Spaesamento di Giorgio Vasta (Laterza, 2010)

Spaesamento di Giorgio Vasta (Laterza, 2010)

Tra le letture di questi mesi estivi – acquisto imprevisto, ispirato dalle illuminanti parole di un illuminato membro della nuova generazione di scrittori italiani – c’è Spaesamento, del siciliano Giorgio Vasta.

Seducente e affascinante, la ‘testa’ di Vasta alimenta un discorso su quel rapporto tra regionalismo e nazionalismo che provoca nelle ipercinetiche ultime generazioni un senso di spaesamento dovuto al raffronto tra una vita ancorata a un luogo spazio-temporale circoscritto e delimitato da caratterizzazioni social-regionali, e quella vita scelta da un sempre maggior numero di individui che tende al più lontano orizzonte nazional-popolare, quando non si vuole, addirittura, internazionale.

Condividere questo suo senso di spaesamento viene spontaneo a chi è partito, ha lasciato, e per varie vicissitudini e con varia frequenza si è trovato a tornare.

Ed è proprio dal ritorno che parte Vasta. Da un ritorno alle origini che sembra ormai ridotto ad un puro senso di disorientamento, spaesamento appunto, non perché ciò che ci si ritrova sia cambiato. Anzi, tutto pare immutato e immutabile. Solo il soggetto pensante sembra aver acquisito, con l’allontanamento, una coscienza e una consapevolezza nuove. All’occhio indagatore, ciò che un tempo era familiare e normale appare quasi come il frutto di una disfunzione spazio-temporale dove l’incedere è quasi stasi.

Al di là, tutto s-corre.

Il libro di Giorgio Vasta è massiccio, pesante, metallico. Non si adatta ad un lettura leggera e veloce, si concede poche pagine per volta, necessita di svariate pause. È un racconto afoso, come le estati siciliane. Se ne consiglia la lettura in periodi di frescura, se non addirittura nel freddo inverno, quando la mente è sufficientemente allenata ad affrontare letture impegnative. Questo Spaesamento – massiccio e pesante malgrado le sue 117 pagine! – ci conforta con quella dedica, poco probabilmente casuale, che l’autore ha lasciato in memoria di quel «nostro spaesamento» comune.

E per concludere mi viene da dire a voi ciò che dissi a lui: «Straordinaria capacità d’analisi!»

Desista dalla lettura chi ha ancora la mente in ferie. Lettore avvisato…

• Edizione disponibile

Giorgio Vasta, Spaesamento, Laterza, 9,50€

© kokeicha

Giorgio Vasta, ovvero “Lo scrittore impenitente” © kokeicha 2010

Giorgio Vasta, ovvero “Lo scrittore impenitente” © kokeicha 2010

Lev Tolstoj

Lev Tolstoj

In queste giornate estive, godendo della penombra pomeridiana, lascio che a tenermi compagnia sia una raccolta di racconti. Queste storie fulminee, talvolta lapidarie, condensano di solito la genialità di uno scrittore un uno spazio narrativo ridotto. E a questa del tutto personale considerazione, sembrano non sfuggire nemmeno le Memorie di un pazzo di Tolstoj.

La leggerezza di queste giornate permette di lasciare da parte il giallo del momento o altre vaporose avventure ala moda per perdermi nelle riflessioni, nei racconti, nelle atmosfere fumose e opache di questi quattro racconti: “Memorie di un pazzo”, “Aliòscia Brocca”, “Come il marito uccise la moglie” e “Ricordi”.

C’è spazio per la meditazione sul senso della vita, il valore dell’esistenza di fronte all’arrivo ineluttabile della morte, sul relativismo di concetti quali male e bene, sino alla rievocazione quasi psicanalitica dei primissimi ricordi dello scrittore. Il tutto narrato e vissuto da personaggi capaci di andare oltre l’apparenza e le aspettative del lettore.

“Memorie di un pazzo” di Lev Tolstoj (SE)

“Memorie di un pazzo” di Lev Tolstoj (SE)

E allora stupisce vedere come, per un ricco possidente nella Russia di fine Ottocento, i beni materiali perdano repentinamente il loro valore offuscati dalla semplice e banale constatazione sulla democraticità della morte. Così come non può che lasciare sconcertati il modernissimo racconto “Come il marito uccise la moglie” dove i quattro protagonisti, compagni di viaggio, espongono le loro personali riflessioni sull’amore, sul rapporto di coppia, e sulla libertà, impossibile per alcuni e innegabile per altri, rispetto alla persona amata. A concludere il volume, il racconto autobiografico “Ricordi” dove lo scrittore tenta di ricostruire ricordi, per l’appunto, sensazioni e impressioni dei suoi primissimi anni di vita.

A volume ultimato, al lettore non resterà che prendere posizione, interrogare il suo pensiero circa libertà, bene e male, vita e morte, per lasciarsi cullare, in unltima istanza, dai propri personali ricordi.

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Edizioni disponibili:

• Lev Tolstoj, Memorie di un pazzo, SE, 12,50 €.

by kokeicha

Jorge Amado

Jorge Amado

Di solito, i libri, li divoro nell’ardore del momento. Letture più o meno compulsive, intense, entusiaste. C’è un libro, nella mia carriera di lettrice, uno solo, che mi ha accompagnato per ben quattro anni, prima nei caldi mesi estivi, poi durant gli inverni, per arrivare al capolinea nel febbraio 2010. Si tratta del romanzo Gabriella garofano e cannella di Jorge Amado.

Un capitolo dopo l’altro, Jorge Amado racconta quel Brasile fatto di fazendeiros e banditi, armatori e prostitue. Rievoca musiche, profumi, sapori, colori. Tanti i protagonisti, e diverse le storie che si intrecciano tra le pagine di questo romanzo. Storie di passioni, gelosie, vendette e affari sono raccontate dallo scrittore brasiliano con semplicità.

Jorge Amado “Gabrielle garofano e cannella”

Jorge Amado “Gabriella garofano e cannella”

L’amore che mette nella creazione del personaggio di Gabriella è palpabile. Mulatta, sinuosa, desiderata da tutti, Gabriella lavora come cuoca nel bar dell’arabo Nacib che di lei si innamora sino a volerne fare una sposa rispettabile. Ma lo spirito libero e selvaggio di Gabriella, tenuto al guinzaglio per amore di Nacib nel matrimonio, porterà la sensuale mulatta a sentirsi sempre più in gabbia e sempre meno libera come quei piedi, abituati a camminare scalzi, stretti e avviliti in scarpette eleganti.

Amado ci mostra il Brasile, regalandoci un’intimità impensata e insperata con luoghi, persone, profumi e tradizioni lontani dalla nostra realtà, e mostrandoci come gli schemi e le regole portino spesso alla rovina delle cose più belle.

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Ci sono certi fiori che marciscono dentro un portafiori.

Jorge Amado, “Gabriella garofano e cannella”

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Edizioni disponibili:

• Jorge Amado, Gabriella garofano e cannella, Einaudi, 12€.

• Jorge Amado, Gabriella garofano e cannella, Mondadori, 9,40 €.

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by kokeicha

Marcela Serrano

Marcela Serrano

Quella che ci racconta Marcela Serrano, nei suo Quaderni del pianto, è la storia di una donna forte, di quelle che combattono guerre impossibili, quelle che la vita ferisce con una ferocia inaudita. La scrittrice cilena continua, con questo suo ultimo romanzo, a tratteggiare, con i suoi ritratti di donna, il riflesso di un paese, un’epoca, una cultura. Torna per parlarci del Sud America disegnando con maestria un  nuovo profilo di donna. Ci ricorda le eroine che l’hanno preceduta, fatte di acciaio e nuvole, pronte a combattere contro il mondo intero per riconquistare un angolo di paradiso.

E questa volta la battaglia che la Serrano ci racconta è quella dei bambini rubati. Nei Quaderni del pianto la scrittrice cilena si trova a rievocare la storia di una donna come tante, di quelle cresciute in campagna, senza educazione, che dopo aver dato alla luce una bambina si trova davanti dei medici che gliene annunciano la morte improvvisa, ingiustificata, inspiegabile. Con una consapevolezza ancestrale e quasi animalesca l’eroina rifiuta di credere a questa notizia ingaggiando una vera e propria lotta alla riconquista della verità.

I quaderni del pianto di Marcela Serrano

I quaderni del pianto

E la ricerca della figlia passerà attraverso la conquista dell’istruzione che le restituirà quell’esistenza che le sue umili origini sembravano negarle di fronte ad una società omertosa dove i valori sembrano dettati dalla voce del dio denaro.

Ancora una volta Marcela Serrano fa, di un racconto intimo, il ritratto di una società, con brusche e scarne pennellate. Il linguaggio semplice e diretto, si accorda alla perfezione non solo con la storia narrata ma con il personaggio. Il lettore affascinato ascolta silenzioso una voce narrare, con tono fermo e semplice, quella che è l’atroce realtà di troppe madri.

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Più avanti la vita mi avrebbe regalato tanti cieli azzurri, ma quello fu l’unico paradiso. Finché, mio malgrado, le sue porte si richiusero. Lo sapete, no, se c’è una cosa che contraddistingue il paradiso, è che a un certo punto smette di essere tale, tutti ne veniamo scacciati, presto o tardi.”
Marcela Serrano, I quaderni del pianto.

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Marcela Serrano, I quaderni del pianto, Feltrinelli, 7,50 €.

by kokeicha

Junichiro Tanizaki

Junichiro Tanizaki

Tra i volumetti divorati durante queste vacanze di Natale c’è Due amori crudeli di Junichiro Tanizaki. Una vecchia edizione della Bompiani che odora di polvere e chiuso, comprata un paio d’anni fa nella libreria dell’usato della mia città.

Junichiro Tanizaki è uno dei miei scrittori preferiti. Romanziere di spicco della letteratura giapponese della prima metà del ‘900, è autore di tanti romanzi celebri come Neve sottile, La chiave e Diario di un vecchio pazzo. Ma in Due amori crudeli ritroviamo due racconti: “La storia di Shunkin” e “I canneti”.

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Due amori crudeli di Junichiro Tanizaki (Bompiani, 1963)

Due amori crudeli di Junichiro Tanizaki (Bompiani, 1963)

Tanizaki vuole raccontare l’amore, ma le sue sono storie di amori extra-ordinari, amori dolorosi e crudeli, con un leggero gusto di masochismo. Storie che sfumano quasi nella leggenda, nel mito, con protagonisti aerei, impalpabili, sfocati come una fiammella in piena notte. E queste storie, Tanizaki, le racconta nella maniera più classica possibile.

Al lettore che tende l’orecchio, lo scrittore racconta la storia della bellissima musicista cieca Shunkin, suonatrice di shamisen, e del suo servo Sasuke. Eletto per accompagnare la giovane Shunikn divenuta cieca improvvisamente, Sasuke seguirà la sua amica, amante e maestra, con una devozione tale che lo porterà a scegliere di infliggersi la cecità.

Alla storia d’amore di Shunkin e Sasuke, segue quella delle due sorelle Oshizu e Oyusan, raccontata in una notte stellata sulle sponde del fiume Yodo. Una storia che vede le due sorelle unite dall’amore-affetto per un unico uomo che si divideranno fino a che la famiglia non metterà fine a questo triangolo erotico-sentimentale.

La fascinazione e la suggestione che i racconti di Tanizaki suscitano sono un’incomparabile magia, come solo i grandi scrittori sanno fare.

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I racconti sono disponibili nell’edizione:

Il ponte dei sogni, Bompiani, 2000, 6,71 €.

© kokeicha

Quando all’inizio delle vacanze mi sono rivolta, con occhi curiosi, alla grande libreria di casa mi aspettavo di ritrovarmi tra le mani una di quelle storie che ti coinvolgono, trascinandoti nei panni di eroi straordinari. Mi sono soffermata su un nome, Nagib Mahfuz, e lì mi sono fermata.

Nagib Mahfuz

Nagib Mahfuz

Premio Nobel per la letteratura nel 1988, Nagib Mahfuz mi seduce e mi incanta con una promessa di spaesamento che mi adesca senza troppa difficoltà. Nel suo romanzo Il ladro e i cani cerco forse le atmosfere mediorientali che mi conquistarono quando un anno fa soggiornai per qualche tempo in Marocco. E in effetti la promessa si rivela mantenuta. Lo spaesamento è garantito. Si ritrovano gli spazi chiusi e protetti della medina, sembra quasi di sentire il canto del muezzin  dall’alto dei minareti, il profumo delle spezie sui banchi del suk. E se il romanzo di Mahfuz mi avvolge con le sue atmosfere mi delude un po’ per la debolezza tutta umana del suo personaggio.

Spinto dall’ira e dalla voglia di vendetta, il ladro Said Marhan, una volta uscito dal carcere, si mette sulle tracce della figlia e della moglie che nel frattempo si è risposata con l’uomo che lo aveva tradito, consegnandolo nelle mani della polizia. L’affetto per la figlia e il trauma per il rifiuto di questa che non riconosce in lui la figura paterna, lo portano a costruire un piano di vendetta nei confronti di tutti coloro che hanno in qualche modo e in diversi momenti tradito le sue speranze giovanili. L’ira di Said si rivolge per prima contro l’ex compagno traditore, contro la moglie che si è ricostruita una vita portandosi via la figlia, e contro il maestro e amico gornalista che rifiuta di sposare la sua causa divenendo inevitabilmente suo nemico.

Said è un eroe contrastato. Rincorrendo i “cani traditori” che lo hanno deluso e hanno rinnegato un antico legame di amicizia-amore, si fa omicida, tentando di sanare il male subito con un male più grande che ricadrà, per il tramite di un destino beffardo, sugli innocenti.

Lui stesso finirà per sembrare un cane-traditore alla caccia di altri cani-traditori, in un racconto dove le barriere tra bene e male, giusto e ingiusto sono completamente sfalzate.

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Edizione disponibile:

Il ladro e i cani, Feltrinelli, 2002, 6,50 €.

© kokeicha

Ieri sera ho ceduto alla tentazione dei grandi classici e mi sono persa in uno dei capolavori di Bernardo Bertolucci, Ultimo tango a Parigi.

Ultimo tango a Parigi, film di Bernardo Bertolucci (1972)

Ultimo tango a Parigi, film di Bernardo Bertolucci (1972)

Schiacciato dal peso del passato, un uomo di mezza età (Marlon Brando) trova, grazie all’incontro con una ragazza poco più che ventenne, il modo di dimenticare i suoi dolori affogando i dispiaceri nel sesso. I loro incontri, incastrati nei ricordi del passato, restano tuttavia un mondo chiuso, asettico, slegato dalla realtà alla quale l’uomo sembra voler sfuggire. Parallelamente scorre la narrazione della vita della ragazza.

Gli incontri, fotografati magistralmente da un regista abilissimo, proseguono sino a quando l’uomo non decide di far accedere la ragazza alla sua vita reale, raccontandole il suo passato e svelandole le sue speranze per l’avvenire.

Come sempre, il ritorno alla realtà infrangerà il mistero sciogliendo l’incanto.

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Una storia raccontata con poesia e intensità, in modo elegante, dove le scene più belle sono quelle che ci regalano una visione della coppia creata da giochi di luce e riflessi, riunendo, nell’illusione, ciò che nella realtà è disunito, e disunito resterà.

scena tratta dal film "Ultimo tango a Parigi"

scena tratta dal film "Ultimo tango a Parigi"

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