13 giugno 2011

 

Vuoi star zitta er favore: il racconto minimalista di Raymond Carver

Vuoi star zitta per favore di Raymon Carver (Einaudi)

Vuoi star zitta per favore di Raymon Carver (Einaudi)

Ho letto un libro, questo fine settimana, preso in prestito dalla Biblioteca comunale di fianco a casa. L’ho preso con l’idea di iniziare a colmare una lacuna, perché io, come lettrice, anche se piuttosto vorace, mi rendo conto di non avere per nulla familiarità con la letteratura americana. E così scelgo un autore che ultimamente mi è capitato di sentir nominare più volte, Raymon Carver, e scelgo una delle sue raccolte di racconti, genere che adoro, dal titolo provocante: Vuoi star zitta per favore. E mi sembra già di percepire già dentro questo titolo il perché della mia lontananza da questa generazione di scrittori. E invece Carver si rivela una strana scoperta, fatta di colpi di scena e di cose che non mi aspetto.

Vuoi star zitta per favore mette insieme una serie di racconti brevi, talvolta brevissimi, nei quali lo scrittore si diverte a dipingere l’America in tutte le sue svariate ipocrisie quotidiane. Disegna incomprensioni, rotture, menzogne, senza caricare questi racconti di teatralità. Non si tratta dei grandi drammi esistenziali, che Carver ci racconta. Ma di tutte quelle piccole bugie, finzioni, falsità che l’uomo continua a ripetere, giorno dopo giorno, mettendo in scena la fondamentale e irrisolvibile incomprensione tra esseri umani. Perché dietro la maschera, si tenta di nascondere non solo noi stessi, ma persino quelle che sono le radici del nostro rapporto con gli altri.

I racconti di Carver sono fatti per spiazzare quel lettore che sia abituato a trovare nella conclusione una morale, una catarsi, un dipanarsi della situazione narrata. Perché ogni conclusione dovrebbe portarci a capire, spiegarci, farci intravedere… Lo scrittore americano, invece, si diverte a fotografare una situazione, senza perdere tempo in spiegazioni inutili e superflue, senza volerci per forza trasmettere un messaggio. Trasforma la sua scrittura in fotografia, e questi racconti sembrano più che altri una collezione di vechie polaroid ingiallite. Click, click, un scatto dopo l’altro Raymond Carver fotografa l’America, e fissandola in questo modo sulla carta, permette al dettaglio di rivelarci le piccole crepe che costellano i rapporti tra gli uomini e donne, genitori e figli, vicini di casa, etc. Inizia così il carosello di risse tra genitori, confessioni di tradimenti, conversazioni telefoniche tra sconosciuti, dimostrazioni di rapprensentanti di aspirapolvere, pettegolezzi da postino, visite di benvenuto, e ancora tanti altri piccoli e minuziosi quadretti di quell’America che conosciamo per averla, qualche decennio fa, trasformata in un sogno più o meno raggiungibile. Carver si allontana decisamente dall’America del sogno, per farci intravedere un universo di periferia, popolato da tante crepe e altrettante ombre. Ricorda per certi versi i quadri del pittore americano Edward Hopper: entrambi hanno dipinto esseri umani intenti in azioni della vita quotidiana apparentemente banali, eppure intrisi di una profonda solitudine.

A lettura ultimata capisco perché queste siano letture un po’ più “maschili” se mi passate questa generalizzazione. Manca tutta quell’introspezione che piace tanto all’universo femminile. Qualcuno, a leggere questi racconti che risalgono nella loro versione originale al 1976, potrebbe annoiarsi, incapace di cogliere il valore di una narrazione che non tenta di spiegare, di insegnare, di edificare. La realtà, in quella prima metà degli anni ’70, negli Stati Uniti, almeno quella vista con gli occhi di Raymond Carver, era così. Punto e basta.

Una lettura consigliabile a chi vuole tuffarsi in un mondo diverso e sconosciuto senza per forza voler vivere tutta l’avventura nei panni del protagonista. I racconti di Carver sono più adatti a un lettore-spia, quello che sbircia di nascosto dalla serratura dell’armadio dove è nascosto per vedere cosa succede altrove. Per la lettrice che sono, Raymond Carver è di sicuro un’ottima scoperta.

©kokeicha

Edward Hopper © Room in New York

Edward Hopper © Room in New York

Edizioni disponibili:

Raymond Carver, Vuoi star zitta per favore, Einaudi, 2009, 17€.

Raymond Carver, Vuoi star zitta per favore, Minimum fax, 2005, 13€.

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25 giugno 2010

Memorie di un pazzo di Lev Tolstoj

Lev Tolstoj

Lev Tolstoj

In queste giornate estive, godendo della penombra pomeridiana, lascio che a tenermi compagnia sia una raccolta di racconti. Queste storie fulminee, talvolta lapidarie, condensano di solito la genialità di uno scrittore un uno spazio narrativo ridotto. E a questa del tutto personale considerazione, sembrano non sfuggire nemmeno le Memorie di un pazzo di Tolstoj.

La leggerezza di queste giornate permette di lasciare da parte il giallo del momento o altre vaporose avventure ala moda per perdermi nelle riflessioni, nei racconti, nelle atmosfere fumose e opache di questi quattro racconti: “Memorie di un pazzo”, “Aliòscia Brocca”, “Come il marito uccise la moglie” e “Ricordi”.

C’è spazio per la meditazione sul senso della vita, il valore dell’esistenza di fronte all’arrivo ineluttabile della morte, sul relativismo di concetti quali male e bene, sino alla rievocazione quasi psicanalitica dei primissimi ricordi dello scrittore. Il tutto narrato e vissuto da personaggi capaci di andare oltre l’apparenza e le aspettative del lettore.

“Memorie di un pazzo” di Lev Tolstoj (SE)

“Memorie di un pazzo” di Lev Tolstoj (SE)

E allora stupisce vedere come, per un ricco possidente nella Russia di fine Ottocento, i beni materiali perdano repentinamente il loro valore offuscati dalla semplice e banale constatazione sulla democraticità della morte. Così come non può che lasciare sconcertati il modernissimo racconto “Come il marito uccise la moglie” dove i quattro protagonisti, compagni di viaggio, espongono le loro personali riflessioni sull’amore, sul rapporto di coppia, e sulla libertà, impossibile per alcuni e innegabile per altri, rispetto alla persona amata. A concludere il volume, il racconto autobiografico “Ricordi” dove lo scrittore tenta di ricostruire ricordi, per l’appunto, sensazioni e impressioni dei suoi primissimi anni di vita.

A volume ultimato, al lettore non resterà che prendere posizione, interrogare il suo pensiero circa libertà, bene e male, vita e morte, per lasciarsi cullare, in unltima istanza, dai propri personali ricordi.

by kokeicha

commenti@

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4 febbraio 2010

PROFUMI DI BRASILE: GABRIELLA DI JORGE AMADO

Jorge Amado
Jorge Amado

Di solito, i libri, li divoro nell’ardore del momento. Letture più o meno compulsive, intense, entusiaste. C’è un libro, nella mia carriera di lettrice, uno solo, che mi ha accompagnato per ben quattro anni, prima nei caldi mesi estivi, poi durant gli inverni, per arrivare al capolinea nel febbraio 2010. Si tratta del romanzo Gabriella garofano e cannella di Jorge Amado.

Un capitolo dopo l’altro, Jorge Amado racconta quel Brasile fatto di fazendeiros e banditi, armatori e prostitue. Rievoca musiche, profumi, sapori, colori. Tanti i protagonisti, e diverse le storie che si intrecciano tra le pagine di questo romanzo. Storie di passioni, gelosie, vendette e affari sono raccontate dallo scrittore brasiliano con semplicità.

Jorge Amado “Gabrielle garofano e cannella”
Jorge Amado “Gabriella garofano e cannella”

L’amore che mette nella creazione del personaggio di Gabriella è palpabile. Mulatta, sinuosa, desiderata da tutti, Gabriella lavora come cuoca nel bar dell’arabo Nacib che di lei si innamora sino a volerne fare una sposa rispettabile. Ma lo spirito libero e selvaggio di Gabriella, tenuto al guinzaglio per amore di Nacib nel matrimonio, porterà la sensuale mulatta a sentirsi sempre più in gabbia e sempre meno libera come quei piedi, abituati a camminare scalzi, stretti e avviliti in scarpette eleganti.

Amado ci mostra il Brasile, regalandoci un’intimità impensata e insperata con luoghi, persone, profumi e tradizioni lontani dalla nostra realtà, e mostrandoci come gli schemi e le regole portino spesso alla rovina delle cose più belle.

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Ci sono certi fiori che marciscono dentro un portafiori.

Jorge Amado, “Gabriella garofano e cannella”

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Edizioni disponibili:

• Jorge Amado, Gabriella garofano e cannella, Einaudi, 12€.

• Jorge Amado, Gabriella garofano e cannella, Mondadori, 9,40 €.

by kokeicha

commenti@

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30 gennaio 2010

MARCELA SERRANO E LE SUE DONNE DI ACCIAIO E NUVOLE

Marcela Serrano

Marcela Serrano

Quella che ci racconta Marcela Serrano, nei suo Quaderni del pianto, è la storia di una donna forte, di quelle che combattono guerre impossibili, quelle che la vita ferisce con una ferocia inaudita. La scrittrice cilena continua, con questo suo ultimo romanzo, a tratteggiare, con i suoi ritratti di donna, il riflesso di un paese, un’epoca, una cultura. Torna per parlarci del Sud America disegnando con maestria un  nuovo profilo di donna. Ci ricorda le eroine che l’hanno preceduta, fatte di acciaio e nuvole, pronte a combattere contro il mondo intero per riconquistare un angolo di paradiso.

E questa volta la battaglia che la Serrano ci racconta è quella dei bambini rubati. Nei Quaderni del pianto la scrittrice cilena si trova a rievocare la storia di una donna come tante, di quelle cresciute in campagna, senza educazione, che dopo aver dato alla luce una bambina si trova davanti dei medici che gliene annunciano la morte improvvisa, ingiustificata, inspiegabile. Con una consapevolezza ancestrale e quasi animalesca l’eroina rifiuta di credere a questa notizia ingaggiando una vera e propria lotta alla riconquista della verità.

I quaderni del pianto di Marcela Serrano

I quaderni del pianto di Marcela Serrano

E la ricerca della figlia passerà attraverso la conquista dell’istruzione che le restituirà quell’esistenza che le sue umili origini sembravano negarle di fronte ad una società omertosa dove i valori sembrano dettati dalla voce del dio denaro.

Ancora una volta Marcela Serrano fa, di un racconto intimo, il ritratto di una società, con brusche e scarne pennellate. Il linguaggio semplice e diretto, si accorda alla perfezione non solo con la storia narrata ma con il personaggio. Il lettore affascinato ascolta silenzioso una voce narrare, con tono fermo e semplice, quella che è l’atroce realtà di troppe madri.

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Più avanti la vita mi avrebbe regalato tanti cieli azzurri, ma quello fu l’unico paradiso. Finché, mio malgrado, le sue porte si richiusero. Lo sapete, no, se c’è una cosa che contraddistingue il paradiso, è che a un certo punto smette di essere tale, tutti ne veniamo scacciati, presto o tardi.”
Marcela Serrano, I quaderni del pianto.

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Marcela Serrano, I quaderni del pianto, Feltrinelli, 7,50 €.

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by kokeicha

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17 gennaio 2010

GLI AMORI CRUDELI DI JUNICHIRO TANIZAKI

Junichiro Tanizaki

Junichiro Tanizaki

Tra i volumetti divorati durante queste vacanze di Natale c’è Due amori crudeli di Junichiro Tanizaki. Una vecchia edizione della Bompiani che odora di polvere e chiuso, comprata un paio d’anni fa nella libreria dell’usato della mia città.

Junichiro Tanizaki è uno dei miei scrittori preferiti. Romanziere di spicco della letteratura giapponese della prima metà del ‘900, è autore di tanti romanzi celebri come Neve sottile, La chiave e Diario di un vecchio pazzo. Ma in Due amori crudeli ritroviamo due racconti: “La storia di Shunkin” e “I canneti”.

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Due amori crudeli di Junichiro Tanizaki (Bompiani, 1963)

Due amori crudeli di Junichiro Tanizaki (Bompiani, 1963)

Tanizaki vuole raccontare l’amore, ma le sue sono storie di amori extra-ordinari, amori dolorosi e crudeli, con un leggero gusto di masochismo. Storie che sfumano quasi nella leggenda, nel mito, con protagonisti aerei, impalpabili, sfocati come una fiammella in piena notte. E queste storie, Tanizaki, le racconta nella maniera più classica possibile.

Al lettore che tende l’orecchio, lo scrittore racconta la storia della bellissima musicista cieca Shunkin, suonatrice di shamisen, e del suo servo Sasuke. Eletto per accompagnare la giovane Shunikn divenuta cieca improvvisamente, Sasuke seguirà la sua amica, amante e maestra, con una devozione tale che lo porterà a scegliere di infliggersi la cecità.

Alla storia d’amore di Shunkin e Sasuke, segue quella delle due sorelle Oshizu e Oyusan, raccontata in una notte stellata sulle sponde del fiume Yodo. Una storia che vede le due sorelle unite dall’amore-affetto per un unico uomo che si divideranno fino a che la famiglia non metterà fine a questo triangolo erotico-sentimentale.

La fascinazione e la suggestione che i racconti di Tanizaki suscitano sono un’incomparabile magia, come solo i grandi scrittori sanno fare.

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I racconti sono disponibili nell’edizione:

Il ponte dei sogni, Bompiani, 2000, 6,71 €.

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© kokeicha

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12 gennaio 2009

“Il ladro e i cani” di Nagib Mahfuz

Quando all’inizio delle vacanze mi sono rivolta, con occhi curiosi, alla grande libreria di casa mi aspettavo di ritrovarmi tra le mani una di quelle storie che ti coinvolgono, trascinandoti nei panni di eroi straordinari. Mi sono soffermata su un nome, Nagib Mahfuz, e lì mi sono fermata.

Nagib Mahfuz

Nagib Mahfuz

Premio Nobel per la letteratura nel 1988, Nagib Mahfuz mi seduce e mi incanta con una promessa di spaesamento che mi adesca senza troppa difficoltà. Nel suo romanzo Il ladro e i cani cerco forse le atmosfere mediorientali che mi conquistarono quando un anno fa soggiornai per qualche tempo in Marocco. E in effetti la promessa si rivela mantenuta. Lo spaesamento è garantito. Si ritrovano gli spazi chiusi e protetti della medina, sembra quasi di sentire il canto del muezzin  dall’alto dei minareti, il profumo delle spezie sui banchi del suk. E se il romanzo di Mahfuz mi avvolge con le sue atmosfere mi delude un po’ per la debolezza tutta umana del suo personaggio.

Spinto dall’ira e dalla voglia di vendetta, il ladro Said Marhan, una volta uscito dal carcere, si mette sulle tracce della figlia e della moglie che nel frattempo si è risposata con l’uomo che lo aveva tradito, consegnandolo nelle mani della polizia. L’affetto per la figlia e il trauma per il rifiuto di questa che non riconosce in lui la figura paterna, lo portano a costruire un piano di vendetta nei confronti di tutti coloro che hanno in qualche modo e in diversi momenti tradito le sue speranze giovanili. L’ira di Said si rivolge per prima contro l’ex compagno traditore, contro la moglie che si è ricostruita una vita portandosi via la figlia, e contro il maestro e amico gornalista che rifiuta di sposare la sua causa divenendo inevitabilmente suo nemico.

Said è un eroe contrastato. Rincorrendo i “cani traditori” che lo hanno deluso e hanno rinnegato un antico legame di amicizia-amore, si fa omicida, tentando di sanare il male subito con un male più grande che ricadrà, per il tramite di un destino beffardo, sugli innocenti.

Lui stesso finirà per sembrare un cane-traditore alla caccia di altri cani-traditori, in un racconto dove le barriere tra bene e male, giusto e ingiusto sono completamente sfalzate.

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Edizione disponibile:

Il ladro e i cani, Feltrinelli, 2002, 6,50 €.

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© kokeicha

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16 agosto 2009

La Storia al femminile

Rosetta Loy “Nero è l’albero dei ricordi azzurra l’aria”

Rosetta Loy
Rosetta Loy

Sembra che ci siano due modi di raccontare la Storia, quella con la S maiuscola, due modi completamente differenti ma complementari. Una è la storia raccontata e vista dagli occhi degli uomini, fatta di eventi di portata nazional-mondiale, l’altra è quella raccontata e vista dagli occhi delle donne che si rivela una storia fatta di dettagli quotidiani, incentrata sulla lotta della gente comune e della vita di tutti i giorni.

Il fascismo ha sicuramente marchiato più di una personalità letteraria, ma riscoprirlo tra le pagine di Rosetta Loy è come tenere tra le mani una vecchia foto ingiallita dal tempo, una di quelle fotografie di persone comuni, strappate alla banalità quotidiana da uno scatto che sembra poter restare ad imperitura memoria. Perché se si combatteva al fronte la guerra degli statisti, nelle case la gente comune portava avanti la propria personale battaglia per la sopravvivenza non solo fisica ma anche e soprattutto morale e psicologica.

Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria è un libro che seduce prima che con la sua storia con il titolo. Evocativo, essenziale, quasi puro per la contraddizione che porta in sè toccando probabilmente la maggior parte di lettori prima ancora di essere aperto, sfogliato, esaminato attraverso la quarta di copertina…

Capita spesso che l’albero dei ricordi sia nero, carico di frutti che non sempre abbiamo voluto, cercato, saputo affrontare, e capita spesso che i rami di questo albero si siano piegati sotto questo peso. Ma è la promessa della parte finale del titolo a mentenere viva la speranza in un futuro migliore. Quel lieto fine al quale non si crede più ma che si continua a bramare segretamente fino all’ultimo.

Rosetta Loy racconta la Storia come solo le scrittrici sanno fare, narrando le vicende di persone comuni che hanno visto la loro vita devastata dalla guerra. Ma l’aberrazione più grande è rappresentata da quello che il fascismo ha imposto e preteso dalla popolazione italiana. Un pezzo di storia che Rosetta Loy ha vissuto e che non vuole e non può dimenticare. Lo racconta, questo pezzo di storia con delicatezza e precisione, non dimenticando di far riferimento agli avvenimenti che come i rintocchi di una campana scandiscono il ritmo di quegli anni. Lo racconta parlando di ragazzi comuni che si ritrovano dall’oggi al domani a fronteggiare la follia della guerra. Qualcuno partirà per la guerra, osservandone l’orrore da vicino, qualcunaltro resterà ripiegato su se stesso, vittima lontana e inconsapevole…

Tra storie di gente comune e riferimenti storici precisi, Rosetta Loy offre un’istantanea dell’Italia fascista che merita di essere letta per la vita che restituisce a quelle vittime che la guerra ha mietuto non sul campo di battaglia ma tra quelle persone che ad essa sono sopravvissute.

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Non si può sempre tornare sulla stessa domanda, abbiamo sofferto abbastanza adesso basta, io sono giovane, voglio il futuro, tutto il futuro, quello che mi spetta e quello che avrebbe potuto essere il loro.

Rosetta Loy

Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria

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Alcune edizioni disponibili:

Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria, Einaudi, 2004, 16,50 €.

Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria, Einaudi, 2005, 10,50 €.

© kokeicha

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1 agosto 2009

Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino

Sempre dell’idea di rileggere i classici della letteratura italiana, scelgo questa volta un volume leggero e sottile dal titolo accattivante che sfoggia come garanzia un nome non trascurabile: “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino.

Italo Calvino
Italo Calvino

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L’autore del Visconte dimezzato e del Barone rampante, apre con questo libro del 1979 una conversazione con i suoi lettori, o meglio col suo Lettore ideale, facendo del racconto una sorta di matriosca. Ogni storia porta al suo interno altre storie destinate, pare, a non trovare mai una fine…

Sorprende, nelle prime pagine del libro, l’intimità che lo scrittore stabilisce col suo lettore, sorprende per l’acuità con la quale sembra ci osservi leggere. Viene il dubbio che il libro non sia stato dedicato ad una lettrice privilegiata (forse la moglie?), qualcuno che Clavino ha a lungo osservato. Bellissima lettera, intima, franca eppure ingarbugliata nella quale lo scrittore dà luce ai meccanismi nascosti della letteratura: al processo della scrittura, della traduzione, dell’editoria per arrivare al rapporto privilegiato che si instaura durante la lettura.

La storia vede come protagonisti un Lettore e una Lettrice le cui vicende personali si intrecciano nel momento in cui si ritrovano in libreria per restituire l’ultimo libro di Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore appunto, (che il Lettore Reale regge tra le mani e divora pagina dopo pagina) perché privati dei capitoli finali. Inizia così una rincorsa al finale perduto che deluderà il Lettore e la Lettrice portandoli a iniziare un libro dopo l’altro alla ricerca delle pagine mancanti trovandovi invece storie sempre nuove. E l’arte di Calvino ci mostra come riesca a fare del processo narrativo un complicato groviglio di storie che si mescolano inestricabilmente le une con le altre. C’è infatti l’intrigo principale che lega il Lettore e la Lettrice nella loro ricerca, le storie che essi leggono di volta in volta, quelle che i vari personaggi raccontano ai due protagonisti, quella del Lettore reale.

Sono i “racconti” i veri protagonisti, e i vari modi in cui le storie possono pervenire al lettore: in maniera diretta tramite una conversazione, o indiretta tramite la lettura, e una lettura nella lettura, e una lettura nella lettura della lettura.

Saporito, questo libro, speziato, cucinato con sapienza e pazienza, portato avanti da uno stile preciso ed elegante. Un libro che si colloca a metà tra letteratura e critica letteraria, capace di concedere al Lettore reale il piacere di una storia che nonostante gli sbalzi e le interruzioni inizia e finisce in modo tradizionale, concludendosi con un sempre apprezzato lietofine.

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Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino: Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: “No, non voglio vedere la televisione!” Alza la voce, se no non ti sentono: “Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!” Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: “Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!” O se non vuoi dirlo; speriamo che ti lascino in pace.

Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull’amaca, se hai un’amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce.

Italo Calvino

Se una notte d’inverno un viaggiatore

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Alcune edizioni disponibili:

Se una notte d’inverno un viaggiatore, Mondadori, 2000, 9 €.

© kokeicha

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12 luglio 2009

La coscienza di Zeno di Italo Svevo

Italo Svevo
Italo Svevo

“Dolore e amore,

poi, la vita insomma,

non può essere considerata quale una malattia

perché duole”

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Nel 1923, Italo Svevo pubblica quello che resterà il suo capolavoro. Con La Coscienza di Zeno lo scrittore si addentra in tematiche a lui care, approfondendo il ruolo dell’inetto nella società dei primi del ‘900, l’attendibilità della psicanalisi, la malattia come mezzo di differenziazione sociale e la scrittura come strumento di affermazione dell’io.

Ed è proprio nella scrittura, intesa come accompagnamento pratico alla riflessione e all’auto-analisi, che Italo Svevo pone le basi di questo nuovo romanzo che si colloca in quella corrente letteraria anticipata in Francia da Marcel Proust che nel 1913 aveva pubblicato Alla ricerca del tempo perduto. Scrittura e auto-analisi rappresentano un terreno fertile da indagare in maniera del tutto personale, per quegli scrittori che tentano di dipingere in letteratura l’evoluzione di un io pensante.

Italo Svevo, nei panni (forse autobiografici?) di Zeno Cosini affronta il tema dell’alienazione sociale incarnata dalla malattia. Malato reale o immaginario, l’eroe di Svevo ha bisogno di distaccarsi dalla normalità che lo circonda consacrandosi quale vittima di una malattia che affligge tanto il corpo quanto lo spirito.

Spinto da uno psicanalista a scrivere le sue memorie nel tentativo di guarire dal male che lo affligge, Zeno intraprende con la scrittura un viaggio a ritroso che lo porterà ad evocare sulle pagine di un diario gli episodi più salienti della sua vita. Lo si vede adolescente, malato di quella malattia che egli chiama “l’ultima sigaretta” della quale lascia traccia su ogni lembo di carta. Ad ossessionarlo non sembra essere il fumo quanto piuttosto il proposito mai compiuto di smettere quel vizio. Inizia così l’autoritratto di un inetto, incapace di portare a termine ogni sua risoluzione, lasciandosi trasportare dagli eventi e dalle circostanze. Il matrimonio con una donna che mai aveva desiderato prima, l’amicizia con il suo miglior nemico, gli investimenti in borsa che sempre aveva giudicato azzardati e pericolosi.

A disagio nella società, Zeno è vittima di dolori che lo colpiscono ogni volta che si sente sminuito, attaccato, rifiutato. Porta nel fisico il segno di un disagio e di un’alterità che lo spingono a considerarsi malato tra i malati. Inizia con la malattia, una riflessione che tocca i confini tra realtà e immaginazione, tra ciò che si crede e ciò che è, che sarà il leit motiv di tutto il romanzo, capace di mostrare il rovescio di ogni medaglia che Zeno terrà tra le mani.

La narrazione alla prima persona, il ricorso al monologo interiore, lo sguardo ironico, non smettono di dare rilievo al divario esistente tra speculazione e concretezza, due elementi che non smettono di duellare lungo tutta la narrazione.

Nella Coscienza di Zeno, il malato, il diverso, lo scrittore, sono le vesti di cui l’inetto si veste, rivelandosi saggio poiché capace di essere aperto alle eventualità del destino.

@ kokeicha

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Alcune edizioni disponibili:

La coscienza di Zeno, Baldini Castoldi Dalai, 2009, 7,90€.

La coscienza di Zeno, Zanichelli, 2008, 7€.

La coscienza di Zeno, Garzanti, 2007, 8,50€.

La coscienza di Zeno, Einaudi, 2005, 9,50€.

La coscienza di Zeno, Mondadori, 2001, 8,80€.

Audiolibri:

La coscienza di Zeno, Il Narratore Audiolibri, 2004, 23,99€.

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4 Risposte to “Recensionando”

  1. arthur Says:

    mannaggia, ho perso il commento…

    Ti avevo scritto che ho letto le tue recensioni e trovo che siano tutte ben fatte e interessanti e allora, volevo proporti di scriverne una per il nostro magazine “The Best Magazine” che senz’altro conoscerai e potrebbe essere anche l’ultima che hai scritto ( PROFUMI DI BRASILE: GABRIELLA DI JORGE AMADO), che mi è piaciuta molto, soprattutto perché in poche righe hai saputo parlare dell’autore e della storia.

    Se ti va, “devi” decidere in fretta, perché stiamo mettendo insieme il materiale per questo numero, dedicato all’estate e che comprenderà giugno/luglio.
    Faremo la pausa estiva e riprenderemo a settembre.

    Scrivimi un’e-mail e fammi sapere.
    Ciao e buona serata.

    1. kokeicha Says:

      Ciao, ti ho risposto via mail. Comunque la risposta è sì.
      Ciao

  2. Farnocchia Says:

    uh..Italo Calvino…quanto ho amato le sue letture!!

    1. kokeicha Says:

      È uno degli scrittori italiani che più mi piacciono. E “Se una notte d’inverno un viaggiatore” l’ho trovato particolarmente geniale… bellissimo omaggio ai suoi lettori!

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