mani il sogno e l’illusione di qualcuno. Qualcuno che ha creduto in un’intuizione, pensandola geniale. Io valuto, cerco di capire, di scovare la genialità. Devo ammettere che ancora non ci sono riuscita. Qualche amica mi considera come una sorta di killer dei sogni altrui. Io non ci avevo mai pensato prima. E un po’, in fondo, è vero.

Ma che soddisfazione quando si trova questa genialità nella speranza di qualcuno, che voglia di vederla realizzata. E quando poi chiamano in ufficio, dicendo “Avete fatto davvero un ottimo lavoro, sono molto soddisfatto” è una delle ricompense più grandi.