Goodmorning June!

Giugno, il mese  dell’estate, delle ciligie, del mare, del sole, dei colori, della vita. È sempre così, ogni anno, in questo periodo, quasi un ritorno alla vita. Sarà che lo scorso fine settimana sono andata al mare, sarà che non smetto di mangiare valanghe di ciliegie, sarà che anche se ieri il cielo era coperto faceva un caldo quasi afoso, sarà che dal letto ho finalmente tolto il piumone.

Sarà un po’ per tutte queste cose insieme, ma oggi, per questo principio di Giugno, per quest’estate che sta iniziando, ho deciso di indossare una maglietta color magenta. Benvenuto Giugno, ti stavo aspettando!

L’occhiolino di un’amica. Un panino in riva al mare. Una poesia declamata in pubblico. Un biglietto aereo verso l’ignoto. Le risate con gli amici. Il profumo dei biscotti appena tolti dal forno. Un bacio inaspettato. Una stella cadente. Un cesto di fichi. Una chiacchierata sul cinema. Un ti amo speciale. Un tè profumato. Una fiera cittadina. La telefonata di un’amica. Un libro in prestito. Un pranzo di famiglia. Una canzone rock. Una passeggiata notturna a piedi nudi sulla sabbia. Un bicchiere di vino bianco in ristorante. Una gita al mare. Le fusa di un gatto. Una passeggiata a Venezia. Un biglietto d’amore. L’incontro con uno scrittore. Una pizza con gli amiche. Una corsa con il cane. Un film visto in due. L’arrivederci in aeroporto. Il ritrovarsi in aeroporto. Uno sguardo intenso. La complicità di una madre. L’abbraccio di una bimba. Le coccole in pineta. I racconti degli amici. Un anello al dito. Un vasetto di pesto fatto in casa. Un costume giallo.

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Moments di Will Hoffman (Radiolab)

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Perché la vità non è altro che l’insieme di momenti più o meno speciali che, come tante istantanee impresse nella nostra memoria, scoloriscono col passare del tempo…

Questa mattina mangio un po’ di frutta. Approfitto dei fichi freschi appena colti dalla campagna di un vicino. Devo fare attenzione, viste le sregolatezze alimentari di quest’estate. Il fegato inizia già a risentirne. E mentre assaporo la polpa dolciastra e morbida di questi frutti che mi ricordano l’infanzia e il mio nonno paterno, ho ancora nella mente gli eccessi gastronomici di ieri.

Seduta sul molo, guardando la notte farsi sempre più scura e le luci della fiera cittadina illuminare il lido, do fondo ad un panino con carne di maiale, cipolline e patate fritte. Ne approfitto per scambiare qualche impressione fugace su quest’estate con mia sorella. Mi piace condividere con lei dei momenti così. Non c’è bisogno di parole inutili, spiegazioni, argomentazioni. Basta un panino, un po’ di musica in sottofondo, un momento di calma in riva al mare lontano da casa.

E così, davanti a un mare stellato, si chiude per me questa indimenticabile estate.

Ho preso i biglietti per il concerto di Elisa…. Evvai!

Summertime © kokeicha 2010

Summertime © kokeicha 2010

Da qualche mese, per tenere la mente impegnata, o meglio disimpegnata, mi dedico al mio jogging quotidiano. E per evitare che la corsetta in solitaria favorisca pensieri pesanti, mi concentro sulla musica, sul paesaggio, la spiaggia, i turisti, le strade, le macchine, etc.

Da circa un mesetto, a distrarmi ulteriormente, c’è un tipo che fa jogging più o meno ai miei stessi orari. Ci si incrocia, ci si scrocia, e ci si reincrocia nuovamente. Avanti e indietro.

In questa presuntuosa città, le persone che corrono non si salutano. Non si guardano nemmeno. Si diventa trasparenti. Questa lezione l’avevo imparata tanti anni or sono. Invece, io e il mio omologo non solo ci sorridiamo, ma ci salutiamo anche. Il caso vuole che sia anche abbastanza carino da distrarre quei pensieri funesti che ultimamente occupano ad oltranza la mia mente. E mi distraggo. Corro e mi distraggo.

Una settimana fa, ha approfittato di un momento di pausa reciproco per presentarsi. “Evvaiiii!!!” mi son detta. E tutto questo brio è esploso in una risata fragorosa e sincera ieri sera, quando alla fine della “nostra” corsetta abbiamo scambiato due chiacchiere proprio quando, dopo avergli spiegato che avevo problemi alle articolazioni delle ginocchia, lui mi ha guardato e ha detto con estrema nonchalance :

“È il peso! Quando fanno male le ginocchia è il peso. Basta che perdi un paio di chili e risolvi il problema…”

Ma io dico, possibile che voi uomini non abbiate ancora imparato?

È da due mesi che sto combattendo la mia personalissima lotta contro questi due fottutissimi chili, ma a sentirmelo dire così mi sono sentita come la ragazzina di Hairspray.

Frammenti di un'estate che non s'ha da fare © kokeicha 2009

Frammenti di un'estate che non s'ha da fare © kokeicha 2009

Che dire? Erano appena un paio di giorni che iniziavo a godermi le vacanze… Appena un paio di giorni. Ma come il Manzoni insegna certe cose, talvolta, non s’hanno proprio da fare. Una tazza traditrice, una tazza di tè bollente ha deciso di prendere vita per rovesciarsi sulle mie gambe. Pronto soccorso, dottoresse dagli occhi impressionati e impressionanti, due svenimenti, soluzione fisiologica per lavare la pelle. Ustioni di primo e secondo grado. Niente sole. Niente mare.

Brucia ancora un po’, nonostante l’antidolorifico. Ma quello che brucia veramente sono le mie vacanze che partono in fumo per colpa di una tazza ribelle.

Sto pensando di chiamare il blog Il caffè del dopo pranzo.

Il risveglio [Dream © by lunariya]Dream © by lunariya

Lo aveva detto, qualche giorno fa, ricordo che lo aveva detto. Lo scrissi, che lo aveva detto, ne restano le prove. Chi è passato da qui ha letto che effettivamente lo aveva detto. Potevo averlo sognato, che l’avesse detto. In fondo il desiderio può giocare brutti scherzi. Soprattutto quando si fa intenso.

Eppure, oggi, lo ha ripetuto. Quindi non avevo solo immaginato… I biglietti sono pronti. Parto sabato. Iniziano le mie vacanze estive.

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Ascoltando: Peter Von Poehl The Story Of The Impossible