storie


Girl Staring (Detail) © Piddling.deviantart.com

Girl Staring (Detail) © Piddling.deviantart.com

È iniziata! La mia stagione di jogging. È iniziata oggi, ufficialmente, con quaranta minuti di corsa lungo quel mare al quale appartengo da sempre, da che esisto. Mentre girava la mia musica nelle orecchie e osservavo il mondo scorrere veloce. Quante vite si scoprono semplicemente osservando. Come quel ragazzo, dall’aria malinconica, appoggiato al muretto che divide la bella spiaggia dal nastro d’asfalto; guardava fisso lo schermo di un cellulare. Gli sono passata accanto, giusto pochi secondi, ha sollevato appena lo sguardo, ma è tornato in fretta a quello schermo che, dal suo sguardo, doveva essere muto. O quel gruppo di ragazzi sulla riva del mare che stavano a guardare e ridacchiare dei loro compagni che in acqua facevano probabilmente il primo bagno della stagione. Si stavano divertendo, e sembrava che per loro la vita non fosse ancora diventata troppo dura.

Mi piace osservare gli altri, distogliere l’attenzione da me stessa e stare a guardare le vite degli altri…

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Sentirsi protesi verso il futuro è una sensazione alquanto strana per una che, in genere, sta aggrappata al passato incapace di lasciarlo andare. Un futuro che vedo, quasi fosse presente. Lo vedo nitido davanti ai miei occhi, e questo presente che scorre veloce sembra già così passato. Queste mura sono quelle di una casa che non è più la mia, queste finestre mi mostrano il ricordo di un panorama ormai estinto. Ora abito luoghi della mente, ologrammi del cuore, un divenire ormai divenuto. Così percepisco questo futuro che è già presente.

Old woman  © paulie2nd.deviantart.com

Old woman © paulie2nd.deviantart.com

Alle volte mi capita di condividere con uno sconosciuto un momento speciale. Quando ci si incontra, mentre la vita ci trascina velocemente altrove. E noi riusciamo a fermarci, giusto il tempo di un attimo. Quanto basta, per poi riprendere il cammino.

«Signorì, così le schiaccia tutte!»

Sto sistemando alcune confezioni di fragole una sull’altra dentro un sacchetto della spesa ed evidentemente qualcuno ha qualcosa da ridire. Una signora accanto a me, sta curiosando senza ritegno.

«Poi così le si schiacciano tutte. Prenda un altro sacchetto!»

La signora mi ispira simpatia. Le sorrido come sorrido agli sconosciuti e replico «Così, quando arrivo a casa, ho già la macedonia pronta…» Lei mi guarda stranita, cerca di capire se sia seria o se stia scherzando e io, per farla felice, prendo un altra busta della spesa. Basta così poco… La sento finalmente farsi una bella risata. La guardo ridere con il volto segnato dalla vita e i capelli bianchi tagliati corti come quelli di una ragazzina, e rido a mia volta. Anzi, sorrido. Stavolta sorrido per davvero. Un sorriso sincero e spontaneo.

«Signorì – mi dice – ma che bel sorriso che c’ha! Proprio un bellissimo sorriso. Lei è davvero bella. Proprio bella!»

Non capita spesso. La guardo stranita – stavolta è il mio turno. «Lei è troppo gentile. Nemmeno mia nonna me le dice queste cose…» E penso subito a chi quel sorriso non ha voluto vederlo crescere, a chi rifiuta un saluto, a chi finge di sapere che esisto. A lei, e a tutti gli altri…

Summertime © kokeicha 2010

Summertime © kokeicha 2010

Da qualche mese, per tenere la mente impegnata, o meglio disimpegnata, mi dedico al mio jogging quotidiano. E per evitare che la corsetta in solitaria favorisca pensieri pesanti, mi concentro sulla musica, sul paesaggio, la spiaggia, i turisti, le strade, le macchine, etc.

Da circa un mesetto, a distrarmi ulteriormente, c’è un tipo che fa jogging più o meno ai miei stessi orari. Ci si incrocia, ci si scrocia, e ci si reincrocia nuovamente. Avanti e indietro.

In questa presuntuosa città, le persone che corrono non si salutano. Non si guardano nemmeno. Si diventa trasparenti. Questa lezione l’avevo imparata tanti anni or sono. Invece, io e il mio omologo non solo ci sorridiamo, ma ci salutiamo anche. Il caso vuole che sia anche abbastanza carino da distrarre quei pensieri funesti che ultimamente occupano ad oltranza la mia mente. E mi distraggo. Corro e mi distraggo.

Una settimana fa, ha approfittato di un momento di pausa reciproco per presentarsi. “Evvaiiii!!!” mi son detta. E tutto questo brio è esploso in una risata fragorosa e sincera ieri sera, quando alla fine della “nostra” corsetta abbiamo scambiato due chiacchiere proprio quando, dopo avergli spiegato che avevo problemi alle articolazioni delle ginocchia, lui mi ha guardato e ha detto con estrema nonchalance :

“È il peso! Quando fanno male le ginocchia è il peso. Basta che perdi un paio di chili e risolvi il problema…”

Ma io dico, possibile che voi uomini non abbiate ancora imparato?

È da due mesi che sto combattendo la mia personalissima lotta contro questi due fottutissimi chili, ma a sentirmelo dire così mi sono sentita come la ragazzina di Hairspray.

A piedi nudi © kokeicha 2010

A piedi nudi © kokeicha 2010

Confesso che era uno dei miei momenti peggiori. A volte capita. Quei momenti in cui tutto ti sfugge di mano e speri nel domani perché la famosa ruota riprenda a girare. E l’unica cosa che riesci a fare, con i tuoi trent’anni suonati, è chiuderti come un bimbo in un metaforico armadio, sperando che l’oscurità possa nasconderti ad un destino che sembra accanirsi su di te.

È arrivata in quel momento, a tirarmi fuori dal mio antro, una bellissima bimba con la quale intrattengo fin dalla sua nascita un rapporto speciale. Una biondina di sei anni, che non vedevo da troppi mesi, e che è venuta sino a me per aggrapparsi al mio collo come una piccola scimmietta, con tutta la dolcezza e l’affetto di cui è capace. E così, con le braccia strette al mio collo e le lunghe gambette attanagliate alla mia vita mi ha regalato un raggio di sole.

Non era proprio uno dei miei momenti migliori, ma sono dovuta uscire dalla grotta buia e fredda per portarla in spiaggia a raccogliere conchiglie con i piedi in acqua.

È stato un mese duro. Spero che, con queste premesse, l’atmosfera di giugno si alleggerisca un po’…

Una casetta piccolina in Canadà © kokeicha 2010

Una casetta piccolina in Canadà © kokeicha 2010

Ci sono immagini, scorci, vedute, che restano nella mente nonostante la loro banalità. Non vi è nulla di straordinario in loro eppure evocano in noi sensazioni primordiali, effimere e inafferrabili, lasciando spazio alla nostalgia e ad una vaga idea di calore e protezione.

C’è un casolare circondato dai campi, colorato di giallo, davanti al quale passo ogni volta che esco a fare jogging. Ci passo anche questa mattina, mentre Ligabue canta per me le sue più belle canzoni. Sembra immerso in una valle incantata, probabile dimora di fate e folletti. «Ecco – penso – lì ci vivrei bene!» Mi vedo seduta ad un tavolo di legno scuro, intenta a lavorare, a scrivere, o di fronte ad un caminetto acceso a leggere un libro dopo l’altro. C’è profumo di pane fatto in casa, e il rumore delle oche che di sicuro starnazzano in cortile. Un cane, è come se lo vedessi, gongola al sole dando la caccia alle lucertole. Una voce mi chiama dall’altra stanza…

Un’amica scioglie l’incanto e io sto solo facendo jogging.

Take My Hand © A-y-k-u-t

Take My Hand © A-y-k-u-t

Ma l’amore, quello predestinato, quello dell’ “insieme nonostante tutto”, esiste davvero? O in tempi moderni l’amore è subordinato ad una sorta di narcisistica scelta di  non-coinvolgimento che, passando sugli altri come un carro armato, ha l’unico scopo di preservare se stesso?

È questa la domanda che mi pongo. Perché ieri sera guardavo, seduta tranquilla sul divano di casa, Slumdog Millionaire. E perché una volta finito il film mi sono trovata a consolare un’amica disperata perché si era sentita etichettare dall’uomo che corteggia da un anno come passatempo piacevole, al pari del cibo, del calcio, delle partite di scacchi.

Dov’è l’amore di cui narrano i vati contemporanei? Esiste davvero? O è solo una chimera? Certo tali destini straordinari non sono certo per Signor Nessuno però, negli amori che mi circondado, in quelli avuti, in quelli desiderati, non ho mai trovato questa straordinario superamento di sè, ma solo narcisismo, egocentrismo e sadismo, proprio come nei racconti di Tanizaki.

Ma preservare la propria solitudine è davvero l’unico modo per raggiungere la felicità? Possibile che l’offrirsi non sia più contemplato da queste società moderne? Possibile che non si sia più disposti a dare, comprendere e condividere? Le parole onestà, integrità e rispetto hanno ancora un significato?

Mi viene da pensare che l’uomo moderno sia incapace di quegli slanci che resero celebri gli Antichi. Nessuno sembra più riuscire ad andare al di là del proprio naso timoroso di sbattere la fronte contro l’altro, e di accorgersi di non essere il solo principe in questo mondo di ciechi.

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