In questi giorni, in Francia, televisioni, radio e giornali stanno commentando il trailer di un documentario shock che dovrebbe andare in onda, sul canale France2, durante la prima serata del 17 marzo. Il progetto? Tentare di comprendere l’influenza che il potere della televisione può esercitare sul singolo individuo.

Il format della trasmissione, che si chiama Zone XtrêmeJeu de la mort (Zone Estrema – Il Gioco della morte), segue la falsa riga dei giochi televisivi con tanto di conduttrice, concorrenti, pubblico e domande alle quali rispondere. Le regole del gioco? I concorrenti devono rispondere ai quesiti posti dalla conduttrice consapevoli che ad ogni risposta sbagliata  seguirà l’invio di una scarica elettrica ad un concorrente chiuso in una sorta di cabina e seduto su una sedia elettrica. Le scariche diventano più forti man mano che il gioco va avanti, sino ad un massimo di 480 volt.

La “vittima” in realtà è un attore che finge il supplizio. Ma questo i concorrenti non lo sanno.

Il documentario-denuncia ha mostrato che più dell’ 80% dei concorrenti, di fronte alle pressioni della conduttrice, all’incitamento del pubblico e alla suggestione delle telecamere, sono arrivati fino alla conclusione del gioco infliggendo la massima pena. Tra coloro che sentendo le grida della “vittima” hanno mostrato esitazione la maggior parte ha ceduto all’incitamento dei presenti. Solo una minima percentuale si è ribellata rifiutandosi di andare fino alla fine.

Alla fine della registrazione della finta puntata pilota, i partecipanti sono stati messi a conoscenza del reale scopo del “gioco” e sono stati messi sotto la tutele di un’equipe di psicologi per qualche ora.

Il trailer di questo documentario tenta di ripercorrere le tracce dell’esperimento Milgram che negli anni ’60 cercò di studiare il comportamento dei singoli individui confrontati all’autorità, sostituita in questo caso dalla televisione. Nelle intenzoni dell’autore, Christphe Nick, c’è la voltontà di denunciare il lato pericoloso del potere televisivo che può spingere persone normali a commettere atti di tortura (o almeno creduti tali) pur non avendo mai pensato di poter arrivare a simili aberrazioni. Perché seppur nella finzione, mella menzogna del “gioco”, la maggior parte dei partecipanti è andata avanti senza ribellarsi alle regole imposte dal “potere”.

Christophe Nick afferma che tale esperimento è volto a mostrare come la televisione possa far commettere un qualsiasi atto ad una qualsiasi persona che, sedotta dalla  speranza di una fama futura e ammaliata dal potere, abbandona spontaneamente il proprio libero arbitrio.

Penso che esperimenti di questo genere non solo facciano riflettere sul passato – la prima cosa che viene in mente è l’atteggiamento delle persone in epoca fasci-nazista – ma anche sul futuro, sul potere che la televisione ha avuto in Italia in questi ultimi anni, sull’influenza che ha avuto e continua ad avere sulla società.

Possibile che, nella speranza di poche briciole di fama e potere, l’essere umano quasi non esiti a trasformarsi in boia? Possibile che si permetta alla televisione di diventare uno strumento tanto potente? Cosa succederebbe se una mente disturbata usasse tale mezzo per fare del popolo una massa malleabile e influenzabile, assecondando le proprie mire egemoniche senza temere di incorrere nella minima opposizione?


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È ridicola, l’Italia, agli occhi di molti, troppi. Gli italiani stringono la cinta, e vanno avanti. Nonostante tutto continuano, e vanno avanti. Non c’è alternativa, solo turarsi il naso di fronte a questi olezzi politici che stanno impestando l’aria nazionale da troppo tempo. Ho nostalgia dell’Italia dei miei genitori. Non c’ero, ma ne ho comunque nostalgia.

È ridicola, l’Italia, nei suoi pasticci burocratico-amministrativi, nei quali sono rimasti invischiati anche i politici di oggi. Ride, kokeicha, perché per una volta non è il cittadino a restare invischiato nelle trame collose e viscide della burocrazia, fatta per scoraggiare i molti e avvantaggiare i pochi.

E così, a proposito del ridicolo caso delle Liste regionali, quando a destra proclamano la cospirazione comunista e a sinistra si inneggia al sano spirito di competizione, mi viene da ridere. Perché per una volta non siamo noi, a lottare contro il malfunzionamento amministrativo. Non siamo noi a rimanere tagliati fuori a causa del non rispetto della tempistica burocratica.

E la popolazione di internet risopnde con un video esilarante, dedicato alla Polverini, dove la verità dell’Italia di oggi è cantata en passant: “E forza semo abituati… daje se po’ fà!”.

Forse… o forse no!

Light is On © by sharo

Light is On © by sharo

Mi ero ripromessa di lasciare la politica fuori da questo blog, e cercherò di attenermi al mio precetto. Però di questi tempi, con le polemiche che imperversano all’interno del nostro paese, sento la necessità di precisare una cosa:

Io sono un cervello pensante.

Penso che non mi basta che qualcuno mi dica qualcosa per crederla reale. Penso che la realtà non sia aleatoria. Penso che si stia travalicando il limite della decenza, dell’etica e del rispetto. Perciò, oggi, mi va di ricordare ai cantori delle false verità che la loro voce non basta a rendere reale l’immaginario, perché, come tanti italiani, io sono un cervello pensante.