Tea forté

Tea forté

Domenica mattina, ore 10:02, finalmente un attimo per scrivere. Fuori dalla finestra il cielo è azzurro e la cupola della vecchia cattedrale sembra ancora più bella del solito. Faccio colazione con una tazza di tè speciale, souvenir che il mio moroso ha portato da  Milano.

Dal melange di filtri tutti diversi l’uno dall’alro, tiro fuori il mio peferito, l’Earl Grey. Ne preparo una teiera grande in modo da poterlo assaporare come si deve. Metto su un CD di Cesaria Evora, e già mi immagino sulle spiagge di Cabo Verde.

Così, con i piedi sulla sabbia bagnata e la mente che già vive quell’estate che sta arrivando  approfitto di una pausa magica.

Finalmente domenica.

E ancora bloggo.

 

 

 

Il tè, per chi fosse curioso, è un Earl Grey delizioso, forse il migliore che abbia mai assaggiato, della marca Teaforté. Gli appassionati di tè possono dare un’occhiata al sito.

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Where are you going ? © kokeicha 2008

Where are you going ? © kokeicha 2008

Non dovendo lavorare, questo pomeriggio, mi preparo la merenda, come ai tempi della scuola. Un tè al bergamotto, una fetta di crostata al cioccolato e, davanti alla tv, mi lascio vivere mentre Lamberto Sposini parla di botulino. L’argomento non mi interessa, ma il brusio delle voci assolve il suo compito: farmi compagnia.

Vorrei essere altrove. Ovunque, ma non qui. Negli ultimi giorni sto cedendo alla tentazione di chiudermi in casa per non vedere questo micro-mondo che non mi appartiene più da tanto, che non mi corrisponde da sempre.

Dicono che la casa, ognuno se la porta dentro. Che non esista un luogo preposto. Io, dentro di me, non riesco proprio a trovarla. E continuo a sentire quella spinta verso un altrove ancora ignoto, quella spinta che anni fa mi aveva portato e diventare straniera in paese straniero. Io che straniera lo era sempre stata in patria. Solo il mare mi fa sentire a casa. Che in me abiti lo spirito irrequieto di una sirena?

Voglio partire, ancora una volta.

L’ho promesso ieri, tra le pagine dei miei commenti, ed eccomi qui, alle 17h in punto, ad offrirvi un tè, comprato a Parigi, in uno dei quartieri storici della capitale francese. Si chiama VADROUILLE, parola che indica il vagare senza meta. È un tè nero, aromatizzato con scorze di  arance, mele, cannella, chiodi di garofano e altre spezie che non riesco a identificare.

Ve ne preparo una tazza, lasciando il filtro in infusione per almeno cinque minuti. E nell’offrirvi questo mélange di aromi esotici, vi lascio un nipponico pensiero.

Primavera

Dilegua l’eco della campana del tempo:

persiste la fragranza dei fiori.

Ed è sera.

Matsuo Basho

Frammenti di un'estate che non s'ha da fare © kokeicha 2009

Frammenti di un'estate che non s'ha da fare © kokeicha 2009

Che dire? Erano appena un paio di giorni che iniziavo a godermi le vacanze… Appena un paio di giorni. Ma come il Manzoni insegna certe cose, talvolta, non s’hanno proprio da fare. Una tazza traditrice, una tazza di tè bollente ha deciso di prendere vita per rovesciarsi sulle mie gambe. Pronto soccorso, dottoresse dagli occhi impressionati e impressionanti, due svenimenti, soluzione fisiologica per lavare la pelle. Ustioni di primo e secondo grado. Niente sole. Niente mare.

Brucia ancora un po’, nonostante l’antidolorifico. Ma quello che brucia veramente sono le mie vacanze che partono in fumo per colpa di una tazza ribelle.

Sto pensando di chiamare il blog Il caffè del dopo pranzo.

Il tè delle 5h. Così ho deciso di chiamare il mio blog. Perché? Non è facile riassumere i mille motivi che hanno fatto sorgere questa frase, queste parole, questo momento della giornata. English mood? Japanese style? Forse un po’ di tutto. O forse solo perché adoro il tè, che bevo a più riprese durante le mie giornate. Un po’ come il 99% degli italiani fa col caffè.

Una tazza di tè rappresenta un bouquet di aromi, un viaggio voluttuoso, un istante d’evasione.

Probabilmente in queste immagini si racchiude la metafora di questo mio blog, appena nato, con la speranza che sia un prezioso e voluttuoso viaggio, istante d’evasione da condividere.