Ferma ad un semaforo rosso, in attesa di attraversare l’incrocio ieri mattina in piena metropoli, mi sono soffermata un attimo a pensare che non avevo mai visto quella strada completamente priva di traffico. Avrei potuto attraversare la strada ma sono rimasta lì, immobile, paralizzata dalla calma.

Ed è stato allora, il tempo di un attimo. Una brezza leggera, una calma inusuale, un cielo terso e per un istante mi sono ritrovata col viso accarezzato da un maestrale non ancora impetuoso, sulla battigia come quando con i piedi si assapora il gusto del mare…

Al verde l’incanto è svanito. Il traffico ha ripreso la sua corsa sfrenata, io la mia strada. Ma per un attimo mi sono sentita a casa.

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Il cielo in una stanza

Il cielo in una stanza

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Oltre il vetro accanto alla scrivania il cielo è grigio, come è ormai abitudine. Al di qua dello stesso vetro le note sono altrettanto grigie. Una canzone anni 60 passa alla radio, che la canta stavolta in una lingua che non è la mia rendendola ancora più malinconica. E anzi che ritrovarmi in una stanza senza più pareti, soffoco in una cella che sembra aver esaurito il suo ossigeno. Illusione prima che la voce riprenda, elegante, la sua corsa sui binari originali.

Afferrata ad un dling torno alla realtà, su questa sedia girevole, davanti allo schermo del mio pc, ritrovo le urgenze del momento nelle quali annego il ricordo delle urgenze atemporali.