Chinese Glasses (Detail) © http://imnickle.deviantart.com

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Penso spesso al futuro, pianificando, o almeno tentando di pianificare le cose. Prevedendo una serie di scelte, che spesso si compiono, portando man mano alla realizzazione di sogni e progetti. Non so bene quando ho iniziato, ricordo che a diciotto anni affidai la mia vita ad  un tiro di dadi. Oggi, invece, mi rendo conto che sono esattamente dove volevo essere, che a partire da quel tiro di dadi, ho costruito una strada, mattone dopo mattone, che mi porta ad essere oggi la donna che volevo essere.

E ogni volta che una scelta, un progetto, un desiderio si compie, ritrovo non la gioia di un evento compiuto, ma l’euforia di una nuova esperienza. L’avevo desiderato qualche tempo fa, avevo trovato connessioni, stimato i vantaggi professionali, considerato la crescita personale. Oggi l’ho fatto: mi sono iscritta ad un corso di portoghese.

Vamos com o portugués!

 

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Contact (detail) © marielliott.deviantart.com

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E rendersi conto, una mattina di primavera, di non sapere più quello che si vuole…

Ci rifletto un po’, da qualche giorno, e mi rendo conto che ultimamente faccio sempre più fatica a prendere delle decisioni. In realtà è lo scegliere che mi pone problemi. Sarà che ho affrontato bivi importanti nell’ultimo anno, ma ora quando gli amici mi chiedono se preferisco andare al cinema o una cena in casa mi verrebbe da implorare che sollevino da me questo calice.

«Non m’importa, dico. È uguale. Scegliete voi. Per me fa lo stesso…»

So che le fatiche passate non sono una buona scusa, e mi rendo conto che questo “lassismo” psicologico si potrebbe rivelare molto pericoloso. Per questo da oggi ho deciso di impormi una scelta, sempre e comunque, non solo su questioni di VITALE importanza ma anche su quelle più banali, QUOTIDIANE. Perciò scelgo di giocare a Super Mario anzi che andare fuori, il cinema al posto di un concerto, la pasta invece della carne. Strano come tutto oggi mi appaia completamente indifferente…

In fondo, l’unica ragione perché si pensa sempre al proprio io è che col nostro io dobbiamo stare più continuamente che non chiunque altro.

Cesare Pavese

Estate 1998. Ero una ragazza qualunque che si lasciava alle spalle, quell’anno, l’esame di maturità, gli anni di liceo, compagni di studi e risate che raramente avrei rivisto in seguito. Dinnanzi, mi attendeva il futuro e la scelta di un percorso di studi che avrebbe segnato poi il mio percorso di vita.

Divisa tra le scienze esatte e quelle umane, portata per la matematica e appassionata di letteratura, non avevo dalla mia una propensione consigliera che potesse suggerirmi quale strada intraprendere.

Alla fine dell’estate, tra polemiche e scontentezza generale, scelsi di iscrivermi in lingue. Nessuno sembrava esserne contento, sprecavo i miei talenti in una facoltà per “perdigiorno”. Non so perché scelsi lingue, piuttosto che matematica, o scienze naturali. Probabilmente, se ci fosse stata, mi sarei iscritta in scienze della comunicazione per diventare giornalista. Ma non c’era, e partire era fuor di questione.

Sono passati undici anni, da allora, ancora non so perché tra le tante opzioni ho scelto la facoltà di lingue. Nel frattempo mi sono laureata, trasferita, specializzata, fidanzata e sfidanzata, ho viaggiato, ho incontrato il mondo intero in una città. E quando torno indietro, a quell’estate 1998, penso che forse è vero che nulla avviene per caso, e che quella scelta passata e inconsapevole mi sembra dettata da un’esigenza presente.

Sicuramente le scelte di ieri influenzano il nostro presente quanto il nostro futuro, ma quando ripenso a quella decisione presa forse anche alla leggera mi chiedo se il Caso, in quel momento, stesse in qualche modo guidando i miei passi già sapendo che in futuro…