We like to partyyy © by pberryphotography

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Di ritorno da una serata tra amiche al ristorante, all’uscita della metropolitana, qualcuno canta a squarciagola parole che man mano che avanzo si fanno sempre più nitide prendendo le sembianze di una lingua che ben conosco: la mia. Ho pensato che qualche turista italiana doveva aver fatto baldoria… Incuriosita dalla scena ho visto che la cantante per una sera era una ragazza sui venticinque anni, in minigonna, che camminando con passo deciso al fianco di un’amica cantantava con voce sicura e senza abbassare lo sguardo di fronte agli sguardi dei passanti: E non sai quanto bene ti ho dato e non sai quanto amore sprecato aspettando in silenzio che tu ti accorgessi di me. La cantava con lo stessa rabbia che ci metteva Irene Grandi, la cantava a qualcuno, raccontando la sua storia di quella sera, o forse la storia della sua vita. Raccontava del suo amore folle, incompreso, disperato…

E mi sono ricordata di quando ero io a cantare quelle stesse parole a qualcuno, in un tempo che sembra tanto lontano da questo. Quando ero disposta ad essere tutto, a prendere la forma della possibilità, quando credevo che desiderare l’amore per due sarebbe stato sufficiente. Di quella ragazza è rimasto poco. O almeno così mi sembra oggi. Oggi che sul mio viso affiggo un sorriso di cortesia per rimandare al mittente qualsiasi tentativo di approccio reale o immaginario, per non dovermi ritrovare a gridare alla luna queste parole che sembrano condannate a non sfiorare le orecchie alle quali sono destinate

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Ed ecco il video di Irene Grandi che interpreta Sono come tu mi vuoi

Ferma ad un semaforo rosso, in attesa di attraversare l’incrocio ieri mattina in piena metropoli, mi sono soffermata un attimo a pensare che non avevo mai visto quella strada completamente priva di traffico. Avrei potuto attraversare la strada ma sono rimasta lì, immobile, paralizzata dalla calma.

Ed è stato allora, il tempo di un attimo. Una brezza leggera, una calma inusuale, un cielo terso e per un istante mi sono ritrovata col viso accarezzato da un maestrale non ancora impetuoso, sulla battigia come quando con i piedi si assapora il gusto del mare…

Al verde l’incanto è svanito. Il traffico ha ripreso la sua corsa sfrenata, io la mia strada. Ma per un attimo mi sono sentita a casa.