don't give up on a dream © marii85

don't give up on a dream © marii85

… vorrei un po’ di serenità, vorrei tutto l’amore che posso, vorrei un pizzico di gioia, un granello di follia, e tanta ma tanta speranza per il futuro. Vorrei tutto quello che questa vita può offrirmi, tutte le cose che posso pretendere di avere, perché di vita non ne potrò vivere un’altra. E allora vorrei ogni cosa, perché alla fine, e non so quando la fine verrà, non vorrei davvero avere dei rimpianti. Non vorrei dirmi avrei dovuto essere più presente, o avrei dovuto amare di più, o avrei dovuto cogliere quell’occasione, o avrei dovuto smettere di inseguire le stelle cadenti, o avrei dovuto godere delle piccole cose che già avevo. Vorrei avere la botte piena e la moglie ubriaca, perché non vorrei rinunciare né all’una, né all’altra, entrambe preziose. Vorrei realizzare un sogno, ma per essere felice forse dovrei smettere di sognare. Vorrei che ogni tanto, ma solo ogni tanto, la vita fosse un po’ semplice, anche per me. Vorrei che quel vecchio conto con la vita fosse già saldato, vorrei smetterla di sentirmi creditrice, eppure sento che ho ancora qualcosa da pretendere.

 

Goodbye my lover by © http://korny-pnk.deviantart.com

Goodbye my lover by © http://korny-pnk.deviantart.com

Dal finestrino del treno vedo due ragazzi baciarsi, intensamente, stretti stretti… non si vorrebbero separare. Lei gli accarezza il viso, forse asciugandogli due lacrime ribelli, forse solo un po’ di fumo negli occhi. Si tengono per mano cercando di ritardare il momento dell’addio, o forse solo dell’arrivederci. E già la voce metallica annuncia la partenza immediata. Li osservo dal mio finestrino, senza poter fare a meno di sorridere dolcemente. Lei stringe qualcosa, gli soffia un bacio sul palmo della mano, sorride, ma le gambe ballano nervose.  E i piedi non riescono a stare fermi. Avranno diciasette anni, probabilmente pensano che questo sia l’amore della loro vita… solo il tempo potrà dirlo. E improvvisamente mi sento vecchia, piena di nostalgia per i miei diciasette anni, di tenerezza per questi ragazzi, che mi ricordano tante cose, vecchie e nuove. Poco più di una settimana fa ero io a stringere una mano, e ad accarezzare un volto per un arrivederci. Strana la vita, alle volte si ripete sempre uguale a sé stessa. Una scena già vissuta mille volte, mille volte in maniera diversa. Tra lacrime e singhiozzi quando ero ragazzina, in maniera composta con i miei trent’anni… e con il cuore carico della speranza di un prossimo ritrovarsi.

 

Sdraiata sul letto, gli occhi chiusi e le mani dietro la testa, mi lascio trasportare dalle note di una delle più belle ballate dei Metallica: Nothing Else Matters.

Si apre così lo scrigno dei ricordi, il cuore batte veloce, il respiro accelera, la mente corre lontana a quella voce che cantava per me quando in macchina correvamo verso la città degli eterni innamorati; ripercorre quella passeggiata nel parco passata a contare baci e pulcini sparpagliati tra le aiuole; torna a quella mattina in cui svegliandoci l’uno accanto all’altra scoprimmo con piacere che qualcuno aveva preparato per noi, oltre alla colazione, un sottofondo di musica jazz.

Tengo gli occhi chiusi, giusto il tempo di ricordare il sapore del suo amore, il profumo del nostro incontro, i colori di quei giorni trascorsi insieme.

Le palpebre serrate, strette dalla morsa delle ciglia, torno a quel bigliettino volante appeso al muro del destino, a quella fame di vita con la quale iniziavamo le giornate, alle bollicine di quella passione travolgente e inaspettata, al biglietto del treno per Venezia infilato distrattamente tra le pagine di un libro.

“Se tengo gli occhi chiusi – penso – forse quei giorni torneranno”. Ma poi mi dico che è meglio riaprirli: solo allora potranno arrivarne di nuovi.

Apple © thedeadmanwalking.deviantart.com

Apple (Detail) © thedeadmanwalking.deviantart.com

Sono rimasta di stucco, lo ammetto, quando l’antipaticissimo fidanzato di una simpaticissima amica, ormai mezzo sbronzo, di fronte a tutti mi ha guardata negli occhi chiedendomi: “Ma com’è che tu non sei fidanzata ?” Sì, perché ci conosciamo da un decennio, e ci ignoriamo con tacito accordo da allora. E questo suo cruccio, pronunciato con il tono incredulo di chi non sa trovare una spiegazione, mi ha colpito ancora di più.

Ridendo e scherzando, ho risposto come al mio solito, con una battuta, ma non ho potuto fare a meno di chiedermelo. Già, com’è che io non sono fidanzata? Dall’ultimo deludente fidanzato alle uscite sgangherate che sono seguite, ormai sono sola da un po’.

Ho riso, alzato le spalle e con un gran gesto ho replicato “Sai com’è! Ma a chi la consiglieresti una come me?”  Ma lui aveva già perso il filo dei suoi pensieri, ed io non mi aspettavo una risposta.

E così ho continuato a sorseggiare il mio cocktail abbozzando un sorriso a due tipi seduti poco più in là…

Take My Hand © A-y-k-u-t

Take My Hand © A-y-k-u-t

Ma l’amore, quello predestinato, quello dell’ “insieme nonostante tutto”, esiste davvero? O in tempi moderni l’amore è subordinato ad una sorta di narcisistica scelta di  non-coinvolgimento che, passando sugli altri come un carro armato, ha l’unico scopo di preservare se stesso?

È questa la domanda che mi pongo. Perché ieri sera guardavo, seduta tranquilla sul divano di casa, Slumdog Millionaire. E perché una volta finito il film mi sono trovata a consolare un’amica disperata perché si era sentita etichettare dall’uomo che corteggia da un anno come passatempo piacevole, al pari del cibo, del calcio, delle partite di scacchi.

Dov’è l’amore di cui narrano i vati contemporanei? Esiste davvero? O è solo una chimera? Certo tali destini straordinari non sono certo per Signor Nessuno però, negli amori che mi circondado, in quelli avuti, in quelli desiderati, non ho mai trovato questa straordinario superamento di sè, ma solo narcisismo, egocentrismo e sadismo, proprio come nei racconti di Tanizaki.

Ma preservare la propria solitudine è davvero l’unico modo per raggiungere la felicità? Possibile che l’offrirsi non sia più contemplato da queste società moderne? Possibile che non si sia più disposti a dare, comprendere e condividere? Le parole onestà, integrità e rispetto hanno ancora un significato?

Mi viene da pensare che l’uomo moderno sia incapace di quegli slanci che resero celebri gli Antichi. Nessuno sembra più riuscire ad andare al di là del proprio naso timoroso di sbattere la fronte contro l’altro, e di accorgersi di non essere il solo principe in questo mondo di ciechi.

We like to partyyy © by pberryphotography

We like to partyyy © by pberryphotography

Di ritorno da una serata tra amiche al ristorante, all’uscita della metropolitana, qualcuno canta a squarciagola parole che man mano che avanzo si fanno sempre più nitide prendendo le sembianze di una lingua che ben conosco: la mia. Ho pensato che qualche turista italiana doveva aver fatto baldoria… Incuriosita dalla scena ho visto che la cantante per una sera era una ragazza sui venticinque anni, in minigonna, che camminando con passo deciso al fianco di un’amica cantantava con voce sicura e senza abbassare lo sguardo di fronte agli sguardi dei passanti: E non sai quanto bene ti ho dato e non sai quanto amore sprecato aspettando in silenzio che tu ti accorgessi di me. La cantava con lo stessa rabbia che ci metteva Irene Grandi, la cantava a qualcuno, raccontando la sua storia di quella sera, o forse la storia della sua vita. Raccontava del suo amore folle, incompreso, disperato…

E mi sono ricordata di quando ero io a cantare quelle stesse parole a qualcuno, in un tempo che sembra tanto lontano da questo. Quando ero disposta ad essere tutto, a prendere la forma della possibilità, quando credevo che desiderare l’amore per due sarebbe stato sufficiente. Di quella ragazza è rimasto poco. O almeno così mi sembra oggi. Oggi che sul mio viso affiggo un sorriso di cortesia per rimandare al mittente qualsiasi tentativo di approccio reale o immaginario, per non dovermi ritrovare a gridare alla luna queste parole che sembrano condannate a non sfiorare le orecchie alle quali sono destinate

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Ed ecco il video di Irene Grandi che interpreta Sono come tu mi vuoi