Girl Staring (Detail) © Piddling.deviantart.com

Girl Staring (Detail) © Piddling.deviantart.com

È iniziata! La mia stagione di jogging. È iniziata oggi, ufficialmente, con quaranta minuti di corsa lungo quel mare al quale appartengo da sempre, da che esisto. Mentre girava la mia musica nelle orecchie e osservavo il mondo scorrere veloce. Quante vite si scoprono semplicemente osservando. Come quel ragazzo, dall’aria malinconica, appoggiato al muretto che divide la bella spiaggia dal nastro d’asfalto; guardava fisso lo schermo di un cellulare. Gli sono passata accanto, giusto pochi secondi, ha sollevato appena lo sguardo, ma è tornato in fretta a quello schermo che, dal suo sguardo, doveva essere muto. O quel gruppo di ragazzi sulla riva del mare che stavano a guardare e ridacchiare dei loro compagni che in acqua facevano probabilmente il primo bagno della stagione. Si stavano divertendo, e sembrava che per loro la vita non fosse ancora diventata troppo dura.

Mi piace osservare gli altri, distogliere l’attenzione da me stessa e stare a guardare le vite degli altri…

Summertime © kokeicha 2010

Summertime © kokeicha 2010

Da qualche mese, per tenere la mente impegnata, o meglio disimpegnata, mi dedico al mio jogging quotidiano. E per evitare che la corsetta in solitaria favorisca pensieri pesanti, mi concentro sulla musica, sul paesaggio, la spiaggia, i turisti, le strade, le macchine, etc.

Da circa un mesetto, a distrarmi ulteriormente, c’è un tipo che fa jogging più o meno ai miei stessi orari. Ci si incrocia, ci si scrocia, e ci si reincrocia nuovamente. Avanti e indietro.

In questa presuntuosa città, le persone che corrono non si salutano. Non si guardano nemmeno. Si diventa trasparenti. Questa lezione l’avevo imparata tanti anni or sono. Invece, io e il mio omologo non solo ci sorridiamo, ma ci salutiamo anche. Il caso vuole che sia anche abbastanza carino da distrarre quei pensieri funesti che ultimamente occupano ad oltranza la mia mente. E mi distraggo. Corro e mi distraggo.

Una settimana fa, ha approfittato di un momento di pausa reciproco per presentarsi. “Evvaiiii!!!” mi son detta. E tutto questo brio è esploso in una risata fragorosa e sincera ieri sera, quando alla fine della “nostra” corsetta abbiamo scambiato due chiacchiere proprio quando, dopo avergli spiegato che avevo problemi alle articolazioni delle ginocchia, lui mi ha guardato e ha detto con estrema nonchalance :

“È il peso! Quando fanno male le ginocchia è il peso. Basta che perdi un paio di chili e risolvi il problema…”

Ma io dico, possibile che voi uomini non abbiate ancora imparato?

È da due mesi che sto combattendo la mia personalissima lotta contro questi due fottutissimi chili, ma a sentirmelo dire così mi sono sentita come la ragazzina di Hairspray.

La cacciatrice di conchiglie © therealdollyfrikka.deviantart.com

La cacciatrice di conchiglie © therealdollyfrikka.deviantart.com

Bisogna in qualche modo reagire. Lo so. E trasformare la perdita in una nuova rinascita. Lo so. E sono anche consapevole che questo “momento di transizione” sarà per me l’inizio di una nuova vita. Per ora, però, sono ancora in fase di lutto.

Ho bisogno di uscire di casa. Anche perché quando ne hai bisogno le amiche scompaiono. E allora prendo le mie nuove scarpe da corsa, le infilo ai piedi, l’iPod in tasca e parto. La musica alta, le macchine sfrecciano, il sole picchia. Mezzogiorno non è di certo l’ora migliore per fare jogging. Ma corro. Continuo a correre. Costeggio un campo fiorito e penso che vorrei avere la mia macchina fotografica. Ma ultimamente non solo ho smesso di scrivere, ma ho smesso anche di fotografare. Ma corro. Corro ancora. Faccio il giro per passare dalla spiaggia, cerco un po’ di frescura nella pineta adiacente. Mi viene in mente quando da sdraiata fotografai la chioma di un pino. L’amico trovò l’idea geniale. Il fidanzato banale. Io vivevo, e crescevo. E cambiavo… Continuo a correre.

La pineta lascia spazio alla città e mi fermo. Torno indietro passando dalla spiaggia. Cammino sulla battigia. C’è un’altra musica che mi parla, ora. E spengo l’iPod. Magia del mare… Lo ascolto, e tutto mi pare piccolo, infimo, banale. Il mare è lì da sempre, ha raccolto tanti dolori, i miei compresi. Tolgo le scarpe e le calze, arrotolo i pantaloni e cammino con le gambe in acqua.

Sapevo che il momento sarebbe venuto per crescere. Lo aspettavo. E sapevo che per crescere avrei dovuto fare i conti col mio passato. Ma non pensavo certo che avrei perso tutto. Che avrei perso anche lui. Tra le mani ancora una volta null’altro che polvere.

Non si può più tornare indietro. Posso solo andare avanti.

Luccicano sotto il sole le conchiglie. Raccolgo veloce un occhio di Santa Lucia prima che le onde lo portino lontano. È rotto. “Fortunata a metà!”, mi dico. E vado avanti.