vita


Goodmorning June!

Giugno, il mese  dell’estate, delle ciligie, del mare, del sole, dei colori, della vita. È sempre così, ogni anno, in questo periodo, quasi un ritorno alla vita. Sarà che lo scorso fine settimana sono andata al mare, sarà che non smetto di mangiare valanghe di ciliegie, sarà che anche se ieri il cielo era coperto faceva un caldo quasi afoso, sarà che dal letto ho finalmente tolto il piumone.

Sarà un po’ per tutte queste cose insieme, ma oggi, per questo principio di Giugno, per quest’estate che sta iniziando, ho deciso di indossare una maglietta color magenta. Benvenuto Giugno, ti stavo aspettando!

Eccolo, il venerdì mattina, ore 7:24. Faccio colazione davanti a una tazzona di tè aromatizzato agli agrumi e una valanga di abbracci. Sì, sì, proprio abbracci. Cioccolato, panna. Cioccolato, panna. Cioccolato, panna. Dopo il lavoro, oggi prenderò il treno per tornare al mio mare. Penso che porterò con me anche la macchina fotografica. E di sicuro una mezza piletta di libri, nuovi o già iniziati, sperando di avere il tempo di sfogliare qualche pagina.

Eccolo, il venerdì è arrivato. Ore 7:32. Mi preparo a questa giornata di lavoro, l’ultima prima del week end, con un pizzico di dolcezza, un abbraccio dopo l’altro.

relaxing © kokeicha 2010

relaxing © kokeicha 2010

Ultimamente mi rendo conto che le energie non mi bastano. Avrei bisogno di un break, una pausa, se fosse possibile partire, ma non per lavoro, partire per un altrove. Chiuso per ferie. Partire per ferie. Rigorosamente vicino al mare, sempre.

Stamattina uno strano dolore mi ha svegliato prima ancora che suonasse la sveglia; non erano ancora le sei, e il dolore poi mi ha accompagnato per tutta la mattinata. So che è solo un po’ di stanchezza accumulata, la settimana scorsa ho portato a termine un progetto importante, nel quale ho messo tutte le energie residue. Adesso, per recuperare, mi ci vorranno sole, mare, sorella, micia, amiche, buoni libri, alcol, cibo, jogging.

Domani è già giovedì, il week end sta arrivando. E me lo farò bastare.

Ho così tanti libri sul mio comodino, una pila di libri in lettura che a guardarla bene sembra un’immensa torre di Pisa, un po’ sbilenca che rimanda a un’altra pila, anzi, una fila di libri, uno accanto all’altro, schierati nella libreria di casa, che chiedo tutti a gran voce una sola e unica cosa: essere letti.

Sto leggendo almeno tre cose molto interesanti, ma ho letto anche molte cose un po’ mediocri di questo ultimo periodo. Magari ve ne parlerò nel prossimo post, preparatevi, avvisi di lettura in arrivo.

E nel frattempo a dire il vero penso che, questo fine settimana, forse me ne andrò al mare, forse, perché sono stanca e avrei voglia di ricaricare le pile.

Mare, libri e blog. Questo è il programma per il week end.

Sentirsi protesi verso il futuro è una sensazione alquanto strana per una che, in genere, sta aggrappata al passato incapace di lasciarlo andare. Un futuro che vedo, quasi fosse presente. Lo vedo nitido davanti ai miei occhi, e questo presente che scorre veloce sembra già così passato. Queste mura sono quelle di una casa che non è più la mia, queste finestre mi mostrano il ricordo di un panorama ormai estinto. Ora abito luoghi della mente, ologrammi del cuore, un divenire ormai divenuto. Così percepisco questo futuro che è già presente.

 

Un po’ malinconico questo sabato pomeriggio. Sarà che c’è nell’aria un po’ di influenza, sarà che ho sfogliato gli album di ricordi – assai duri per la verità – di un paio d’anni fa, sarà che mi rivedo spensierata ventenne in attesa del futuro… eppure non riesco a stare ferma. Avrei voluto restare in panciolle, divorare qualche pagina di quel magnifico capolavoro russo che è Anna Karenina, fare merenda, sorseggiare un tè, sgranocchiare biscotti alla farina di riso… eppure non ci sono riuscita.

E come spesso mi capita, per non spensare troppo, mi sono lasciata travolgere da una sospetta iperattività. Mi sono dedicata a una minuziosa pulizia di casa, ho fatto la spesa tra mercato rionale e supermercato, e non contenta ho percorso la città in lungo e in largo per recuperare tutto il necessario per preparare una torta. Non mi importava se dovevo comprare anche le fruste elettriche; non mi importava nemmeno se mancavano farina, zucchero, lievito; non mi importava se mancava perfino l’insalatiera dove preparare il tutto, e la teglia tonda da mettere al forno. E non mi importava che fosse ormai troppo tardi per preparare una torta. E così, alle 20:30, aspetto di sfornare una torta per fare una ritardataria e consolatoria merenda… e il profumo di torta placa il mio ipercinetismo psico-fisico.

 

Tea forté

Tea forté

Domenica mattina, ore 10:02, finalmente un attimo per scrivere. Fuori dalla finestra il cielo è azzurro e la cupola della vecchia cattedrale sembra ancora più bella del solito. Faccio colazione con una tazza di tè speciale, souvenir che il mio moroso ha portato da  Milano.

Dal melange di filtri tutti diversi l’uno dall’alro, tiro fuori il mio peferito, l’Earl Grey. Ne preparo una teiera grande in modo da poterlo assaporare come si deve. Metto su un CD di Cesaria Evora, e già mi immagino sulle spiagge di Cabo Verde.

Così, con i piedi sulla sabbia bagnata e la mente che già vive quell’estate che sta arrivando  approfitto di una pausa magica.

Finalmente domenica.

E ancora bloggo.

 

 

 

Il tè, per chi fosse curioso, è un Earl Grey delizioso, forse il migliore che abbia mai assaggiato, della marca Teaforté. Gli appassionati di tè possono dare un’occhiata al sito.

 

Sì, perché quando la settimana inizia il lunedì mattina alle 6:00 per essere alle 8:00 al corso di portoghese, proseguendo con 8 ore di lavoro più straordinari eventuali, e si conclude il venerdì alle 19:30 con un’arrancante rientro a casa, la domenica non può che essere oziosa. Ancora il sabato ci sono strascichi di iperattivita, ipercinetismo: pulizie, spesa, cinema, caffè, etc.

Ma la domenica, quando senti le campane delle dieci suonare dalla chiesa accanto, ti giri dall’altra parte e pensi che hai ancora qualche ora di sonno davanti a te. E una volta in piedi, ti trascini dal letto alla cucina, con una tazza fumante di tè e un caldo scialle di lana che prende le fattezze di una coperta di Linus che non ti abbandona mai. E dalla cucina alla camera da letto, e dalla camera da letto al divano. C’è il tempo per ascoltare un po’ di musica portoghese, finire di leggere il best-seller che mi era stato raccomandato da un caro amico quest’estate e che giaceva polveroso sul comodino ormai da diversi mesi, di fare merenda con un’ennesima tazza di tè e i miei biscotti preferiti, quelli che mi mandano in visibilio da quando avevo 7/8 anni, vale a dire da tanto tanto tanto tempo. Un baiocco dopo l’altro, ricarico le pile per la settimana che verrà, scegliendo il prossimo libro da leggere sperando di non tenerlo per mesi accanto all’abajour… esito, ma ho ancora tempo.

Ancora qualche ora di dolce far niente…

Ah, beato ozio domenicale!

 

Aggiornamento: 22:49

E una domenica oziosa come questa non poteva che concludersi con un bel bagno caldo, una montagna di sali profumati, un bagno-doccia dal profumo medio-orientale e Etta James che canta At last my love has come along... You smiled, you smiled and then the spell was cast…

 

Goodbye my lover by © http://korny-pnk.deviantart.com

Goodbye my lover by © http://korny-pnk.deviantart.com

Dal finestrino del treno vedo due ragazzi baciarsi, intensamente, stretti stretti… non si vorrebbero separare. Lei gli accarezza il viso, forse asciugandogli due lacrime ribelli, forse solo un po’ di fumo negli occhi. Si tengono per mano cercando di ritardare il momento dell’addio, o forse solo dell’arrivederci. E già la voce metallica annuncia la partenza immediata. Li osservo dal mio finestrino, senza poter fare a meno di sorridere dolcemente. Lei stringe qualcosa, gli soffia un bacio sul palmo della mano, sorride, ma le gambe ballano nervose.  E i piedi non riescono a stare fermi. Avranno diciasette anni, probabilmente pensano che questo sia l’amore della loro vita… solo il tempo potrà dirlo. E improvvisamente mi sento vecchia, piena di nostalgia per i miei diciasette anni, di tenerezza per questi ragazzi, che mi ricordano tante cose, vecchie e nuove. Poco più di una settimana fa ero io a stringere una mano, e ad accarezzare un volto per un arrivederci. Strana la vita, alle volte si ripete sempre uguale a sé stessa. Una scena già vissuta mille volte, mille volte in maniera diversa. Tra lacrime e singhiozzi quando ero ragazzina, in maniera composta con i miei trent’anni… e con il cuore carico della speranza di un prossimo ritrovarsi.

 

 

Chinese Glasses (Detail) © http://imnickle.deviantart.com

Chinese Glasses (Detail) © http://imnickle.deviantart.com

Penso spesso al futuro, pianificando, o almeno tentando di pianificare le cose. Prevedendo una serie di scelte, che spesso si compiono, portando man mano alla realizzazione di sogni e progetti. Non so bene quando ho iniziato, ricordo che a diciotto anni affidai la mia vita ad  un tiro di dadi. Oggi, invece, mi rendo conto che sono esattamente dove volevo essere, che a partire da quel tiro di dadi, ho costruito una strada, mattone dopo mattone, che mi porta ad essere oggi la donna che volevo essere.

E ogni volta che una scelta, un progetto, un desiderio si compie, ritrovo non la gioia di un evento compiuto, ma l’euforia di una nuova esperienza. L’avevo desiderato qualche tempo fa, avevo trovato connessioni, stimato i vantaggi professionali, considerato la crescita personale. Oggi l’ho fatto: mi sono iscritta ad un corso di portoghese.

Vamos com o portugués!

 

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