Sdraiata sul letto, gli occhi chiusi e le mani dietro la testa, mi lascio trasportare dalle note di una delle più belle ballate dei Metallica: Nothing Else Matters.

Si apre così lo scrigno dei ricordi, il cuore batte veloce, il respiro accelera, la mente corre lontana a quella voce che cantava per me quando in macchina correvamo verso la città degli eterni innamorati; ripercorre quella passeggiata nel parco passata a contare baci e pulcini sparpagliati tra le aiuole; torna a quella mattina in cui svegliandoci l’uno accanto all’altra scoprimmo con piacere che qualcuno aveva preparato per noi, oltre alla colazione, un sottofondo di musica jazz.

Tengo gli occhi chiusi, giusto il tempo di ricordare il sapore del suo amore, il profumo del nostro incontro, i colori di quei giorni trascorsi insieme.

Le palpebre serrate, strette dalla morsa delle ciglia, torno a quel bigliettino volante appeso al muro del destino, a quella fame di vita con la quale iniziavamo le giornate, alle bollicine di quella passione travolgente e inaspettata, al biglietto del treno per Venezia infilato distrattamente tra le pagine di un libro.

“Se tengo gli occhi chiusi – penso – forse quei giorni torneranno”. Ma poi mi dico che è meglio riaprirli: solo allora potranno arrivarne di nuovi.

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Una casetta piccolina in Canadà © kokeicha 2010

Una casetta piccolina in Canadà © kokeicha 2010

Ci sono immagini, scorci, vedute, che restano nella mente nonostante la loro banalità. Non vi è nulla di straordinario in loro eppure evocano in noi sensazioni primordiali, effimere e inafferrabili, lasciando spazio alla nostalgia e ad una vaga idea di calore e protezione.

C’è un casolare circondato dai campi, colorato di giallo, davanti al quale passo ogni volta che esco a fare jogging. Ci passo anche questa mattina, mentre Ligabue canta per me le sue più belle canzoni. Sembra immerso in una valle incantata, probabile dimora di fate e folletti. «Ecco – penso – lì ci vivrei bene!» Mi vedo seduta ad un tavolo di legno scuro, intenta a lavorare, a scrivere, o di fronte ad un caminetto acceso a leggere un libro dopo l’altro. C’è profumo di pane fatto in casa, e il rumore delle oche che di sicuro starnazzano in cortile. Un cane, è come se lo vedessi, gongola al sole dando la caccia alle lucertole. Una voce mi chiama dall’altra stanza…

Un’amica scioglie l’incanto e io sto solo facendo jogging.

Books by SeikaKitsune [http://seikakitsune.deviantart.com/]

Detail – Books © SeikaKitsune (http://seikakitsune.deviantart.com)

Tornare in quei luoghi è stato strano. Uno spazio futurista, irreale, massiccio, quasi una prigione di sicurezza che concede un accesso solo a condizioni particolari. Era da almeno un paio d’anni che non mettevo piede in biblioteca. Dai tempi degli studi, delle tesi, delle ricerche… Ore, giornate intere, mesi e anni passati dietro quelle vetrate, scendendo su quelle scale mobili infinite verso le sale ricolme di libri e ricercatori.

Le dita polverose, le lampade verdastre, le macchie d’inchiostro blu sulle dita…

Tornare in quei luoghi è stato emozionante. Tutto sembra immutato eppure niente è più uguale.

Alba © Elena Badu 2009

Alba © Elena Bazu 2009

È una sensazione estremamente spaesante risvegliarsi alle primissime luci dell’alba. Soprattutto se si è dormito al settimo piano e le finestre delle stanza non sono in alcun modo oscurate. L’aria sembra quasi impalpabile, rarefatta, e la luce prende i colori di pesca, passando dall’arancione al bluette. È come lasciarsi coccolare, e ogni volta che si decide di aprire gli occhi ci si accorge che la luce è già cambiata. Diversa e impossibile. È come sentirsi ancora dentro il sogno, anche se poi sogno non c’è stato, o non ha lasciato traccia. Un sogno in cui lo scorrere è placido e l’emozione inverosimile.

E quando ormai posso roconoscere una luce familiare, mi metto a sedere sul letto. Ah, già, stanotte ho dormito in ufficio sfrattata da un piccolo topolino vagabondo che ha deciso di installarsi da me senza chiedere il permesso a nessuno.

Non è stato male dormire al settimo cielo. Tra dieci minuti inizio a lavorare (sempre al settimo cielo)!