A Child's Dance Escapes Time © http://ciaee.deviantart.com

A Child's Dance Escapes Time © http://ciaee.deviantart.com

«And I think to myself, what a wonderful world» con queste parole la radio mi accoglie in questo primo risveglio all’interno della mia nuova vita. Il tempo stabilito per una doccia, la colazione, e poi subito in ufficio.

Già pronta, lascio asciugare smalto e capelli all’aria mattutina fresca e frizzante che faccio entrare dalla finestra.

L’appartamento è ancora mezzo vuoto. Sa di casa appena abitata. Come la precedente, so che mi ci vorranno alcuni mesi per riempirla con la mia esistenza. E già lascio tracce di me in questo nuovo mondo…

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When the World Spins (Detail) © lealmighty.deviantart.com

When the World Spins (Detail) © lealmighty.deviantart.com

Vorrei partire. Ancora. Ne ho bisogno. E qui nulla mi trattiene per davvero. Qui come altrove, del resto. Eppure ogni volta che parto mi sento in colpa. In colpa verso chi rimane.

Gli amici, mi chiamano. Mi vogliono. E tornare lì sarebbe ancora come tornare a casa, l’altra casa. Mi viene un groppo in gola al pensiero di averla lasciata, non ci stavo bene. Eppure stavo meglio che qui. Meglio di come sto qui, ora.

Alle volte credo di non essere fatta per stare in nessun posto, di essere destinata a vagare per l’eternità. Ma a me non piace vagare, piace restare. Ed ero tornata per restare, ma già sogno di ripartire.

Vorrei capire cosa c’è in me che non va, per cambiare, e per smettere. Ma non capisco, e non riesco a smettere.

Ho bisogno di trovare casa, di incontrare le mie radici, e di smettere di volteggiare come una trottola.

Inizio ad avere le vertigini…

Specchio specchio delle mie brame… chi è la più bella del reame?

No, no, no, c’è un problema. Non è questa la domanda che porrei allo specchio magico questa notte. Per nulla! Perché tra le mie brame, tra i miei desideri più intensi, ce n’è uno che non riguarda la bellezza, né i sentimenti. Ma piuttosto un progetto da costruire con gli anni. Forse da realizzare quando sarò vecchia. Dopo che sarò diventata ricca e che avrò aggiunto alla mia ricchezza quella di un marito facoltoso. Oppure da realizzare nella prossima vita. O nella prossima ancora. Chissà!

C’è qualcosa che mi piacerebbe avere. Qualcosa che risuona del canto delle cicale, che profuma di erbe fresche e dove in sottofondo rieccheggia una musica spagnoleggiante.

Vorrei una casa in stile coloniale messicano. Di quelle con il patio sul retro, con la fontana al centro del giardino, il porticato fiorito, dove i colori hanno le sfumature della terra. Legni massicci, tende rosso intenso, gerani profumati ai balconi delle finestre. Un’amaca che dondola tra gli alberi, sombreri appesi alle pareti, soffitti attraversati da travi di legno. Una casa chiassosa, abitata da una famiglia numerosa.

Specchio specchio del mio reame, avrò mai la casa delle mie brame?

Ma dormo già, e questo non è che un sogno…

Solo un sogno...

Solo un sogno...

Ferma ad un semaforo rosso, in attesa di attraversare l’incrocio ieri mattina in piena metropoli, mi sono soffermata un attimo a pensare che non avevo mai visto quella strada completamente priva di traffico. Avrei potuto attraversare la strada ma sono rimasta lì, immobile, paralizzata dalla calma.

Ed è stato allora, il tempo di un attimo. Una brezza leggera, una calma inusuale, un cielo terso e per un istante mi sono ritrovata col viso accarezzato da un maestrale non ancora impetuoso, sulla battigia come quando con i piedi si assapora il gusto del mare…

Al verde l’incanto è svanito. Il traffico ha ripreso la sua corsa sfrenata, io la mia strada. Ma per un attimo mi sono sentita a casa.