Eccolo, il venerdì mattina, ore 7:24. Faccio colazione davanti a una tazzona di tè aromatizzato agli agrumi e una valanga di abbracci. Sì, sì, proprio abbracci. Cioccolato, panna. Cioccolato, panna. Cioccolato, panna. Dopo il lavoro, oggi prenderò il treno per tornare al mio mare. Penso che porterò con me anche la macchina fotografica. E di sicuro una mezza piletta di libri, nuovi o già iniziati, sperando di avere il tempo di sfogliare qualche pagina.

Eccolo, il venerdì è arrivato. Ore 7:32. Mi preparo a questa giornata di lavoro, l’ultima prima del week end, con un pizzico di dolcezza, un abbraccio dopo l’altro.

La cacciatrice di conchiglie © therealdollyfrikka.deviantart.com

La cacciatrice di conchiglie © therealdollyfrikka.deviantart.com

Bisogna in qualche modo reagire. Lo so. E trasformare la perdita in una nuova rinascita. Lo so. E sono anche consapevole che questo “momento di transizione” sarà per me l’inizio di una nuova vita. Per ora, però, sono ancora in fase di lutto.

Ho bisogno di uscire di casa. Anche perché quando ne hai bisogno le amiche scompaiono. E allora prendo le mie nuove scarpe da corsa, le infilo ai piedi, l’iPod in tasca e parto. La musica alta, le macchine sfrecciano, il sole picchia. Mezzogiorno non è di certo l’ora migliore per fare jogging. Ma corro. Continuo a correre. Costeggio un campo fiorito e penso che vorrei avere la mia macchina fotografica. Ma ultimamente non solo ho smesso di scrivere, ma ho smesso anche di fotografare. Ma corro. Corro ancora. Faccio il giro per passare dalla spiaggia, cerco un po’ di frescura nella pineta adiacente. Mi viene in mente quando da sdraiata fotografai la chioma di un pino. L’amico trovò l’idea geniale. Il fidanzato banale. Io vivevo, e crescevo. E cambiavo… Continuo a correre.

La pineta lascia spazio alla città e mi fermo. Torno indietro passando dalla spiaggia. Cammino sulla battigia. C’è un’altra musica che mi parla, ora. E spengo l’iPod. Magia del mare… Lo ascolto, e tutto mi pare piccolo, infimo, banale. Il mare è lì da sempre, ha raccolto tanti dolori, i miei compresi. Tolgo le scarpe e le calze, arrotolo i pantaloni e cammino con le gambe in acqua.

Sapevo che il momento sarebbe venuto per crescere. Lo aspettavo. E sapevo che per crescere avrei dovuto fare i conti col mio passato. Ma non pensavo certo che avrei perso tutto. Che avrei perso anche lui. Tra le mani ancora una volta null’altro che polvere.

Non si può più tornare indietro. Posso solo andare avanti.

Luccicano sotto il sole le conchiglie. Raccolgo veloce un occhio di Santa Lucia prima che le onde lo portino lontano. È rotto. “Fortunata a metà!”, mi dico. E vado avanti.

Frammenti di un'estate che non s'ha da fare © kokeicha 2009

Frammenti di un'estate che non s'ha da fare © kokeicha 2009

Che dire? Erano appena un paio di giorni che iniziavo a godermi le vacanze… Appena un paio di giorni. Ma come il Manzoni insegna certe cose, talvolta, non s’hanno proprio da fare. Una tazza traditrice, una tazza di tè bollente ha deciso di prendere vita per rovesciarsi sulle mie gambe. Pronto soccorso, dottoresse dagli occhi impressionati e impressionanti, due svenimenti, soluzione fisiologica per lavare la pelle. Ustioni di primo e secondo grado. Niente sole. Niente mare.

Brucia ancora un po’, nonostante l’antidolorifico. Ma quello che brucia veramente sono le mie vacanze che partono in fumo per colpa di una tazza ribelle.

Sto pensando di chiamare il blog Il caffè del dopo pranzo.

Il bisbiglio settembrino del mare © by =Nour-K

Il bisbiglio settembrino del mare © by =Nour-K

Penso che si debba averlo nell’anima, l’amore per il mare. Il mare d’inverno ha un fascino cupo, malinconico, intenso, quasi rabbioso. Il madre d’estate per molti ha il fascino della fiesta, divertimento, confusione, leggerezza del corpo e dell’anima. Eppure, distesa al sole, con gli occhi chiusi, posso accedere ad un mondo più sommesso, bisbigliante, che si vuole segreto. Due ragazze dal look all’ultima moda parlando di Facebook e dei nuovi incontri. Un papà gioca sulla battigia con le sue due bambine. Un ragazzino suona una chitarra…

E intanto penso a quando la chitarra la suonava mia sorella, e alle cantate pomeridiane che ora non facciamo più. Ripenso a quella vecchia polaroid che voglio riportare in vita, per ritrovare un pezzo del mio passato. Ripenso a quante cose sono successe dall’estate scorsa e quante cose sono cambiate.

Ho rimandato i pensieri e i programmi al mio rientro.

Intanto il caldo di mezzogiorno mi spinge tra le braccia del mare. Pensavo che quest’anno non ci saremo ritrovati. Assaporo il suo profumo, sento il gusto del vento salato, e subito giù, immersa in quelle acque fredde che conosco così bene.

The Flight of Thoughts © by ufo8mydog

The Flight of Thoughts © by ufo8mydog

In macchina, questa mattina, mentre la radio passava la canzonetta di questa stagione estiva non ho potuto evitare che mi scendessero grosse lacrime. Nostalgia, ecco cos’era. E per un attimo, metre il mio corpo continuava a tenere il volante, il mio spirito è volato altrove. Sono tornata al mio mare, mi sono seduta sulla spiaggia dalla sabbia bianca, proprio quella difronte a casa, e sola, in silenzio, ho pianto come una bambina chiedendo al mare di farmi tornare.

Non sapevo ancora nel qualche ora più tardi, nel caldo pomeriggio, l’uomo in camice bianco mi avrebbe regalato un sogno. Un sogno da spendere entro settembre.

Sarà che come dice mia zia sono un po’ fitza de brùscia!

Ferma ad un semaforo rosso, in attesa di attraversare l’incrocio ieri mattina in piena metropoli, mi sono soffermata un attimo a pensare che non avevo mai visto quella strada completamente priva di traffico. Avrei potuto attraversare la strada ma sono rimasta lì, immobile, paralizzata dalla calma.

Ed è stato allora, il tempo di un attimo. Una brezza leggera, una calma inusuale, un cielo terso e per un istante mi sono ritrovata col viso accarezzato da un maestrale non ancora impetuoso, sulla battigia come quando con i piedi si assapora il gusto del mare…

Al verde l’incanto è svanito. Il traffico ha ripreso la sua corsa sfrenata, io la mia strada. Ma per un attimo mi sono sentita a casa.

.Shower © by Photo-BOB

.Shower © by Photo-BOB

Ferragosto. Sotto una doccia d’acqua bollente, oggi che sto per compiere i miei trent’anni, mi sento come quando ne avevo quindici. Disorientata, incapace di capire dove sto andando, cosa sto facendo. E come ai tempi dei miei quindici anni passo le mie giornate a leggere, immersa nelle storie altrui per dimenticare un attimo la mia. Il mare delle mie estati è lontano mille miglia, sostituito da una distesa di flebo, siringhe, pastiglie, cerotti. Avrei voglia di un caldo afoso e di una doccia ghiacciata.

La mia estate, questa mia estate, tanto bramata, tanto attesa, non è mai arrivata. Al suo posto un lungo inverno, in attesa che il disgelo cominci, la primavera si annunci, per lasciare spazio ad una vera estate.