Apple © thedeadmanwalking.deviantart.com

Apple (Detail) © thedeadmanwalking.deviantart.com

Sono rimasta di stucco, lo ammetto, quando l’antipaticissimo fidanzato di una simpaticissima amica, ormai mezzo sbronzo, di fronte a tutti mi ha guardata negli occhi chiedendomi: “Ma com’è che tu non sei fidanzata ?” Sì, perché ci conosciamo da un decennio, e ci ignoriamo con tacito accordo da allora. E questo suo cruccio, pronunciato con il tono incredulo di chi non sa trovare una spiegazione, mi ha colpito ancora di più.

Ridendo e scherzando, ho risposto come al mio solito, con una battuta, ma non ho potuto fare a meno di chiedermelo. Già, com’è che io non sono fidanzata? Dall’ultimo deludente fidanzato alle uscite sgangherate che sono seguite, ormai sono sola da un po’.

Ho riso, alzato le spalle e con un gran gesto ho replicato “Sai com’è! Ma a chi la consiglieresti una come me?”  Ma lui aveva già perso il filo dei suoi pensieri, ed io non mi aspettavo una risposta.

E così ho continuato a sorseggiare il mio cocktail abbozzando un sorriso a due tipi seduti poco più in là…

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 A Cup of Morning Coffee © by ~hetgras

A Cup of Morning Coffee © by ~hetgras

Domenica mattina. Apro gli occhi. Perché sono sul divano? Mi metto a sedere. La schiena è tutta indolenzita. Ho freddo, devo aver dormito scoperta.

Tu litighi sempre con tutti…

Questo mi ha detto, ieri notte, il mio migliore amico. Il tono voleva essere scherzoso, del tipo “ti voglio bene nonostante il caratteraccio”, ma è stata come una doccia fredda. E penso che come in ogni battuta, anche in questa ci sia un fondo di verità. Come dire che quest’erbaccia che chiamo signletudine me la coltivo con amore in casa…

Ma in fondo oggi è un altro giorno, ieri è già passato.

*

Mi rialzo, cerco tra i miei cd quello adatto. Metto sul piatto i Maroon 5 con Sunday morning
ma poco prima che il disco inizi sento un gabbiano cantare…

Life Support © `gilad

Life Support © `gilad

È in serata come questa che mi rendo conto di quanto sia dura dover vivere da sola. Quando ci si ritrova rannicchiati per terra, con la testa tra le gambe, le lacrime che orgogliose restano tra le ciglia, e il bisogno di una mano pronta a rimetterti in piedi. Quando anche l’abitudine non basta, e ci vorrebbe una stampella, qualcuno che anche per pochi istanti possa prendere il timone al mio posto, giusto il tempo di far sparire la paura e le lacrime, per poi tornare a volare.

È in serate come questa, quando si rientra a casa con una stretta allo stomaco e la mandibola in equilibrio precario, quando l’amarezza non ti impedisce di vedere il dolore degli altri e ti spinge a dare pochi spiccioli per un pasto elemosinato, quando tutti escono alla ricerca dello svago settimanale mentre io rientro a casa stremata dalla durezza della vita, in serate come questa che mi rendo conto di quanto sia pesante vivere da sola.

Poi una ragazza al volante mi lascia attraversare la strada con un sorriso pur avendo la precedenza. Ancora una volta mi rialzo. Da sola. E la vita va avanti.

*

P.S. Spero che questo post non offenda la sensibilità di nessuno, la mia vuole essere solo una parabola esistenziale.