sogni


Girl Staring (Detail) © Piddling.deviantart.com

Girl Staring (Detail) © Piddling.deviantart.com

È iniziata! La mia stagione di jogging. È iniziata oggi, ufficialmente, con quaranta minuti di corsa lungo quel mare al quale appartengo da sempre, da che esisto. Mentre girava la mia musica nelle orecchie e osservavo il mondo scorrere veloce. Quante vite si scoprono semplicemente osservando. Come quel ragazzo, dall’aria malinconica, appoggiato al muretto che divide la bella spiaggia dal nastro d’asfalto; guardava fisso lo schermo di un cellulare. Gli sono passata accanto, giusto pochi secondi, ha sollevato appena lo sguardo, ma è tornato in fretta a quello schermo che, dal suo sguardo, doveva essere muto. O quel gruppo di ragazzi sulla riva del mare che stavano a guardare e ridacchiare dei loro compagni che in acqua facevano probabilmente il primo bagno della stagione. Si stavano divertendo, e sembrava che per loro la vita non fosse ancora diventata troppo dura.

Mi piace osservare gli altri, distogliere l’attenzione da me stessa e stare a guardare le vite degli altri…

don't give up on a dream © marii85

don't give up on a dream © marii85

… vorrei un po’ di serenità, vorrei tutto l’amore che posso, vorrei un pizzico di gioia, un granello di follia, e tanta ma tanta speranza per il futuro. Vorrei tutto quello che questa vita può offrirmi, tutte le cose che posso pretendere di avere, perché di vita non ne potrò vivere un’altra. E allora vorrei ogni cosa, perché alla fine, e non so quando la fine verrà, non vorrei davvero avere dei rimpianti. Non vorrei dirmi avrei dovuto essere più presente, o avrei dovuto amare di più, o avrei dovuto cogliere quell’occasione, o avrei dovuto smettere di inseguire le stelle cadenti, o avrei dovuto godere delle piccole cose che già avevo. Vorrei avere la botte piena e la moglie ubriaca, perché non vorrei rinunciare né all’una, né all’altra, entrambe preziose. Vorrei realizzare un sogno, ma per essere felice forse dovrei smettere di sognare. Vorrei che ogni tanto, ma solo ogni tanto, la vita fosse un po’ semplice, anche per me. Vorrei che quel vecchio conto con la vita fosse già saldato, vorrei smetterla di sentirmi creditrice, eppure sento che ho ancora qualcosa da pretendere.

Ho voglia di far volare un aquilone, di veder sbocciare un fiore, di sentire il canto degli uccelli al mattino, di sentire il profumo dei gerani, di ascoltare le cicale cantare…

Pioveva. A dispetto di questo mese di giugno e del caldo la pioggia scendeva pacata. Pioveva, mentre tornando a casa ripensavo alla giornata quasi finita. C’era un’atmosfera da film francese degli anni ’60: la città era avvolta in un bel blu cobalto, le luci dei lampioni quasi arancioni, il ticchettio del pianto delle nuvole.

«Pensate di andare a vivere insieme?»

La pioggia, ieri, ha accompagnato il mio solitario rientro a casa. Abbiamo chiacchierato del più e del meno, le raccontavo di quell’arrivederci costato tanta tristezza, di quell’amica venuta in città portando per me una canzone da pelle d’oca…

«Tengo razones, razones de sobra para pedirle al viento que vuelvas

aunque sea como una sombra

tengo razones, para no quererte olvidar

porque el trocito de felicidad fuiste tu quien me lo dio a probar.»

Chiacchieravo con la pioggia, mentre le poche persone rimaste ancora per strada sgattaiolavano dentro i portoni del centro storico per trovare un riparo familiare.

«Guarda come piove. Torna dentro…»

Pioveva. Mentre rientravo a casa con un unico pensiero per la testa, più che un pensiero il bisogno di trovare una soluzione. Perché vorrei, ma non posso. Chiedere non si può. Bisogna riflettere, riflettere bene. Perché un errore in certi casi lo si paga per tutta la vita. Sbagliare, anche solo il momento, stavolta non si può. Non si deve. E allora rifletto. Rifletto più forte. Rifletto ancora più intensamente.

«Prima, signora mia, ci si comprava il terreno,

poi si sistemava tutto, si costruiva la casa,

e in un paio d’anni era pronto.

Erano altri tempi, signora mia.

Questi giovani…»

Pioveva, ieri. Mentre rientravo a casa accompagnata da un arrovellante dubbio esistenziale.

 

Tea forté

Tea forté

Domenica mattina, ore 10:02, finalmente un attimo per scrivere. Fuori dalla finestra il cielo è azzurro e la cupola della vecchia cattedrale sembra ancora più bella del solito. Faccio colazione con una tazza di tè speciale, souvenir che il mio moroso ha portato da  Milano.

Dal melange di filtri tutti diversi l’uno dall’alro, tiro fuori il mio peferito, l’Earl Grey. Ne preparo una teiera grande in modo da poterlo assaporare come si deve. Metto su un CD di Cesaria Evora, e già mi immagino sulle spiagge di Cabo Verde.

Così, con i piedi sulla sabbia bagnata e la mente che già vive quell’estate che sta arrivando  approfitto di una pausa magica.

Finalmente domenica.

E ancora bloggo.

 

 

 

Il tè, per chi fosse curioso, è un Earl Grey delizioso, forse il migliore che abbia mai assaggiato, della marca Teaforté. Gli appassionati di tè possono dare un’occhiata al sito.

 

Chinese Glasses (Detail) © http://imnickle.deviantart.com

Chinese Glasses (Detail) © http://imnickle.deviantart.com

Penso spesso al futuro, pianificando, o almeno tentando di pianificare le cose. Prevedendo una serie di scelte, che spesso si compiono, portando man mano alla realizzazione di sogni e progetti. Non so bene quando ho iniziato, ricordo che a diciotto anni affidai la mia vita ad  un tiro di dadi. Oggi, invece, mi rendo conto che sono esattamente dove volevo essere, che a partire da quel tiro di dadi, ho costruito una strada, mattone dopo mattone, che mi porta ad essere oggi la donna che volevo essere.

E ogni volta che una scelta, un progetto, un desiderio si compie, ritrovo non la gioia di un evento compiuto, ma l’euforia di una nuova esperienza. L’avevo desiderato qualche tempo fa, avevo trovato connessioni, stimato i vantaggi professionali, considerato la crescita personale. Oggi l’ho fatto: mi sono iscritta ad un corso di portoghese.

Vamos com o portugués!

 

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