Girl Staring (Detail) © Piddling.deviantart.com

Girl Staring (Detail) © Piddling.deviantart.com

È iniziata! La mia stagione di jogging. È iniziata oggi, ufficialmente, con quaranta minuti di corsa lungo quel mare al quale appartengo da sempre, da che esisto. Mentre girava la mia musica nelle orecchie e osservavo il mondo scorrere veloce. Quante vite si scoprono semplicemente osservando. Come quel ragazzo, dall’aria malinconica, appoggiato al muretto che divide la bella spiaggia dal nastro d’asfalto; guardava fisso lo schermo di un cellulare. Gli sono passata accanto, giusto pochi secondi, ha sollevato appena lo sguardo, ma è tornato in fretta a quello schermo che, dal suo sguardo, doveva essere muto. O quel gruppo di ragazzi sulla riva del mare che stavano a guardare e ridacchiare dei loro compagni che in acqua facevano probabilmente il primo bagno della stagione. Si stavano divertendo, e sembrava che per loro la vita non fosse ancora diventata troppo dura.

Mi piace osservare gli altri, distogliere l’attenzione da me stessa e stare a guardare le vite degli altri…

don't give up on a dream © marii85

don't give up on a dream © marii85

… vorrei un po’ di serenità, vorrei tutto l’amore che posso, vorrei un pizzico di gioia, un granello di follia, e tanta ma tanta speranza per il futuro. Vorrei tutto quello che questa vita può offrirmi, tutte le cose che posso pretendere di avere, perché di vita non ne potrò vivere un’altra. E allora vorrei ogni cosa, perché alla fine, e non so quando la fine verrà, non vorrei davvero avere dei rimpianti. Non vorrei dirmi avrei dovuto essere più presente, o avrei dovuto amare di più, o avrei dovuto cogliere quell’occasione, o avrei dovuto smettere di inseguire le stelle cadenti, o avrei dovuto godere delle piccole cose che già avevo. Vorrei avere la botte piena e la moglie ubriaca, perché non vorrei rinunciare né all’una, né all’altra, entrambe preziose. Vorrei realizzare un sogno, ma per essere felice forse dovrei smettere di sognare. Vorrei che ogni tanto, ma solo ogni tanto, la vita fosse un po’ semplice, anche per me. Vorrei che quel vecchio conto con la vita fosse già saldato, vorrei smetterla di sentirmi creditrice, eppure sento che ho ancora qualcosa da pretendere.

summer 2010 © kokeicha

summer 2010 © kokeicha

È che alle volte uno si dimentica…

Vuoi per colpa del freddo polare che sta “romanticamente” imbiancando l’Italia in lungo e in largo, vuoi per quel pullman che doveva portarmi via e che non è partito a causa della neve, vuoi per la mia spilla parigina persa per strada chissà dove, vuoi perché sono un leone nato in pieno agosto e detesto il freddo inverno, vuoi per gli affetti sempre lontani, per il lavoro che in tempo di crisi zoppica in modo sempre più vistoso…

Insomma, alle volte uno si dimentica. Si dimentica che l’inverno lascia in fretta il posto a una tiepida e colorata primavera, che il sorriso degli amici è sempre lì pronto ad abbracciarci, che ci aspettano mani grandi e dolci, che col freddo il profumo dei biscotti che cuociono nel forno sembra conciliarci col mondo intero. Insomma, capita alle volte che uno si dimentichi…

Goodmorning June!

Giugno, il mese  dell’estate, delle ciligie, del mare, del sole, dei colori, della vita. È sempre così, ogni anno, in questo periodo, quasi un ritorno alla vita. Sarà che lo scorso fine settimana sono andata al mare, sarà che non smetto di mangiare valanghe di ciliegie, sarà che anche se ieri il cielo era coperto faceva un caldo quasi afoso, sarà che dal letto ho finalmente tolto il piumone.

Sarà un po’ per tutte queste cose insieme, ma oggi, per questo principio di Giugno, per quest’estate che sta iniziando, ho deciso di indossare una maglietta color magenta. Benvenuto Giugno, ti stavo aspettando!

Eccolo, il venerdì mattina, ore 7:24. Faccio colazione davanti a una tazzona di tè aromatizzato agli agrumi e una valanga di abbracci. Sì, sì, proprio abbracci. Cioccolato, panna. Cioccolato, panna. Cioccolato, panna. Dopo il lavoro, oggi prenderò il treno per tornare al mio mare. Penso che porterò con me anche la macchina fotografica. E di sicuro una mezza piletta di libri, nuovi o già iniziati, sperando di avere il tempo di sfogliare qualche pagina.

Eccolo, il venerdì è arrivato. Ore 7:32. Mi preparo a questa giornata di lavoro, l’ultima prima del week end, con un pizzico di dolcezza, un abbraccio dopo l’altro.

 

Un po’ malinconico questo sabato pomeriggio. Sarà che c’è nell’aria un po’ di influenza, sarà che ho sfogliato gli album di ricordi – assai duri per la verità – di un paio d’anni fa, sarà che mi rivedo spensierata ventenne in attesa del futuro… eppure non riesco a stare ferma. Avrei voluto restare in panciolle, divorare qualche pagina di quel magnifico capolavoro russo che è Anna Karenina, fare merenda, sorseggiare un tè, sgranocchiare biscotti alla farina di riso… eppure non ci sono riuscita.

E come spesso mi capita, per non spensare troppo, mi sono lasciata travolgere da una sospetta iperattività. Mi sono dedicata a una minuziosa pulizia di casa, ho fatto la spesa tra mercato rionale e supermercato, e non contenta ho percorso la città in lungo e in largo per recuperare tutto il necessario per preparare una torta. Non mi importava se dovevo comprare anche le fruste elettriche; non mi importava nemmeno se mancavano farina, zucchero, lievito; non mi importava se mancava perfino l’insalatiera dove preparare il tutto, e la teglia tonda da mettere al forno. E non mi importava che fosse ormai troppo tardi per preparare una torta. E così, alle 20:30, aspetto di sfornare una torta per fare una ritardataria e consolatoria merenda… e il profumo di torta placa il mio ipercinetismo psico-fisico.

 

Goodbye my lover by © http://korny-pnk.deviantart.com

Goodbye my lover by © http://korny-pnk.deviantart.com

Dal finestrino del treno vedo due ragazzi baciarsi, intensamente, stretti stretti… non si vorrebbero separare. Lei gli accarezza il viso, forse asciugandogli due lacrime ribelli, forse solo un po’ di fumo negli occhi. Si tengono per mano cercando di ritardare il momento dell’addio, o forse solo dell’arrivederci. E già la voce metallica annuncia la partenza immediata. Li osservo dal mio finestrino, senza poter fare a meno di sorridere dolcemente. Lei stringe qualcosa, gli soffia un bacio sul palmo della mano, sorride, ma le gambe ballano nervose.  E i piedi non riescono a stare fermi. Avranno diciasette anni, probabilmente pensano che questo sia l’amore della loro vita… solo il tempo potrà dirlo. E improvvisamente mi sento vecchia, piena di nostalgia per i miei diciasette anni, di tenerezza per questi ragazzi, che mi ricordano tante cose, vecchie e nuove. Poco più di una settimana fa ero io a stringere una mano, e ad accarezzare un volto per un arrivederci. Strana la vita, alle volte si ripete sempre uguale a sé stessa. Una scena già vissuta mille volte, mille volte in maniera diversa. Tra lacrime e singhiozzi quando ero ragazzina, in maniera composta con i miei trent’anni… e con il cuore carico della speranza di un prossimo ritrovarsi.