Ho così tanti libri sul mio comodino, una pila di libri in lettura che a guardarla bene sembra un’immensa torre di Pisa, un po’ sbilenca che rimanda a un’altra pila, anzi, una fila di libri, uno accanto all’altro, schierati nella libreria di casa, che chiedo tutti a gran voce una sola e unica cosa: essere letti.

Sto leggendo almeno tre cose molto interesanti, ma ho letto anche molte cose un po’ mediocri di questo ultimo periodo. Magari ve ne parlerò nel prossimo post, preparatevi, avvisi di lettura in arrivo.

E nel frattempo a dire il vero penso che, questo fine settimana, forse me ne andrò al mare, forse, perché sono stanca e avrei voglia di ricaricare le pile.

Mare, libri e blog. Questo è il programma per il week end.

Frenesia è di sicuro un sostantivo che calzerebbe a pennello a queste mie ultime settimane. Impegni, lavoro, lavoro, impegni. Giornate che iniziano alle 6h con un susseguirsi si squilli di trombe (o forse solo di sveglia) e che prosegue sino alle 20h, quando stremata e priva di energia, mi lascio cenare davanti a un piatto fumante di minestra di cereali e una tivvù che nemmeno sento. Lo spirito altrove. Un giorno dopo l’altro, il tempo corre veloce, senza che riesca nemmeno a prendere il tempo per riassumere le mie idee.

La sera ho solo una voglia: mettermi sotto il piumone, con una boule a scaldarmi i piedi e un buon libro a tenermi lontano per qualche ora dalla mia vita, solo per distrarmi un po’. Da qualche mese a questa parte sono a Barcellona, nelle atmosfere opache e fumose de L’Ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon. Se mai riuscirò ad arrivare all’ultima riga vi racconterò delle mie impressioni.

 

 

Spaesamento di Giorgio Vasta (Laterza, 2010)

Spaesamento di Giorgio Vasta (Laterza, 2010)

Tra le letture di questi mesi estivi – acquisto imprevisto, ispirato dalle illuminanti parole di un illuminato membro della nuova generazione di scrittori italiani – c’è Spaesamento, del siciliano Giorgio Vasta.

Seducente e affascinante, la ‘testa’ di Vasta alimenta un discorso su quel rapporto tra regionalismo e nazionalismo che provoca nelle ipercinetiche ultime generazioni un senso di spaesamento dovuto al raffronto tra una vita ancorata a un luogo spazio-temporale circoscritto e delimitato da caratterizzazioni social-regionali, e quella vita scelta da un sempre maggior numero di individui che tende al più lontano orizzonte nazional-popolare, quando non si vuole, addirittura, internazionale.

Condividere questo suo senso di spaesamento viene spontaneo a chi è partito, ha lasciato, e per varie vicissitudini e con varia frequenza si è trovato a tornare.

Ed è proprio dal ritorno che parte Vasta. Da un ritorno alle origini che sembra ormai ridotto ad un puro senso di disorientamento, spaesamento appunto, non perché ciò che ci si ritrova sia cambiato. Anzi, tutto pare immutato e immutabile. Solo il soggetto pensante sembra aver acquisito, con l’allontanamento, una coscienza e una consapevolezza nuove. All’occhio indagatore, ciò che un tempo era familiare e normale appare quasi come il frutto di una disfunzione spazio-temporale dove l’incedere è quasi stasi.

Al di là, tutto s-corre.

Il libro di Giorgio Vasta è massiccio, pesante, metallico. Non si adatta ad un lettura leggera e veloce, si concede poche pagine per volta, necessita di svariate pause. È un racconto afoso, come le estati siciliane. Se ne consiglia la lettura in periodi di frescura, se non addirittura nel freddo inverno, quando la mente è sufficientemente allenata ad affrontare letture impegnative. Questo Spaesamento – massiccio e pesante malgrado le sue 117 pagine! – ci conforta con quella dedica, poco probabilmente casuale, che l’autore ha lasciato in memoria di quel «nostro spaesamento» comune.

E per concludere mi viene da dire a voi ciò che dissi a lui: «Straordinaria capacità d’analisi!»

Desista dalla lettura chi ha ancora la mente in ferie. Lettore avvisato…

• Edizione disponibile

Giorgio Vasta, Spaesamento, Laterza, 9,50€

© kokeicha

Giorgio Vasta, ovvero “Lo scrittore impenitente” © kokeicha 2010

Giorgio Vasta, ovvero “Lo scrittore impenitente” © kokeicha 2010

Certo, le vacanze di Natale sono uscite, feste, grandi abbuffate, risate, cene e nottate in bianco, ma quest’anno sono state per me principalmente vacanze relax. Un fuoco di caminetto, una poltrona morbida e confortevole e qualche libro. In sottofondo risuonava l’entusiasmo per questo nuovo anno appena arrivato. Forse per dimenticare la mia storia, mi metto alla ricerca delle storie altrui, capaci di portarmi altrove, lontano da qui. Un qui ancora non ben definito, quasi fosse bipolare, schizzofrenico, che talvolta è qui  talvolta è là.

E così, col naso dentro a un libro e i piedi riscaldati da un fuoco scoppiettante, mi ritrovo al Cairo a seguire le peripezie del ladro Said in Il ladro e i cani di Nagib Mafuz, poi a Osaka, per spiare la storia d’amore e di follia della musicista Shunkin et del suo allievo Sasuke in Due amori crudeli di Junichiro Tanizaki, per poi ammirare in un carosello volteggiante le amanti folli e assassine più famose della storia dell’arte in Le donne che amano sono pericolose di Stefano Zuffi.

Mi rendo conto solo in questo momento che ciò che accomuna queste mie letture è l’immagine dell’amore folle e irrazionale, talvolta omicida. Che ci sia un messaggio, un significato, un bisogno inespresso?