don't give up on a dream © marii85

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… vorrei un po’ di serenità, vorrei tutto l’amore che posso, vorrei un pizzico di gioia, un granello di follia, e tanta ma tanta speranza per il futuro. Vorrei tutto quello che questa vita può offrirmi, tutte le cose che posso pretendere di avere, perché di vita non ne potrò vivere un’altra. E allora vorrei ogni cosa, perché alla fine, e non so quando la fine verrà, non vorrei davvero avere dei rimpianti. Non vorrei dirmi avrei dovuto essere più presente, o avrei dovuto amare di più, o avrei dovuto cogliere quell’occasione, o avrei dovuto smettere di inseguire le stelle cadenti, o avrei dovuto godere delle piccole cose che già avevo. Vorrei avere la botte piena e la moglie ubriaca, perché non vorrei rinunciare né all’una, né all’altra, entrambe preziose. Vorrei realizzare un sogno, ma per essere felice forse dovrei smettere di sognare. Vorrei che ogni tanto, ma solo ogni tanto, la vita fosse un po’ semplice, anche per me. Vorrei che quel vecchio conto con la vita fosse già saldato, vorrei smetterla di sentirmi creditrice, eppure sento che ho ancora qualcosa da pretendere.

Travels © renegade-of-funk82

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Partire, ultimamente, è sempre un po’ come tornare. Che sia in una direzione o nell’altra. Un tornare a casa, comunque.

Ma questa volta il mio rientro preannuncia un qualcosa di diverso: un nuovo trasloco. Un rientro temporaneo, prima di trovare una nuova dimensione, in una nuova città, con un nuovo lavoro e una nuova casa. Ci sarà una nuova quotidianità da reinventare e nuovi spazi di cui appropriarsi. Spazi cittadini che tendono all’infinito specchiandosi sulle onde del mare.

E così, per ora, resto in attesa. Aspetto che tutto si concretizzi, fingendo scetticismo e nonchalance per non pensarci troppo.

Alla fine le metto in valigia. Non perché non possa trovarne anche lì, al mio rientro, ma perché è un po’ come portarmi dietro un pezzo di casa. Qualche bustina di tè verde al bergamotto, per non dimenticare le chiacchierate pomeridiane che lo accompagnavano. Riporto a casa un’ustione in via di guarigione, un bernoccolo sulla testa, un’amica che pensavo perduta e che ho voluto recuperare, tanti abbracci. Qualche speranza… ma si fa finta di non vederla, per non illudersi.

La cosa più bella? Le amiche di sempre, il mio migliore amico. È bello vedere come crescendo restino sempre parte della mia vita.

Fuori si sente un coro di cicale. Avevo quasi dimenticato quant’è bello sentirle frinire, nelle calde estati mediterranee. Mi ricordo così di essere a casa. Ricordi (d’infanzia ma anche di qualche anno fa), paure (in fondo sempre le stesse), speranze (queste invece sempre diverse) in un’estate che speravo spensierata e rifocillatrice, dopo anni di estati lavorative. Vorrei tante cose, dalle più essenziali alle più banali.

Ma ora non ho voglia di pensare. In giardino, una cicala canta ancora, stanca anche lei del caldo di questo luglio generoso. Il canto rallenta, sembra quasi avviarsi verso la sua fine, verso un silenzio di motori lontani…

Questo, per ora, basta.