Mi risveglio quasi di soprassalto, in questo pomeriggio di fine luglio, con un grido in gola. Cercavo un po’ di riposo e invece ho trovato un incubo. Anche nei sogni non riesco a staccarmi dalla realtà anzi, quasi maniacalmente, me la trascino dietro. E così, con i miei trent’anni, mi ritrovo in un corpo di bambina. Avrò circa otto anni e le code. Somiglio un po’ alla figlia di mio cugino che è nel sogno anche lei. Mi segue ovunque, spiandomi discretamente, mentre io cerco rifugio e solitudine in ogni stanza di quella che è la casa della mia infanzia e, ogni volta che mi trova, chiude piano la porta restando fuori. Quasi a volersi assicurare dei miei spostamenti e a volermi regalare quella privacy di cui vado in cerca. Ma io non capisco, ad ogni cambio di stanza sono sempre più ansiosa e la rabbia sale. Nella mente c’è ancora l’immagine che ha scatenato questa mia ira: mia madre intenta a rifare daccapo le melanzane ripiene che avevo appena finito di preparare. Ha già svuotato i ripieni e sta finendo di lavare i gusci prima di riempirli nuovamente. Probabilmente meglio di come avessi fatto io…

Non che ci voglia Freud per interpretare questo sogno, ma chi è la bimba che mi segue chiudendo pian piano la porta dei miei rifugi temporanei? Mah…

A piedi nudi © kokeicha 2010

A piedi nudi © kokeicha 2010

Confesso che era uno dei miei momenti peggiori. A volte capita. Quei momenti in cui tutto ti sfugge di mano e speri nel domani perché la famosa ruota riprenda a girare. E l’unica cosa che riesci a fare, con i tuoi trent’anni suonati, è chiuderti come un bimbo in un metaforico armadio, sperando che l’oscurità possa nasconderti ad un destino che sembra accanirsi su di te.

È arrivata in quel momento, a tirarmi fuori dal mio antro, una bellissima bimba con la quale intrattengo fin dalla sua nascita un rapporto speciale. Una biondina di sei anni, che non vedevo da troppi mesi, e che è venuta sino a me per aggrapparsi al mio collo come una piccola scimmietta, con tutta la dolcezza e l’affetto di cui è capace. E così, con le braccia strette al mio collo e le lunghe gambette attanagliate alla mia vita mi ha regalato un raggio di sole.

Non era proprio uno dei miei momenti migliori, ma sono dovuta uscire dalla grotta buia e fredda per portarla in spiaggia a raccogliere conchiglie con i piedi in acqua.

È stato un mese duro. Spero che, con queste premesse, l’atmosfera di giugno si alleggerisca un po’…